piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


1 Commento

ciclomobilisti e ciclopendolari #2 – pasquale

Quella dei ciclomobilisti e ciclopendolari è un’idea nata qualche tempo fa, in un momento di ozio invernale. Stavamo pensando al fatto che ogni giorno che passa si vedono girare in bici, negli orari di entrata e uscita dal lavoro, un bel po’ di volti nuovi. E che in fondo nel giro di un anno ognuno di noi, uscito dalla propria zona di comfort, ha avuto modo di conoscere altre persone, e sentir raccontare le loro storie.

È stato un periodo abbastanza denso di impegni, di suggerimenti, di scambio di opinioni, e per ognuno dei volti incontrati ci siamo resi conto che alla fine della storia ognuno aveva motivi diversi, aspettative diverse, e soluzioni diverse.

Abbiamo pensato di raccogliere le esperienze di tutti quelli che avevano voglia di raccontarsi, di scambiare impressioni di strada, e di offrire il proprio punto di vista unico, irripetibile e non filtrato da un parabrezza.

ritratto di ciclopendolare con maglietta a tema

ritratto di ciclopendolare con maglietta a tema

E rinnovando l’invito a dire la propria a chiunque si sposti in bici in val di Cornia e passa di qui, dopo Lucy è il turno dell’intervista a Pasquale:

NOME : Pasquale
ETA : 53
LAVORO : Impiegato

quando e come è nata l’idea di utilizzare la bici per gli spostamenti?
Sono stati importanti gli esempi di coloro che utilizzavano la bici per andare al lavoro. Ho un amico che usa la bici a Roma per spostarsi da più di 20 anni. Va a lavoro percorrendo 18 chilometri andata ritorno.
Ed un altro che da parecchi anni va da Cascina a Pisa (13 km a tratta)
Ho sempre guardato con ammirazione a quello che succede in città del nord Europa, dove ho trascorso qualche volta le vacanze e la bici viene utilizzata moltissimo per gli spostamenti quotidiani. Così ho iniziato, diversi anni fa, a fare qualche tentativo: ho provato a percorrere un tratto, non tutto, del tragitto tra lavoro e casa con la bici. Legavo ad un palo la bici in un posto dove era possibile parcheggiare l’auto e il rimanente pezzo lo facevo con la bici. Al ritorno andavo con la bici fino a dove avevo parcheggiato l’auto legavo la bici e riprendevo l’auto. Ma sono stati dei tentativi sporadici.
Dall’estate 2012 ho iniziato ad andare in bici al lavoro con continuità anche se ho dovuto fermarmi, per poco più di un anno, per motivi di salute.

il tragitto

il tragitto

Che tragitti percorri?
Vado al lavoro con la bici, abito a Piombino e lavoro a Venturina. Non seguo la strada che faccio normalmente con la macchina, ho studiato il percorso con cura e ho cercato il più possibile di evitare le strade con elevato traffico automobilistico. Alla rotonda dopo il distributore ESSO fuori Piombino giro per Colmata, arrivo di fronte all’incrocio con le 4 corsie ma io prendo la vecchia strada che scorre parallela alle 4 corsie, fino ai binari della ferrovia nei pressi della stazione di Campiglia. Utilizzo un tunnel sotto la ferrovia (messo molto male, devo scendere dalla bici per percorrerlo), prendo poi un altro sottopasso sotto la Variante Aurelia e arrivo nell’abitato di Venturina, poi al centro commerciale “La Monaca” dove c’è il mio ufficio.
Da casa al lavoro sono 16 Km.
Sono molto affezionato al mio percorso, è un catalogo dei paesaggi e delle attività della Val di Cornia che io vivo con tutti i sensi.

Quante volte a settimana?
2 o 3 volte a settimana, pertanto percorro 64 o 96 Km.

Ehe bicicletta usi (e come si chiama, se ha un nome)?
Non ha un nome proprio, fino ad ora non ci ho pensato, forse è grave! Ci penserò! È una Atala da corsa in acciaio degli anni ’90 o forse addirittura degli anni ’80. Acquistata usata.

Quanto tempo ci impieghi?
Dai 45 ai 50 minuti a tratta.

Quando rinunci a prendere la bici, e perché?
Tempo: più di tre volte a settimana implicherebbe dedicare a questa attività tempo che non ho. Se piove non vado in bici.

Il bike to work è un'attività contagiosa

Il bike to work è un’attività contagiosa

Quali ritieni siano i vantaggi principali di andare in bici a lavoro? E quali i fastidi?
Andare in bici mi piace, per me è una gioia. Questo è il vantaggio principale e il più importante. Arrivo al lavoro di buon umore se vado in bici e se alla fine di una terribile giornata di lavoro parto in bici molto contrariato, arrivo a casa tranquillo. Chi va in bici sorride di più!
Tutti, soprattutto se il lavoro è sedentario, dovremmo dedicare, per motivi di salute, una parte del nostro tempo ad un’attività fisica. C’è chi fa jogging, chi va in palestra, chi in piscina etc. Etc. In genere sono attività che comportano sacrifici, un po’ noiose ma necessarie. Io tra queste ho scelto invece la bici e il cammino, cose che mi piacciono e che non mi costano niente in termini economici.
Vantaggio ambientale: consumo meno combustibile, e la macchina dura di più quindi occuperà meno discarica, tema a cui sono molto sensibile.
Svantaggi: qualche volta mi pesa tornare più tardi a casa. Di ostacoli ne ho incontrati molti ma mi è piaciuto trovare il modo di superarli: cercare il tracciato migliore, il migliore abbigliamento per affrontare tutte i tipi di clima, il buio, i guasti della bici etc etc.

Dove lavori c’è un dress code particolare? Una divisa? Hai un cambio abiti?
No, ma ovviamente non resto in ufficio vestito da ciclista (con una bici da corsa devo usare il fondello!!!). Porto un cambio in ufficio i giorni in cui vado con la macchina.

Utilizzi attrezzatura e accessori particolari?
Sì, ho una bici da corsa ma è attrezzata per il bike to work: ho una paletta che sporge lateralmente a sinistra dalla ruota posteriore che serve da deterrente per gli automobilisti che tendono ad accostarsi troppo a me, l’ho vista utilizzare in Belgio e l’ho trovata da Decathlon. Ho due luci posteriori rosse intermittenti, una alla forcella sinistra posteriore e una sul casco. Un faro anteriore bianco molto potente (devo attraversare un pezzo di strada non illumminata in inverno di sera). Ho il campanello, uno specchietto retrovisore per bici da corsa e un portapacchi posteriore.
Abbigliamento per tutte le temperature ad esempio doppi guanti in inverno che mi fanno stare bene anche a 0°C. perché il freddo alle mani in bici è una cosa micidiale in inverno. Comunque vesto sempre abbigliamenti ad alta visibilità con fasce catarifrangenti.

Un consiglio che ti senti di dare ad altri ciclomobilisti/ciclopendolari, sulla base dell’esperienza?
Number one: just do it! Provateci!!!
Io ho seguito i consigli di una guida che si può scaricare dal sito ciclomobilisti.it per chi vuole praticare bike to work e mi è stata molto utile.
Ovviamente rispettare il codice della strada.
Non avere fretta: meglio partire un po’ prima e fermarsi ad un incrocio invece di fare attraversamenti azzardati perché si è in ritardo.

Mai fatto un calcolo del risparmio, tra benzina e mezzo?
Sì, percorro più o meno 3000 km all’anno per andare al lavoro in bici, pertanto se consideriamo euro 0,28 al Km, è quanto mi rimborsano se utilizzo la macchina per lavoro, sono quasi 1000 euro all’anno di risparmio. Inoltre mettiamoci anche un 300 euro almeno che riparmio di retta di palestra o piscina se volessi fare un’equivalente attività sportiva.

Che cosa potrebbe migliorare la tua attività di b2w: il tuo libro dei sogni.
Sarebbe bello potere avere un percorso per l’ingresso e l’uscita da Piombino alternativo a quello delle auto almeno fino a Colmata. Avere un tunnel sotto la ferrovia alla stazione di Campiglia pulito e percorribile con la bici.
Entrambe le cose sarebbero utilizzate da tantissimi ciclisti non solo chi fa tutto il mio percorso.

progetto ideato e realizzato dal gruppo #salvaiciclisti piombino per la pubblicazione senza scopo di lucro sul blog piombinoinbici.wordpress.com
per partecipare, dirci la tua e farci avere qualche foto tua e della bici: salvaiciclisti.piombino@gmail.com

Annunci


Lascia un commento

In bici agli orti per la giornata delle oasi

fenicotteri

l'articolo sul Tirreno: le problematiche

l’articolo sul Tirreno: le problematiche (clic per ingrandire)

Una bella occasione per incontrarsi.
Il 24 maggio era la giornata nazionale delle oasi, e complice un incontro in precedenza con Graziella Rossini (per le ferrovie dimenticate), nonostante altri impegni sparsi sono riuscito ad andare incontro alla delegazione livornese dei Pandaciclisti, per fargli compagnia lungo il tragitto dalla stazione di Campiglia all’Oasi Orti-Bottagone.

Alla fine eravamo in debito per la Campagna 10 minuti, per le tante informazioni raccolte sulla situazione del progetto della ciclovia tirrenica, per i suggerimenti, e mi sembrava giusto provare a restituire qualcosa.

Al solito, le prime difficoltà sono emerse col tentativo di uscire da Piombino per raggiungere Campiglia: ero l’unico disponibile, dovevo andare con mia figlia di tre anni sul seggiolino posteriore, ma se da solo mi prendo dei rischi non mi sembrava il caso di farlo anche in questo caso.
L’alternativa bus non è praticabile, a meno di non smontare la bici e riporla in una sacca. Quella in treno, se in settimana garantisce qualche corsa in più per via dei pendolari, di domenica non permette di uscire da Piombino prima delle nove passate. Non proprio presto, per chiunque volesse scegliere il treno per una gita fuori porta, o evitare le problematiche in uscita dalla città.

Santa pazienza quindi. Un po’ di rassegnazione. E la decisione di affidare la bimba alla mamma e raggiungere Campiglia in solitaria con la bici.
Raggiunto il resto del gruppo in arrivo da Livorno in treno, siamo partiti in direzione Oasi. La mancanza di un passaggio sul Cornia come quello di Ponte di Ferro, conosciuto e rimpianto dal gruppo di Livorno che aveva avuto modo di utilizarlo in passato, ci ha costretto a ripiegare su venturina. L’occasione è servita a far conoscere un paio di sottopassaggi strategici: quello della stazione (in prospettiva di riapertura di u ponte sul Cornia) e quello del cavalcavia della stazione. Da lì, al di là dell’inevitabile traffico sul breve tratto di Aurelia da Venturina a via degli Affitti, il percorso s’è sviluppato piacevole e tranquillo.

Il nostro Eroe mentre cerca la strada più breve per raggiungere l'outlet

Il nostro Eroe cerca la strada più breve per raggiungere l’outlet

Il resto della mattinata, consegnati ai partecipanti alcuni gadget impacchettati per l’occasione, è stata una piacevolissima visita all’oasi, passata parlando di ambiente e turismo, progetti regionali e europei, e scambiandoci prospettive e visioni del futuro. Particolarmente prezioso è stato l’occhio attento di Paolo Politi, che dalla torretta di avvistamento si è prestato ad indicare e a spiegare i dettagli dell’oasi e della fauna che abbiamo avuto la fortuna di vedere. Oltre a quello, una chiaccherata sulle ipotesi del nostro territorio, proprio a partire dall’area dell’Oasi e della vicina centrale ENEL di Tor del Sale, mi ha dato la misura di come sempre di più si senta il bisogno di tornare a immaginare il futuro. Di di ritrovare negli altri la capacità e la voglia di immaginare qualcosa di diverso da quello che è sempre stato. Ragionando in prospettiva, anche azzardando delle ipotesi che non siano strettamente legate al proprio tornaconto immediato, o dei prossimi dieci minuti, ma che diano alla nostra zona un margine di respiro un po’ più ampio, evoluto e internazionale.
Perché abbiamo degli angoli di pasadiso a meno di 10 km dalla porta di casa, con un infinito potenziale inespresso sia dal punto di vista ambientale che da quello tecnologico. E perché dovremmo provare a farli convivere, quei punti di vista.

coi pandaciclistiDurante rientro per pranzo, breve e scontato attraverso gli stessi punti critici che avevamo voluto evitare all’andata, ho accompagnato due dei pandaciclisti fino al bivio per San Vincenzo. Io sono rientrato verso casa, sfidando le solite problematiche di sempre. Loro hanno preferito diminuire il rischio, e andarsi a godere una pedalata fino a Populonia. Gli ho parlato un po’ di Piombino, anche se la conoscevano già. Al prossimo giro spero di poterli accompagnare in città in tranquillità e sicurezza, convincerli a tornare a trovarci senza rimanere bloccati in extraurbano dal timore di una strada trafficata.

Se tutto va bene, se una ciclovia tirrenica prima o poi verrà conclusa con criterio, prima o poi vedremo anche di andarli a trovare in bici da qui. Magari torniamo in treno. Perché alla fine è bello anche fare i turisti vicino a casa.

il programma della giornata

il programma della giornata


1 Commento

ciclomobilisti e ciclopendolari #1 – lucy

Screenshot 2015-03-31 12.40.43Quella dei ciclomobilisti e ciclopendolari è un’idea nata qualche tempo fa, in un momento di ozio invernale. Stavamo pensando al fatto che ogni giorno che passa si vedono girare in bici, negli orari di entrata e uscita dal lavoro, un bel po’ di volti nuovi. E che in fondo nel giro di un anno ognuno di noi, uscito dalla propria zona di comfort, ha avuto modo di conoscere altre persone, e sentir raccontare le loro storie.

È stato un periodo abbastanza denso di impegni, di suggerimenti, di scambio di opinioni, e per ognuno dei volti incontrati ci siamo resi conto che alla fine della storia ognuno aveva motivi diversi, aspettative diverse, e soluzioni diverse.

Abbiamo pensato di raccogliere le esperienze di tutti quelli che avevano voglia di raccontarsi, di scambiare impressioni di strada, e di offrire il proprio punto di vista unico, irripetibile e non filtrato da un parabrezza.

1900699_396441643854745_7932393766736551574_o

E in attesa di elaborare gli altri, invitando chiunque si sposti in bici in val di Cornia e passa di qui, cominciamo da Lucia, mamma, impiegata nel turismo, ciclopendolare romantica:

Quando e come è nata l’idea di utilizzare la bici per gli spostamenti casa-lavoro?
L’idea è nata a Dicembre, ma stava maturando già da tempo… il desiderio è quello di eliminare il più possibile dai miei consumi quotidiani l’uso della benzina per la salvaguardia dell’ambiente, dando un buon esempio a mio figlio. Ho la fortuna di lavorare a 10 km da casa. Inoltre ho un lavoro totalizzante, lavoro anche 10 ore al giorno e non ho mai tempo per la mia grande passione : la corsa. Quindi, per cercare di allenarmi vado a lavoro la mattina in bicicletta e a fine turno torno a casa a corsa. Ottimo allenamento per corpo, mente e coscienza.

Che tragitto percorri?
10 km all’andata e 10 km al ritorno.
Percorso Venturina-Populonia Stazione attraverso le Caldanelle

Quante volte a settimana?
Purtroppo dipende dal meteo e dai turni di lavoro. Facendo una media diciamo 3 volte a settimana, ma spero di aumentare con l’arrivo della bella stagione

Che bicicletta usi (e come si chiama, se ha un nome)?
Classica bicicletta da donna, con panierino porta-borsa

961739_422150804617162_873121710_nQuanto tempo ci impieghi?
20/25 minuti. Se me la voglio godere 30 minuti, anche 40/45 se mi fermo a fare fotografie lungo il tragitto (altra passione in fieri…)

Quando rinunci a prendere la bici, e perché?
Il primo motivo è il meteo, solo la pioggia mi ferma. Se fa freddo, non importa, mi copro bene. A gennaio, la mattina alle 6.20 fa freddissimissimo. Il secondo motivo sono i turni di lavoro. Se lavoro dalle 14 alle 23 vado in auto, per ovvi motivi di rientro a casa.

11084325_422150834617159_1690198224_nQuali ritieni siano i vantaggi principali di andare in bici a lavoro?
Sicuramente l’autostima nel sacrificio per una buona causa.
Sicuramente il beneficio che ne traggono i miei allenamenti podistici.
Sicuramente l’esempio per mio figlio e chiunque mi circondi (molti dei quali credono che sia una pazza furiosa).
Sicuramente il risparmio di soldi non spesi in benzina a fine mese.
Ma il vantaggio che non avrei mai pensato è quello di una felicità privata e personale nel godermi quella mezz’ora di bicicletta al mattino dalle 6.30 alle 7.00, in mezzo alla campagna, nel silenzio totale, in totale assenza di auto e di voci… con la natura che si sveglia proprio in quei minuti… l’alba, i primi versi degli animali delle campagne, gli uccellini, e niente che si muove, ma tutto che cresce, che fiorisce…
Arrivo a lavoro felice e serena.

E quali i fastidi?
La sveglia prestissimo… alle 5.20 tutte le mattine.

D1422472_231439760354935_351879982_nove lavori c’è un dress code particolare? Una divisa? Hai un cambio abiti?
Si, certo, mi porto dietro un cambio. Parto con tuta e scarpe da ginnastica, arrivo a lavoro, mi riassetto e mi cambio.

Utilizzi attrezzatura e accessori particolari?
Niente di particolare

Un consiglio che ti senti di dare ad altri ciclopendolari, sulla base dell’esperienza?
Non ho consigli… la mia esperienza dell’utilizzo della bici per andare a lavoro è una decisione privata e personale a cui tengo molto. Piuttosto consiglio a tutti i NON ciclopendolari di sensibilizzarsi in modo tangibile e concreto alla causa del risparmio su benzina e petrolio per la salvezza del nostro pianeta… con atti pratici appunto… cercando di non ricorrere sempre e per qualsiasi spostamento all’autovettura.

Mai fatto un calcolo del risparmio, tra benzina e mezzo?
No. Rimango una anima romantica ed una ferrea idealista. Alla fine quindi, il risparmio monetario a fine mese è la cosa che meno mi interessa.

progetto ideato e realizzato dal gruppo #salvaiciclisti piombino per la pubblicazione senza scopo di lucro sul blog piombinoinbici.wordpress.com
per partecipare, dirci la tua e farci avere qualche foto tua e della bici: salvaiciclisti.piombino@gmail.com


1 Commento

sulle tracce degli antichi binari, da Follonica a Massa

ferrovieOtto marzo 2015: l’ottava giornata nazionale delle ferrovie dimenticate.
Avrei già voluto partecipare l’anno scorso, e persi l’occasione. Mancava il tempo, mancava il mezzo, mancavano le gambe.
Quest’anno per fortuna c’era Lorenzo che mi ha dato un po’ di spago, avevo la conferma di partecipazione dei livornesi, ed era l’occasione buona per incontrarsi di persona con qualcuno incrociato spesso in rete,in quest’ultimo anno.

800-800-0-0-_b554647c5dd9d6bb44bcb3b9bb2545c4e25157176f4

locandina dell’evento

Un’escursione proposta da FIAB Grosseto sulle tracce della vecchia ferrovia che da Follonica saliva fino a Massa. Una sessantina di chilomeri tra la campagna maremmana, la macchia e il lungomare del golfo. Un gran bel giro, organizzato con precisione e nel dettaglio, con un sacco di gente che è valsa la pena di incontrare.

La partenza l’abbiamo fatta in due, da Piombino. Il tentativo di arrivare a Follonica in treno, per rimanere in tema, si è insabbiato praticamente subito: il cambio forzato a Campiglia, l’impossibilità di essere alla stazione di Follonica in tempo ci hanno subito riportato in tema con la giornata delle ferrovie dimenticate: la tratta che collega Piombino alla linea costiera a quanto pare sembra destinata ad andare ad arricchire il numero delle rotaie scomparse d’Italia. Niente trasferimento in treno,  insomma.  Santa pazienza, il colpo di culo di trovare un camper da farsi prestare per caricare le bici, e siamo riusciti a evitarci di dover pedalare anche i cinquanta km aggiuntivi da casa a Follonica e ritorno.

All’arrivo alla stazione ferroviaria, per ritrovo e iscrizioni, la prima sensazione oltre al freddo maledetto della mattina è  stata quella di straniamento: diverse bici, un sacco di mountain bike, un paio di bici da città, una ragazza con un cavallo di ferro meraviglioso e i copertoncini strada, qualche touring. Un mescolone inusuale di mezzi, a confermare l’incognita del percorso. Iscrizione veloce, due parole di presentazione e partenza in orario. Così, a spanne, un’ottantina di persone.

20150308_104916

20150308_112715

i pandaciclisti

Un primo tratto, nella zona industriale, è il male necessario e dimenticabile per levarsi dalla città. Un breve pezzo di vecchia Aurelia, la route 66 nostrana,  e lo sterro che comincia.

1669679_1082937525072926_5553698779271022747_oIl resto del percorso è stato un continuo alternarsi  di cambi di terreno, di paesaggi e di sorprese. Un viale bellissimo, col fondo di terra rossa e i cipressi a lato che nemmeno a Bolgheri. Poi le prime pozze, il passaggio sotto la SS1, altri viali in mezzo alla campagna, la centrale idroelettrica di Valpiana, e diverse soste per aspettare quelli che oltre alla bici poco adatta avevano anche scarsa dimestichezza con il fondo.

Durante le soste, oltre a rifocillarsi con cioccolata e fichi secchi per non schiantare, il racconto a tappe della storia del vecchio percorso ferroviario FMF: la linea ferroviaria Follonica – Massa Marittima, nata nei primi anni del ‘900 e attiva fino al ’44. Venticinque chilometri di strada ferrata, dieci caselli, un ponte sul fiume Pecora per collegare il mare alle miniere di Massa Marittima. Una storia affascinante e misconosciuta, a traccia della quale non ci sono più i binari, ma solo i percorsi splendidi che attraversavano.

A seguire un pezzo di bosco, un po’ di difficoltà e bestemmie per dei tratti in cui probabilmente una MTB sarebbe stata più adatta, e poi di nuovo la Marsiliana, il Molinpresso, un’altra deviazione sullo sterro, e il passaggio sul Pecora, fino ad arrivare a Montioni.

La ripartenza dalla Baciocca, dopo la sosta per il pranzo, trova  solo le gambe un po’ fredde e un filo di sonno residuo, ma tra chiacchere e pedalata passa alla svelta, giusto il tempo di arrivare al bivio per San Lorenzo e mi sono già ripreso. Ormai sembra di essere a casa. La voglia di mòta però prevale di nuovo, e anche a due passi da casa il gruppo di organizzatori venuti da fuori provincia riesce a farmi infilare l’ennesima strada nuova, sempre sterrata, tra  i campi.

20150308_121524

il Molinpresso

Oreopithecus bambolii - foto da Wikipedia

Oreopithecus bambolii – foto da Wikipedia

Sbucati a Riotorto da Nonsodove, probabilmente passati per una proprietà privata, siamo davvero sulla via di casa. Di nuovo storie di vecchie strade ferrate: stavolta la vecchia linea a scartamento ridotto che collegava Carbonifera alle miniere di Montebamboli, con i carrelli che scendevano a caduta o che venivano spostati a trazione animale. Senza dimenticare qualche cenno paleontologico sull’oreopithecus bamboli.

Torre Mozza e il rientro a Follonica sono strade note, e una bella occasione per tirare le fila dei progetti comuni, finire di scambiarsi informazioni e dritte con Graziella dei Pandaciclisti di Livorno, a cui di nuovo rinnovo i ringraziamenti per essersi fatti rubare la campagna 10 minuti, e con Angelo della FIAB grossetana, cicerone della giornata.

A fine escursione è rimasta la voglia di farne più spesso, di uscite lunghe. Ho incontrato persone splendide, pedalato con calma senz ala fretta di rientrare per pranzo,  visto posti dietro casa di cui in parte non avevo idea, e abituato un po’ il culo a stare in sella più a lungo.

La nota blues è arrivata sul finale, nel sentire persone che da Livorno piangono l’assenza di Ponte di Ferro. Nel rendersi conto che alla fine chi la nostra zona se l’è girata con calma, a quindici chilometri all’ora, forse la conosce meglio di tanti che ci abitano. Apprezza un buon percorso se glielo sai indicare, e capisce l’importanza di un’alternativa sicura alle grosse arterie stradali prima ancora che tu gliene parli.

Ho provato a rassicurarli che entro non troppo almeno quel ponte sul Cornia ce lo ritroveranno, più come augurio che come certezza. Spero di potergli dare delle date, di aggiornarli sui lavori quando cominceranno, e di vederli tornare.
Ho scoperto anche che faceva parte della Ciclovia Tirrenica. Quella che da Bocca di Magra arriva a Roma. Quella che ora salta Piombino a piè pari, e che servirebbe ai forestieri, oltre che agli stradisti e ai commuter locali.
Sono tornato a casa anche con la voglia di vedere se riusciamo ad agganciarci Piombino e l’Elba in tempi più rapidi di quelli che ci sembrano volerci per la 398. Alla fine le bici pesano poco, e hanno bisogno di bretelle più piccole.
E la nostra ferrovia, quasi dimenticata, ha giusto una strada che le corre a fianco, per un bel pezzo. Se solo si riuscisse ad allungarla fin dentro la città…

riferimenti:
sito ufficiale ferrovie dimenticate
FIAB
Grosseto ciclabile
La Repubblica sulle Bicistrade Urbane
Mappa del percorso


Lascia un commento

Raduno al… cinghiale – Suvereto

30.11.14

10669226_10204280507150895_5169566417074659349_o

tafferuglio

Pronti per partire per il raduno MTB di Suvereto, i Piombinesi si son ritrovati sul luogo di partenza stabilito alle 8.15. Puntuali, bici a bordo, allegri e sicuri di passare una bella giornata nel bosco.

Un bosco diverso dal solito. Siamo circa una decina. Qualcuno ha avvisato che parte più tardi e abbiamo appuntamento tutti a Suvereto per iscriverci e ritirare le Tabelle ordinate.

Sapevo che saremmo stati un bel gruppo, ma non credevo che da Piombino fossimo davvero così tanti: oltre venticinque elementi. Dai più giovani ai più veterani, chi ormai abbonato alle uscite fuori porta ed anche chi, in genere, più statico e meno favorevole a spostarsi.
Lo dico sempre io che il passa parola tira dentro tutti.
Orgogliosa dei ragazzi, comprese le anime ribelli dei boschi che vedo solo ai raduni. Gli “Amicidellabici” erano già ponti ed organizzati per accogliere i pedalòmani del giorno. Sono stati così tanto pronti che hanno gestito al meglio un numero di iscritti non calcolato, essendo il 2° raduno organizzato.
La loro forza è stata questa.

un pezzo di sterro

un pezzo di sterro

Decidere di dividerlo, comunicare al volo i numeri e correre ai ripari per far funzionare tutto al massimo. Io ho decisamente messo alla prova laTaffetrek. Sia la Taffe che la Trek.

10389134_10203194256598992_2866161090629796252_n

la taffetrek

Primo raduno dell’anno per me che, col fatto che sto sempre dall’altra parte, finisce che pedalano gli altri ed io no. Poi se ci aggiungiamo i cric croc fisici e gli impegni vari che fanno saltare le uscite, l’allenamento essenziale non c’è quasi mai. A ‘sto giro mi è toccato. Ho deciso. Mi è anche importato poco del “poco” allenamento e della bici nuova da tastare, molto diversa nel peso (che è maggiore) ma anche nella stabilità (che è migliore).

Ho sempre pensato, nella mia tanta esperienza di pivella in mtb, che i raduni siano la miglior scuola.

Non tutti possono permettersi quella vera, né avere sempre amici a disposizione che si prestano alle uscite da lumache per farti imparare e solo quando hai tempo tu. I raduni hanno il tipo di organizzazione che dà anche la possibilità di imparare, di essere scortati, aiutati e anche gestiti. Soprattutto da chi, per un giorno all’anno, se ne frega di correre sui sentieri che conosce e gira ogni giorno. Per quel giorno, vuole farteli vedere, ti dice cosa ti aspetta e come ti devi impostare. Ti ospita insomma, sapendo che, quando verrà lui ospite al raduno in zona tua, c’è chi farà la stessa cosa.

È saper formare quella catena che io auspico da sempre nel mondo della bicicletta. Che sia strada o sterro o con qualunque tipo di bici, agganciarsi ai gruppi limitrofi fa sì che ognuno di noi valorizzi la propria parte di territorio, si aiuti nella burocrazia necessaria a organizzare gli eventi, si carichi la bici in auto e vada a fare turismo sportivo. Il cicloescursionismo che aggrega, che fa diventare un cumulo di forza di volontà che può arrivare lontano e dare soddisfazione a tanti, che fa uscire dal guscio alcuni dandogli lo spazio che meritano e che valorizza altri, che già lo avevano. Questo è quello che mi piace del voler proporre il movimento fisico su una bici. Non è una palestra. Non è una piscina.
10818379_10204280571392501_3164341048654035693_oNon è un campo o un’arena.
È muovere le ruote in uno spazio aperto che si apre sempre più solo grazie al movimento. È un mutare del paesaggio, con la fatica, con la curiosità, con la stessa voglia di arrivare in fondo ma con l’incertezza di cosa ti aspetta. Sì perché tanti non lo dicono, quello che li muove è la curiosità. Stradelli nuovi, single track più o meno difficili, salite spaccapolmoni, discese fangose o da urlo. Quando vai ad un nuovo raduno, “chissà come sarà” è la frase che ti porti dentro dalla sera prima, quando prepari la bici, metti il necessario nello zainetto, ti accordi coi compagni per partire insieme.
Sai che sarà una giornata diversa, vissuta intensamente, fuori dall’ordinaria quotidianità che spesso spacca solo le palle. Se c’è una cosa che amo io e che mai è mutata da quel giorno, è caricare la bici e partire per un ritrovo di gruppo che si sposterà sulle due ruote senza sapere il percorso. E te ne freghi se piove, te ne freghi se è faticoso, se è così pieno di fango che lasci andare la bici dietro alle altre, se ti infili in pozzanghere che ti bagnano il sedere, se la tua ruota, piena di mota, te la sbatte in faccia a pezzi duri girando.
Non ci sono momenti in cui ti intristisci e pensi alle cose che vanno male o che fanno male. Pensi a pedalare, a guardarti intorno, davanti per terra, ridi e scherzi con i compagni di viaggio senza neanche sapere chi sono. Magari ci scappa che ne organizzi un altro… di viaggio, con loro. Guardi davanti Melocipede che si è fermato ad aspettare me e Lorenzo, appeso con una mano ad un palo a ridere perché mentre mi guarda salire vede dietro un cartello stradale di limite “30”: sarà casuale? Guardi dietro per vedere se Lorenzo è a posto. Scorgi Marco Pasquini ed Emanuele più avanti. Hai le scope che, se anche dietro di qualche metro, prima o poi, arrivano.
10838203_10204280581672758_8107266628414215505_oPoi capita pure che ad un bivio, invece che cartelli, trovi due bambini sulle loro bici,con le braccia rivolte verso la direzione che devi prendere. È stata dura non fermarsi e degnarli della dovuta considerazione. Quei due sorrisi curiosi e fieri mi hanno riempito il cuore. Forse figli di rider organizzatori o forse scappati dai cortili di casa per rendersi utili. Sembravamo tutti eroi ai loro occhi, pieni di fierezza e orgoglio per la collaborazione all’organizzazione, mentre i miei erano pieni di tenerezza: sono una mamma nel dna che ci posso fare?
Capita pure che, mentre pedali su un tratto di strada bianca che costeggia i vigneti, ne scorgi uno giallo ocra, uno rossomattone, in alternanza a formare rettangoli di patchwork colorati. Più colorati dell’arcobaleno, perché le sfaccettature dei colori sono infinite, non è mai lo stesso verde nel bosco, mai lo stesso giallo, mai lo stesso rosso. Vale la pena pedalare a novembre nel bosco. Non importa se manca il sole. Anche la nebbia che copre le valli ha il suo valore e tutto intorno ha il suo colore. Se a primavera è tutto nitido, pulito e profumato, in autunno è tutto colorato, bagnato e viene comunque nuovamente riosservato.

il ristoro dello sportivo

il ristoro dello sportivo

Tutto questo te lo danno solo le tue gambe e gli sport che oltre ad esser vissuti all’aperto, ti fanno spostare. Nel giro di poche ore cambiano i paesaggi, cambia il tempo e ti cambia dentro pure l’umore. Poi capita anche di trovare un atipico ristoro nel bosco. Pane e salsiccia, pane e nutella e da bere. In un casolare a mattoni, sotto una tettoia c’è chi è li dalla mattina presto a preparare e ti serve cordiale. Vuoi mettere farlo a piedi e non trovarci nessuno? Anche questo è la bici.

gli avanzi del pranzo

gli avanzi del pranzo

Vogliamo parlare del pranzo finale? Magari all’organizzazione piaceva farci mangiare tutti insieme ed alla stessa ora, quasi impossibile da realizzare con un numero vicino alle 200 persone. Ci dividono in due gruppi, ci riservano tavoli ad un altro ristorante e ci mettono davanti al naso, ormai incapace di gestir gli odori dalla fame e sete, un piatto di pappardelle al cinghiale, cinghiale in umido, acqua vino e dolce spettacolare.

Che dire? Che siamo stati benone, dall’inizio alla fine.
Che bisogna dare a Cesare qual che è di Cesare e dare ragione a tutti quelli che dicevano che la full mi avrebbe aiutata di più in sella ed impaurita di meno. Che di vita ce n’è una sola anche per cambiare le bici, se non ci si sente sicuri sopra e soprattutto se, la mattina dopo, ci si alza stanchi ma senza mal di schiena. Che son felice di aver partecipato con tutti i miei cric croc fisici e i miei giramenti di coglioni. Che almeno per un giorno son stata con gli amici senza pensare a chi o cosa mi fa incazzare. Che non importa se in mezzo a 200 persone c’è chi ti considera solo a periodi alternati, a comodo o a scazzo e basta, per fortuna nella vita si alternano da sole le persone: è una cernita naturale. Che stare una giornata fra rider e le loro famiglie è sempre piacevole. Che una giornata così lascia sempre qualcosa di buono dentro oltre alla voglia di tornare negli stessi posti, nello stesso bosco, con le stesse o diverse persone, magari  con un tempo diverso.

con una scopa così come fai a non ribaltarti?

con una scopa così come fai a non ribaltarti?

Non posso che complimentarmi con gli “Amicidellabici”, non so ancora come chiamarli, alcuni conosciuti per l’occasione, altri già amici, per come si sono adoperati per far riuscire questo secondo raduno… al cinghiale.

Grazie della bella giornata in sella ragazzi. Grazie ai rider di Piombino, tanti davvero, bravi ragazzi è così che si fa!!!

Grazie a tutti quelli che non ho ricordato ma che c’erano!!!!!

Tafferuglio