piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


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S’impara da piccini: la gimkana 2.0

11755773_699164736882512_5243395129664445355_nPassate a trovarci, in bici
Portate i bimbi

Anzi, fate in modo che si portino da soli:
accompagnateli soltanto

L’anno scorso era stata la prima volta, in occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.
Eravamo di corsa, contattati all’ultimo dal Comune, e ci siamo inventati una gimkana in piazza Verdi.

Quest’anno per l’EMW non ci siamo (ancora) mossi, il lavoro da fare per la mobilità in Piombino è un altro e rientra in quello più lungo del piano della mobilità, e nel progetto della Ciclovia Tirrenica.
Però la gimkana ci era piaciuta, l’idea di mettere i bimbi in sella e dar loro spazio per imparare a girare ci sembra buona, e quando gli organizzatori di Salivoli di Sera, l’associazione Il Falcone e gli amici dell’Unione Ciclistica ci hanno chiesto di rifarne una in notturna non ci siamo tirati indietro.

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due serissimi e professionali ispettori di percorso, alle prese con la ricognizione sulla safety car (rigorosamente a trazione umana)

Una discreta soddisfazione è stata quella di avere un piazzale intero a disposizione, dove sbizzarrirsi con slalom, rotonde e dossi. Quella maggiore però è stata veder girare i bimbi fin dopo le undici di sera: il percorso, grazie agli spazi più grandi, era leggermente più complesso e sicuramente più divertente. I bambini sono stati bravissimi a rispettare sia le regole del percorso (pena multe salatissime e espulsioni a tempo) che quelle del buon senso e della condivisione degli spazi.
Vedere qualche genitore assonnato, col pensiero del lavoro il giorno dopo, tentare invano di far venire via il figlio che continua imperterrito a passare dal via e ripetere “faccio l’ultimo giro poi basta”, è stato il segno tangibile che se ci si mette di buona volontà a collaborare tutti assieme vengono fuori dei bei risultati.

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Sarebbe bello farne un’altra, avere un po’ di tempo per preparare un po’ di segnaletica, coinvolgere i vigili (quelli veri), e avere anche noi la possibilità di divertirsi di nuovo, di far divertire i bimbi. E di contribuire a prepararli per andare in strada, chissà, magari da casa a scuola, il giorno che la città diventerà ciclabile con un po’ di sicurezza in più.

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speciale sicurezza – il corriere dell’UISP

headerfooterun post breve, per segnalare due bellissime pagine sul tema sicurezza pubblicate sul Corriere dell’UISP
firmate da Francesca Lenzi, dopo l’incontro avuto con l’Unione Ciclistica Piombino
a seguito della tragedia dello scorso ottobre

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sotto lo sguardo del giornale

A quanto pare cresce l’attenzione verso i temi che ci stanno a cuore.

2014.11.11 articolo su SICStamani il Tirreno dedica gentilmente il bel pezzo postato qui accanto all’iniziativa di domenica, e pubblica un interessante articolo sull’incontro previsto domani in Comune (v.sotto).

Si comincia a sentir parlare in maniera strutturata di disincentivi all’utilizzo del mezzo privato, di allargamento dell’area pedonale, e delle ZTL. Domani speriamo di poter buttare là il concetto di fondo di zona 30, e di spazi condivisi, convinti come siamo che in città – fatto salvo per due o tre direttrici principali – le ciclabili non servano. E che le risorse europee per le ciclabili potrebbero essere la via migliore per portare avanti, in parallelo alla messa in sicurezza dell’area urbana (magari tramite interventi poco onerosi a livello economico ma che vanno comunicati n maniera chiara ed esaustiva per evitare di trovarsi assaliti dalla cittadinanza), un piano di percorsi protetti extraurbani che tengano conto sia delle prospettive cicloturistiche che delle esigenze degli sportivi.

Alla maniera danese, insomma.

Niente ghetti per le bici, ma strade percorribili. Assieme o a fianco degli altri mezzi, ogni volta in funzione delle caratteristiche del territorio e del traffico che lo attraversa.

PMU e #bastamortinstrada

PMU e #bastamortinstrada

Dai commercianti ci auguriamo arrivi la prima e fondamentale collaborazione dal basso, anche in termini di comunicazione, e speriamo di riuscire a trasmettere i potenziali vantaggi di una mobilità dolce in città e di spazi vivibili sempre più ampi. Il concetto di fondo di shopping mall nel centro. E evitare quello che in molti posti è stato uno dei principali freni allo sviluppo di zone 30 e centri vivibili: l’avversione iniziale dei negozi, erroneamente convinti che senza macchina nessuno esca più di casa, i centri si svuotino, le imprese falliscano. Non è così, e dove la resistenza è stata vinta sono stati i commercianti per primi a fare marcia indietro e farsi primi sostenitori di una città diversa, di una città migliore.

Da chi si occupa di TPL speriamo invece di sentire proposte all’altezza delle nostre aspettative. Potrebbero essere proprio loro i primi beneficiari del cambiamento di abitudini. Hanno il manico dei trasporti in città meglio di chiunque altro, e le potenzialità per tornare a rappresentare la soluzione migliore per trasformare la città da un parcheggio a cielo aperto in uno spazio vivibile.

Dalla PM ci piacerebbe un quadro chiaro di quelle che sono le criticità. Non si può sapere tutto. Loro stanno in strada, loro rappresentano l’altra faccia della comunicazione diretta con le persone, e avrebbero tutto il margine per poter far passare la necessità di un maggiore rispetto sulle strade, in funzione della sicurezza, intervenendo sulle situazioni di maggiore rischio con quanta più decisione e assiduità possibile.

Curiosi insomma, e ben disposti a seguire quello che ha tutte le premesse per diventare un percorso rivoluzionario per la struttura di fondo di Piombino. Un percorso che ci auguriamo possa essere il più partecipato e condiviso possibile da tutte le parti in causa: TPL, associazioni di categoria e forze politiche, convinti (lo ribadiamo) che un tema tanto trasversale non possa diventare materia di scontro politico, ma possa costituire la base per una collaborazione quanto pià ampia possibile tra le parti.

Agli automobilisti che “ribattono di non invadere le strade tutt’altro che cittadine” invece c’è poco da rispondere: i commenti sono sempre gli stessi, e le risposte le hanno già date svariate volte persone più autorevoli di noi, sul procedere controsenso, sul procedere in fila indiana, sul tenere o meno la destra, sul casco obbligatorio e su molte altre amenità.
All’aggressività sui social di chi è arrivato fino a definire “eroe” un uomo che ne uccide un altro colpevole solamente di essere sulla strada nel rispetto delle regole, alla rabbia di chi aggredisce e al riparo di uno schermo incita allo scontro urlando “schiacciamoli tutti” non vogliamo neanche rispondere: il dialogo lo si può avere tra sapiens sapiens.

E sulla supposta “invasione delle strade” una foto e una risata forse smontano e ridimensionano la questione più rapidamente di qualsiasi discorso, a dimostrazione che forse non è un problema di che mezzo si usa, ma di senso pratico e civiltà:

con quasi 30 parcheggi vuoti a 5 metri: chi è che "occupa gli spazi"?

con quasi 30 parcheggi vuoti a 5 metri: chi è che “invade gli spazi”?

Ai pedoni preoccupati dei ciclisti che “sfrecciano davanti al portone” in via Petrarca invece mi sento di scusarmi per l’inciviltà di alcuni (anche io passo sottoi portici se accompagno la bimba, per la sua sicurezza, ma cerco di andare piano), ma faccio notare che se la strada fosse sicura per tutti probabilmente chi è in bici non sentirebbe il bisogno di togliercisi per ridurre i rischi che corre (ad esempio passando tra le auto in doppia fila che costringono a allargare mentre da dietro ne sopraggiungono altre). Di far notare che la percentuale di incidenti gravi conta statisticamente ben pochi scontri bici-pedone (un decesso in un anno) e molti più morti (più del 90%) in scontri con auto coinvolte. E in chiusa, giusto per  buttarla sul ridere, di invitarli a guardare la foto nell’articolo del Tirreno, dove sulla ciclabile si contano almeno tre persone a passeggio 😀
Tra utenze deboli insomma, forse è meglio cominciare a darsi una mano.

E ricordarsi che prima o poi siamo tutti pedoni.


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#bastamortinstrada Piombino – 9 novembre 2014

10154999_10203029106710348_573343161599345168_nOre 9:00
siamo davanti al Cinema Metropolitan. Non siamo i primi io e Melo Cipede. Sauro è già arrivato. Serve un caffè per carburare. Cominciano ad arrivare puntuali. Io ho già il lenzuolo insanguinato intorno alle spalle. Via via che arrivano lo offro anche ai ciclisti presenti ma sono titubanti, li capisco non è cosa che riescono a fare tutti. Per noi è più semplice: li abbiamo verniciati!

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women at work

Arrivano Piero e Lorella, Ilia e Valeria. Ci aiutano. Valeria se ne mette un po’ sulle braccia, si arma di spilli e comincia a cercare i volontari per portarli nella pedalata. Mitici gli eroici che arrivano, con fierezza e grinta li chiedono e se li mettono sulle spalle. È come tutte le cose che spaventano, nel vederle fare ad altri, diventano contagiose e dilagano. Ne abbiamo distribuiti abbastanza da contraddistinguerci. Sono le nove e trenta. È ora di andare verso Fiorentina. Ci sono altri ciclisti da incontrare. Melo Cipede pianta la bandiera dell’Unione Ciclistica Piombino sulla sua bici. Ci armiamo di fischietti e con le bici a mano attraversiamo ordinati piazza Verdi: c’è il mercato!

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la macchina a chiusura corteo

Si parte a passo lento fischiettando e suonando. Non so in quel momento quanti siamo. Credo una sessantina forse più. Ci sono pure tre fanciulli. Tanti amici di Mauro. Tanti venuti per lui. Pedaliamo tranquilli e in corsia e, superata la curva del Gagno, i miei occhi adocchiano un ciclista in salita spedito in senso opposto. Conosco quella pedalata. Riconosco la divisa. È venuto in avanscoperta dal suo gruppo per venirci incontro.
Il cuore mi fa toc toc dalla felicità è dalla consapevolezza di aver amici lontani di bici che sono fenomenali. È Simone Pesenti dei Free Bikers di Follonica. Mentre pedala con noi mi dice: siamo tanti.
Chiedo quanti. Dice tanti. Quarantanove.
Il mio cuore a sto giro salta. Grandi. Gli chiedo se partiti da casa hanno volato. Lui sorride. Lo presento a Melo Cipede e mentre gli dico che loro vanno forte e lui risponde che in bici si va a venti, Simone risponde: per due! Ridiamo tutti. Scoprendo il piazzale di Fiorentina li vediamo. Sono tanti davvero, e arrivano pure gli altri. Tanti li conosco e altrettanti no. Ma in quel momento capisco che ho contattato le persone giuste. Chi ha capito. Magari pure chi è stato colpito da vicino da incidenti ad amici o parenti o forse persone che non mi avrebbero deluso, che mi conoscono e sanno che per loro farei altrettanto.

10689793_665937973527772_4312639331391844293_nIncontro così l’Unione Ciclistica Venturina, l’Unione ciclistica Riotorto, il velo club di Massa Marittima, il cycling team San Vincenzo, il velo club San Vincenzo, gli esordienti a rappresentare l’U.C. Donoratico ed il mucchio degli amici follonichesi. So che fra loro c’è chi ha una sensibilità enorme e ci ha messo il suo per venire in gruppo. Saluti, ringraziamenti, abbracci e foto e siamo pronti. Si parte tutti uniti verso Piombino, scortati dai vigili urbani a chiudere la fila e salvarci, almeno per un giorno, dagli urli degli automobilisti. Metto i più piccoli davanti con il pensiero che, per le salite di rientro, è meglio andare al loro passo. Agguerriti figli di rider han pedalato con grinta tale, che mi toccava frenarli per non tirare il collo ai più grandi. Riusciamo a rientrare e arrivare in piazza Bovio senza mai dividere il gruppo. Un gruppo enorme di quasi 200 pedalomani di tutte le età, con bici diverse, con menti e modi di pedalare diversi ma con gli stessi piedi per aria per spostarsi in questo mondo di cemento spesso troppo pieno di ferro mobile ed ingombrante, veloce ed arrogante, caotico e sfuggente.

Si perché in auto sfugge tanto. Sfugge il fondo stradale, sfugge la distanza laterale, sfugge il panorama, sfugge la contemplazione, sfugge pure il tempo di pensare e realizzare che oltre la ferraglia ci sono vite umane. Persone in carne ed ossa che di ferro sotto il sedere ed intorno ne hanno così poco ed è così poco sicuro, che lo devono trovar per forza il tempo di guardar per terra, e di ascoltare dietro, e di controllare le folate di vento, oppure un fascio d’erba troppo alto e sporgente o una radice protuberante.

Fischiamo ed arriviamo in piazza. I fotografi sparsi fra le panchine ci regalano scatti mentre altri occhi curiosi si girano e ci si fermano addosso. Al centro della piazza stendiamo i lenzuoli dipinti a mano. Vado con Piero ad aprire il palazzo per le foto dall’alto. Corro giù. Li trovo già tutti pronti per il flash mob. I lenzuoli insanguinati sono andati a ruba tutti e tutti sdraiati, seduti, coperti e soprattutto coinvolti han saputo cosa fare per far arrivare il messaggio:

“A noi fate attenzione! Non investiteci! Non gettateci via la vita! Usate la testa! Usate l’ accortezza necessaria per sorpassarci a distanza tale da lasciarci vivi!!!!!

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flash mob

Questo il messaggio non detto ma mostrato con impatto.
Intorno a noi gli amici, i parenti, il direttivo dell’Unione Piombino, la moglie ed i familiari e amici di Mauro.
Ripensando al momento in cui sdraiata mi sono coperta il viso, ho pensato che se nel passaggio fra la vita terrena e l’aldilà uno sente ancora le voci dei suoi amici, ma non può più dire e non può più fare, deve essere forse l’attimo più difficile da accettare.

Mi sono levata veloce il lenzuolo dagli occhi col cuore in gola ed ho preferito alzarmi e immortalare i ciclisti sparsi per terra fra le lenzuola. Sentivo il peso del dolore di chi ci osservava. Un dolore ancora e forse per sempre troppo fresco ed immutabile da ingoiare. Gli occhi pieni di lacrime di una madre che ha perso suo figlio in bici che ha cercato di non far pesare il suo dolore, e quelli del padre che con la sua bici è venuto con noi a pedalare, la faccia triste di una moglie che la notte dorme sola vuota di sonno e piena di sconforto ed il magone di chi si è sdraiato con omaggio a te amico caro che così sei morto. Il grazie è per tutti. Per aver avuto il coraggio. Io amico per te non ho potuto che metterci l’anima per fare questo.
E se rimango ad occupare il mio tempo libero con la bici, spero e sono sicura che proverò a fare anche qualcos’altro.
Oggi ho imparato che quando l’umiltà detta le regole, ne vien fuori che le cose si fanno e si fanno molto bene.

I love my Bike. Tafferuglio.