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il PUMS sbarca a Salivoli: tra buone idee e partecipazione alla rovescia

C’ero pure io mercoledì scorso, all’incontro del quartiere Salivoli sulla mobilità. E onestamente ero partito con aspettative peggiori.
Credo valga la pena spenderci due righe.

Temevo l’ennesima riproposizione delle linee guida, già approvate con mesi di ritardo, e invece con piacere su qualche punto si è cominciato a entrare nel merito. In sala i vari punti di vista e le inevitabili obiezioni hanno comunque espresso abbastanza unanimemente la necessità di un collegamento ciclabile da e per il centro. Certo, il quartiere si presta, avendo meno problemi legati al traffico e alla sosta auto, ma è un passo avanti.
C’è stato un confronto reale, la possibilità di esprimersi civilmente sia sui punti specifici che sulle linee di principio, la proposta e la presentazione da parte dell’amministrazione di soluzioni puntuali su dei nodi che da anni sono critici per la zona. Il Vallone, la prosecuzione ciclabile del Lungomare, forse sui due lati. L’occasione di puntalizzare di nuovo che le ciclopedonali no, grazie. Uno svincolo a semirotatoria con via Forlanini, con tanto di segnalazione dei potenziali problemi per le due ruote. Peccato non aver sentito accenni ai percorsi sicuri da e per le scuole, ma magari ci sarà altra occasione, e in fondo se si mettono in sicurezza i nodi peggiori la zona vicino alla scuola forse è il meno. Peccato per alcune risposte mancate, di carattere più teorico, scivolate in secondo piano ma che probabilmente interessavano giusto me.

Comunque il bilancio è stato piuttosto positivo, anche grazie – finalmente – a un clima di collaborazione generale sui temi trattati, da parte di tutti.

Ci ho fatto l’una e venti di notte, anche a riunione finita, a chiarire idee e prospettive, a ascoltare le persone, a ragionare coi tecnici.

Poi qualche giorno dopo esce un pezzo sul tirreno che dopo aver riportato alcuni dei punti emersi francamente mi lascia perplesso sul finale.

Comincia liquidando in maniera abbastanza sprezzante quello che è stato forse l’incontro più sensato affrontato sul tema dal 2014 ad oggi come “qualcosa che assomiglia più a un’assemblea di condominio”, e poi conclude con l’ipotesi di lasciare al voto “a maggioranza dei cittadini che si presentano” una scelta tecnica come quella sul senso unico in via Salivoli.
Ovvero: alla partecipazione dei cittadini, trattati poco prima da condomini, si chiede di scegliere la realizzazione pratica anziché farsi portavoce delle esigenze e proporre un indirizzo generale.

Per entrare nel dettaglio: Via Salivoli soffre da anni del problema di un marciapiede stretto, fuori norma e inadeguato al passaggio in sicurezza. Posta la necessità di calcolare l’impatto sulla mobilità del resto dell’area come condizione necessaria per qualsiasi tipo di intervento, le opzioni sul piatto ipotizzate l’altra sera erano sostanzialmente due:

1) marciapiede allargato a 1,10 metri nel punto più stretto (anziché al minimo di 1,50) per mantenere il doppio senso di circolazione
2) marciapiede a norma e senso unico (in un verso o nell’altro), con conseguente necessità per qualcuno di allungare il giro in auto di 1,5 – 2 km.

Io non metto in discussione i disagi di chi ci abita, le cui lamentele sono le stesse che svariati anni fa bloccarono qualsiasi intervento con una raccolta firme. Resto convinto che la macchina non vada a spinta e che quindi un km in più non comporti fatica aggiuntiva. Che un giro più lungo potrebbe convincere anche qualcuno a non utilizzarla, a vantaggio di tutta la collettività (come tante strategie adottate in tante città europee). Ma in questo momento non è su questo che mi voglio concentrare.

Quello che non mi torna, a monte di qualsiasi scelta, è come si possa chiedere alla cittadinanza, e in particolare ai residenti, privi di strumenti tenici di valutazione e comunque espressione di un interesse unilaterale (quello di chi abita nel quartiere, appunto), di prendere la decisione più adeguata. Una politica che abdica al proprio ruolo, si toglie dalla responsabilità di fare una scelta, e accolla ai cittadini le responsabilità in caso di lamentele tenendo per sé i meriti nei confronti di chi apprezzerà la soluzione scelta.

Eppure a quanto è stato dato di capire la questione specifica rimanda sostanzialmente a due soluzioni concettuali, che stanno alla base delle due soluzioni tecniche:
– dare la priorità alle esigenze dei pedoni (e dei disabili, che da lì non passano) sacrificando il transito in auto, oppure
– dare la priorità alle esigenze delle auto sacrificando lo spazio pedonale.

Sarebbe bello che chi amministra prendesse una decisione in un senso o in un altro, preoccupandosi di adottare soluzioni specifiche che siano strategiche a un quadro generale, che guardino a dei criteri di base generali, senza limitarsi a inseguire gli umori di chi ha più energie, tempo e mezzi di mobilitarsi in favore o contro a una scelta o all’altra.

La democrazia diretta insomma, la lascerei alle questioni di principio generale e cercherei di evitare di applicarla sulle soluzioni specifiche. E la partecipazione preferirei venisse messa in campo per la messa in evidenza delle problematiche, e non delle soluzioni alle problematiche. Prendendosi tutte le responsabilità, ma anche tutti i meriti nella scelta delle soluzioni, che è sempre e comunque una scelta politica.
Rendendo di conto coi risultati insomma, senza girare il conto ad altri.

 

Alla fine spero che ci sia stata un’incomprensione di fondo con chi ha redatto l’articolo, oppure spero in tutta franchezza di vedere più coraggio, e più chiarezza, ché ce ne vorrà a secchiate per zone più calde del centro.
Su certi punti va riconosciuto che qualche passo in avanti è stato fatto.
Sarà comunque un processo lungo.
Intanto possiamo segnarci come scadenza la fine del 2017 per l’approvazione del piano vero e proprio (“al massimo entro gennaio febbraio del 2018”, parole dell’assessore).
E aspettare i prossimi incontri, occasioni per sollevare e ribadire altri punti specifici.


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centocinquanta metri

centocinquanta metri

mappa delle proposte per il PUMS: 150 metri (tratteggiati in arancione)

Non c’è due senza tre.

La prima collezione di idee sparse, segnalazioni e proposte l’avevamo fatta ad aprile dell’anno scorso, prima dell’avvio dei lavori sul Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

Il secondo lavoro lo abbiamo presentato a novembre per la Ciclopista Tirrenica, poi espansa in Ciclopista Territoriale.

In questi giorni, abbiamo pensato di riprendere una delle proposte collaterali accennate all’interno del lavoro in funzione del PUMS, e riproporla più nello specifico.

La zona interessata è l’area tra il polo I.S.I.S. e il campo d’atletica (150 metri circa, interni al campo), e l’accenno al tratto interessato fatto in passato era questo:

proposta collaterale all'interno del nostro lavoro sul PUMS

la proposta collaterale all’interno del nostro lavoro sul PUMS

Dopo nove mesi dal primo accenno, ci è sembrato utile riprendere quel singolo punto e riproporlo come “intervento strategico per migliorare la mobilità ciclistica e incentivare i percorsi in bicicletta da casa a scuola”. Dettagliando i motivi e documentando con qualche foto.

il cancellosu via della Pace

il cancello su via della Pace

Sostanzialmente si tratterebbe di

  • aprire un cancello di accesso al campo, già esistente, su via della Pace
  • aprire un varco nel punto di ricongiungimento col percorso pedonale dietro a via Zelli
  • spianare il dislivello tra i due tratti, sbancando
  • aggiungere una rete a delimitare il tratto

Anche in tempi brevi, prima di avere i soldi per migliorare il fondo stradale, possibilmente prima che inizi un altro anno scolastico.

Stiamo parlando in fondo solo di 150 metri non utilizzati di campo d’atletica, che non vanno a creare alcun problema alla circolazione delle auto, e che permetterebbero in un colpo solo di:

  • evitare il percorso dal Conad alla piscina: due curve cieche, rami sporgenti, fondo sconnesso e abitudine al sorpasso “a filo”
  • evitare via Pertini: svariate buche, un marciapiede assente su un lato e stretto sull’altro, una rotonda in cima e un incrocio pericoloso in fondo, davanti all’asilo
  • evitare la barriera architettonica tra Liceo e IPC: una rampa di scale e un tratto in ghiaia

    il dislivello

    il dislivello

  • avere un percorso sicuro aperto e fruibile tutto l’anno (attualmente si può passare dal polo scolastico, ma solo in orario di apertura scuole) tra un quartiere, una fila di scuole, un supermercato e – in ultima istanza, quando si potrà intervenire anche sul resto – il centro città

Si tratta tra l’altro di un percorso che ci risulta già previsto nell’ultimo Regolamento Urbanistico. Per quello a questo giro ci è sembrato giusto estendere la proposta anche all’assessore all’urbanistica di recente nomina, Carla Maestrini, che oltretutto si è già occupata in passato di mobilità e di minori, col consiglio dei bambini e delle bambine. Ci pare un’ottima occasione per portare avanti un lavoro coordinato, concluderlo, e lasciar parlare i risultati.

b2s colorato

La proposta per esteso la trovate qui sotto:

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Al momento restiamo in attesa, speriamo che possa esser presa in considerazione in tempi brevi, e ci auguriamo possa diventare una proposta condivisa non solo da chi va in bici, ma da tutti gli abitanti del quartiere (Montemazzano, ma anche il Perticale), dai genitori che hanno figli in una delle scuole della zona (dalla materna al liceo), e un po’ da tutta la città.

Nella proposta non c’è, ma ci andrebbe bene anche metterci mano direttamente, lavorando di pala, per arrivare a un risultato.
Nel mentre, torniamo ad occuparci delle faccende personali, delle prossime ferie (in bici), e di togliere le ruotine ai figli.


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Ciclovia tirrenica: a che punto siamo?

Questo sarà un post lungo, con cui proveremo a fare il punto. È abbastanza articolato, riporta le nostre proposte e contiene diversi rimandi sia esterni che a vecchi articoli del blog. Speriamo possa servire a chi legge per orientarsi un po’.

Siamo usciti mercoledì scorso da un seminario che ha visto rappresentanti della Regione Toscana (Carnieri e Baroni) e delle istituzioni locali (Capuano), assieme ai tecnici attualmente al lavoro, presentare quanto alla via finora. Abbiamo avuto il piacere di incontrare di nuovo Sergio Signanini, responsabile dello studio di fattibilità del progetto redatto da Festambiente, senza il quale fondamentalmente la ciclopista tirrenica non esisterebbe. Di condividere con lui la necessità di coinvolgere gli “utilizzatori finali”. Abbiamo visto riconfermare, alla presenza dei rappresentanti regionali, l’Associazione Comuni Toscani come il soggetto incaricato di lavorare localmente sul progetto, e trovato sul loro sito web buona parte di quanto avvenuto finora anche attorno ai tavoli ai quali non eravamo presenti.

Da fine settembre, sospesa la prima fase promozionale conclusasi con l’evento del 20 e dopo il primo scambio diretto con istituzioni locali e regionali, sembra in buona sostanza avviata la fase più strettamente progettuale.

segnalazioni e ipotesi sulla costa est (clic per ingrandire)

segnalazioni e ipotesi sulla costa est (clic per ingrandire)

Dopo un periodo di relativo silenzio, durante il quale abbiamo portato avanti un lavoro di analisi e esplorazione del territorio e trascritto su mappe le nostre osservazioni, idee e impressioni, abbiamo avuto l’occasione, a fine ottobre, di presenziare al terzo workshop organizzato da ACT e di presentare il nostro lavoro.

Approfittiamo per riportarlo in parte qui, a futura memoria.

segnalazioni e luoghi di interesse (clic per ingrandire)

segnalazioni e luoghi di interesse (clic per ingrandire)

Sostanzialmente, abbiamo cercato di lavorare per fasi e obiettivi, e individuare

  • i luoghi di interesse
  • le problematiche principali
  • le ipotesi di percorso praticabili
  • le ipotesi di intervento sulle problematiche

in funzione di quelli che già avevamo stabilito essere gli obiettivi, peraltro condivisi con la Regione: sicurezza e percorribilità.

I luoghi di interesse, sulla base di quelli che sono i princìpi alla base dell’idea della ciclopista, sono facilmente individuabili:

  • Baratti, la Sterpaia, l’Oasi e in centro di Piombino per quanto riguarda l’attrattività turistica;
  • le stazioni di Campiglia, Populonia e Piombino per quanto riguarda le possibilità di collegamento intermodale;
  • il porto come punto di partenza per l’Elba.

Sulla base di questi elementi da collegare, abbiamo considerato il tracciato inizialmente previsto per la ciclopista, e sono uscite fuori alcune problematiche immediate:

  • la sicurezza in ingresso e in uscita, dallo svincolo di Fiorentina fino all’ingresso in città
  • le pendenze lungo la strada della Principessa
  • la sicurezza in Geodetica, soprattutto sulle strettoie (ponti sull’oasi e sul Cornia)
  • il passaggio a fianco della discarica, dello svincolo 398 e dell’ingresso in Colmata
  • il passaggio dalle Caldanelle
  • gli allagamenti lungo il Cervia e la percorribilità degli sterrati (della Sterpaia e non solo)

In funzione di queste, abbiamo ipotizzato percorsi alternativi, individuando nel primo tratto di Geodetica – sul quale a nostro avviso ci sono tutti gli spazi per realizzare corsie ciclabili in sede stradale – il percorso più sensato da sfruttare non solo perché di fatto già esistente e percorribile, ma anche per la possibilità di incidere positivamente sulle velocità di punta della strada, grazie agli effetti di una dieta dimagrante sull’attuale carrabile.

ipotesi di intervento

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

Arrivati al ponte dell’Oasi, nodo di non facile soluzione se non passando dentro l’Oasi stessa (ipotesi peraltro ventilata in prima battuta proprio da chi l’Oasi l’ha fatta nascere e gestita per trent’anni), abbiamo ipotizzato di deviare il percorso verso la Sdriscia, riallacciarlo a Ponte di Ferro per attraversare lì il Cornia (con un ponte che ci auguriamo verrà prima o poi ricostruito, o con un ponte ciclabile in legno nel frattempo) evitando in questo modo in un colpo solo:

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

  • l’attuale ponte sul Cornia (ripido e stretto: per passare in sicurezza di lì comunque a nostro avviso servirebbe un passaggio dedicato per ogni lato, mancando lo spazio per percorsi ciclabili sul ponte attuale)
  • l’ingresso camion a Ischia di crociano (coi pericoli che ne derivano)
  • la discarica (non proprio il migliore dei biglietti da visita per la città)
  • lo svincolo della 398
  • lo svincolo di Colmata

Proseguendo al di là del Cornia da dove ipotizzato sopra, abbiamo individuato in Campo all’Olmo uno snodo estremamente interessante per collegare Piombino, Baratti e la stazione di Campiglia Marittima come segue:

  • Piombino attraversando Montegemoli e sfuttando un sottopasso semisconosciuto che permette di attraversare in sicurezza la Geodetica nel tratto finale (prima di Fiorentina), riallacciandosi a un percorso che corre lungo la ferrovia e porta direttamente alle Terre Rosse
  • Baratti attraverso un paio di strade di campagna, sterrate, che portano a Populonia Stazione (comunque parte della rete ferroviaria, cruciale nel progetto della ciclopista) una delle quali è uno splendido viale alberato che purtroppo abbiamo avuto modo di esplorare solo a lavoro chiuso.
  • La stazione di Campiglia Marittima attraverso la prosecuzione asfaltata che passa dietro all’area industriale di Venturina, e sfruttando la possibilità di utilizzare un passaggio  sotto alla ferrovia attualmente buio, semiabbandonato e sconosciuto ai più che sbuca direttamente a fianco della stazione ferroviaria.

    tutte le strade portano a campo all'olmo

    tutte le strade portano a campo all’olmo

Coscienti che la Sterpaia resta un punto di fondamentale valore, abbiamo pensato alle attuali strade di accesso al mare (gli svincoli di Perelli 1, Perelli 2 e Carlappiano) come il collegamento naturale tra una dorsale primaria (la Geodetica) e le greenways interne al parco. Per quelle strade, così come per il percorso che dal Mortelliccio arriva a Torre Mozza e si ricollega alla ciclabile di Follonica, basterebbero in fondo degli interventi di moderazione del traffico e di rallentamento dei veicoli. Lo stesso vale ovviamente per la strada di accesso a Baratti. Massimo risultato col minimo sforzo.

Per il resto, al di là di note minori, l’unico nodo difficile da sciogliere resta il collegamento dalle Terre Rosse alla città e al porto. Lì purtroppo la verifica sul territorio risulta difficile a meno di non farsi arrestare per aver oltrepassato i limiti dell’area fabbrica, ma sostanzialmente restiamo convinti che se dalla marina delle Terre Rosse riuscissimo a passare sotto la cantoniera del Gagno e a raggiungere il Cotone, avremmo una soluzione sensibilmente più sicura, decisamente meno ripida e più diretta per raggiungere la città. Senza ridursi a pensare un percorso cicloturistico indissolubilmente legato al treno per poter accedere a Piombino. Senza attendere il completamento della 398. E affrontando il raggiungimento in sicurezza del porto – una volta arrivati n centro – all’interno di quanto verrà deciso col piano urbano della mobilità.

Certo, ci sono a fare le verifiche delle proprietà (ma non piangerà chi si ritroverà una vicinale messa a posto, nonostante l’aumento del traffico ciclistico). Gli studi sulle zone alluvionali (ma in fondo buona parte dei percorsi è su strade esistenti: abbandoniamo l’idea di pista, e ragioniamo in termini di ciclovie: percorsi sicuri non vuol dire per forza segregazione). La fattibilità economica.

dalla stazione di Populonia a Campo all'Olmo raccontato da @merlinothebest per ‪#‎noisiamoPiombino‬ - Una strada fatata che sembra esistere solo per noi, da percorrere lentamente, l'unico modo per averti sempre con me… così da non arrivare mai.

dalla stazione di Populonia a Campo all’Olmo
raccontato da @merlinothebest per ‪#‎noisiamoPiombino‬ – Una strada fatata che sembra esistere solo per noi, da percorrere lentamente, l’unico modo per averti sempre con me… così da non arrivare mai.

Ma in buona sostanza, se è alla funzionalità che si guarda, alla fine crediamo si tratti principalmente di volontà. Volontà politica di realizzare qualcosa che abbia un senso, volontà dei tecnici di uscire dall’ottica strettamente progettuale e entrare nell’ottica di un designer: qualcuno che progetta qualcosa guardando a chi la utilizzerà, a tutti gli utenti che la potranno utilizzare: dai turisti tedeschi in MTB, alla famiglia olandese col carrellino, ai pendolari locali che ancora devono arrangiarsi a passare il Gagno in condizioni imbarazzanti. Tutti, nessuno escluso.
Siamo convinti che sia possibile, non perché siamo degli inguaribili ottimisti e sognatori. Ma perché in Europa queste realtà esistono, e sono in costante sviluppo. Almeno da quarant’anni.

Tutto questo abbiamo provato a trasmetterlo, riportarlo sulle mappe, spiegarlo a chi adesso ha il compito di sciogliere i nodi. I nostri in fondo sono suggerimenti e segnalazioni, ci sono sempre più strade per arrivare da qualche parte. Certo è che se i suggerimenti saltano, i nodi – soprattutto quelli  legati alla sicurezza – in una maniera o nell’altra bisogna che vengano sciolti.

Forse potrebbe servire di più mettere in sella un assessore, due tecnici (e un giornalista), fargli provare percorsi e alternative, e fargli toccare con mano quello di cui si parla, di cui ci si preoccupa, visto che alla fine della fiera la mappa non è il territorio, e sul territorio ci pedaliamo soprattutto noi. Gli utilizzatori finali.

Non è escluso che proveremo a farlo, prima o poi. Se qualcuno fosse interessato, siamo a disposizione.

Per il resto non ci resta che attendere, a questo punto, per seguire gli sviluppi e le elaborazioni. E sperare che un lavoro con un potenziale del genere non si insabbi tra burocrazia e prese di posizione, o resti in un cassetto al primo finanziamento perduto. Perché più che i finanziamenti, quello che preme a noi è l’idea di fondo.

Nel frattempo, per qualche tempo, torniamo a lavorare su alcune idee e progetti per la mobilità strettamente urbana. E a pedalare un po’ più leggeri.


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Janette Sadik-Khan – l’esperienza di New York [TED talk]

Per chi non l’avesse mai vista, un’interessante conferenza su come portare avanti interventi a costo zero, finalmente con la possibilità dei sottotitoli in italiano, per chi se la cava male con l’inglese della Sadik-Khan.

 

 

Un paio di punti:

“Possiamo rifare le strade velocemente, in modo economico, traendone immediati benefici, e può essere piuttosto ben accetto dalla gente. Dovete soltanto guardarle in modo leggermente diverso.”

“Abbiamo realizzato un chiaro piano d’azione con obiettivi e punti di riferimento. Avere degli obiettivi è importante, perché se vuoi cambiare rotta e dirigere la nave di una grande città in una nuova direzione devi sapere dove stai andando e perché. “

“Ci siamo mossi molto in fretta, con pittura e arredi temporanei. Anziché aspettare anni di studi di progettazione e di modelli computerizzati prima di fare qualcosa, l’abbiamo fatto con pittura e arredi temporanei. E la prova non è in un modello computerizzato. È nel rendimento nel mondo reale della strada. Ci si può divertire con la pittura. Ciò detto, abbiamo creato oltre 50 piazze pedonali in tutti e cinque i distretti della città. Abbiamo ridestinato più di 100 000 metri quadrati di corsie per le auto e le abbiamo trasformate in nuovo spazio pedonale.”

Perché ci si possa ritrovare, non in tempi da geologi, a vivere in una città che abbia chiaro dove va a finire, e che punti a esserci per le persone

Dedicato agli amici squinternati che mi danno spago dentro e fuori da questo gruppo: Emiliano, Riccardo, Lorenzo e Ilia, per il supporto

Agli assessori Capuano Ferrini e Pietrelli e ai consiglieri tutti, per il lavoro che spero avranno il coraggio e la determinazione di portare avanti

 


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dieci minuti – la campagna

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dieci minuti: la campagna

La campagna è nata a Livorno, parafrasando Piero Ciampi, per mano di FIAB, UISP, WWF, Legambiente e Letteratura Rinnovabile.

I dettagli sono qui:

Nelle scorse settimane abbiamo richiesto e raccolto le adesioni dei corrispettivi locali delle associazioni promotrici, assieme a quella degli amici dell’unione ciclisti, per esportarla anche a Piombino, dove le salite sono un po’ di più, ma i chilometri un po’ di meno, e quindi la fatica e il piacere rimangono gli stessi.

Il 30 di aprile abbiamo inviato la richiesta di adesione a tutti i candidati alle prossime amministrative, all’attuale amministrazione, e ai giornali locali.

Ci auguriamo che qualcosa cominci a muoversi, e che si muova con criterio. Via via, seguiremo le risposte sul gruppo ‪#‎salvaiciclisti‬ piombino, sperando che chi legge abbia voglia di farle girare un po’ in rete, tra i suoi contatti e nei gruppi locali.

Intanto ringraziamo tutte le associazioni che hanno aderito, i promotori Livornesi per la disponibilità a farsi rubare le idee, e tutte le persone che sono passate alla festa del primo maggio dell’Associazione Ruggero Toffolutti, a Calamoresca, a trovarci e fare due chiacchere, e ci hanno letteralmente razziato tutte le copie del manifesto.

A presto