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storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


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Ciclovia tirrenica: a che punto siamo?

Questo sarà un post lungo, con cui proveremo a fare il punto. È abbastanza articolato, riporta le nostre proposte e contiene diversi rimandi sia esterni che a vecchi articoli del blog. Speriamo possa servire a chi legge per orientarsi un po’.

Siamo usciti mercoledì scorso da un seminario che ha visto rappresentanti della Regione Toscana (Carnieri e Baroni) e delle istituzioni locali (Capuano), assieme ai tecnici attualmente al lavoro, presentare quanto alla via finora. Abbiamo avuto il piacere di incontrare di nuovo Sergio Signanini, responsabile dello studio di fattibilità del progetto redatto da Festambiente, senza il quale fondamentalmente la ciclopista tirrenica non esisterebbe. Di condividere con lui la necessità di coinvolgere gli “utilizzatori finali”. Abbiamo visto riconfermare, alla presenza dei rappresentanti regionali, l’Associazione Comuni Toscani come il soggetto incaricato di lavorare localmente sul progetto, e trovato sul loro sito web buona parte di quanto avvenuto finora anche attorno ai tavoli ai quali non eravamo presenti.

Da fine settembre, sospesa la prima fase promozionale conclusasi con l’evento del 20 e dopo il primo scambio diretto con istituzioni locali e regionali, sembra in buona sostanza avviata la fase più strettamente progettuale.

segnalazioni e ipotesi sulla costa est (clic per ingrandire)

segnalazioni e ipotesi sulla costa est (clic per ingrandire)

Dopo un periodo di relativo silenzio, durante il quale abbiamo portato avanti un lavoro di analisi e esplorazione del territorio e trascritto su mappe le nostre osservazioni, idee e impressioni, abbiamo avuto l’occasione, a fine ottobre, di presenziare al terzo workshop organizzato da ACT e di presentare il nostro lavoro.

Approfittiamo per riportarlo in parte qui, a futura memoria.

segnalazioni e luoghi di interesse (clic per ingrandire)

segnalazioni e luoghi di interesse (clic per ingrandire)

Sostanzialmente, abbiamo cercato di lavorare per fasi e obiettivi, e individuare

  • i luoghi di interesse
  • le problematiche principali
  • le ipotesi di percorso praticabili
  • le ipotesi di intervento sulle problematiche

in funzione di quelli che già avevamo stabilito essere gli obiettivi, peraltro condivisi con la Regione: sicurezza e percorribilità.

I luoghi di interesse, sulla base di quelli che sono i princìpi alla base dell’idea della ciclopista, sono facilmente individuabili:

  • Baratti, la Sterpaia, l’Oasi e in centro di Piombino per quanto riguarda l’attrattività turistica;
  • le stazioni di Campiglia, Populonia e Piombino per quanto riguarda le possibilità di collegamento intermodale;
  • il porto come punto di partenza per l’Elba.

Sulla base di questi elementi da collegare, abbiamo considerato il tracciato inizialmente previsto per la ciclopista, e sono uscite fuori alcune problematiche immediate:

  • la sicurezza in ingresso e in uscita, dallo svincolo di Fiorentina fino all’ingresso in città
  • le pendenze lungo la strada della Principessa
  • la sicurezza in Geodetica, soprattutto sulle strettoie (ponti sull’oasi e sul Cornia)
  • il passaggio a fianco della discarica, dello svincolo 398 e dell’ingresso in Colmata
  • il passaggio dalle Caldanelle
  • gli allagamenti lungo il Cervia e la percorribilità degli sterrati (della Sterpaia e non solo)

In funzione di queste, abbiamo ipotizzato percorsi alternativi, individuando nel primo tratto di Geodetica – sul quale a nostro avviso ci sono tutti gli spazi per realizzare corsie ciclabili in sede stradale – il percorso più sensato da sfruttare non solo perché di fatto già esistente e percorribile, ma anche per la possibilità di incidere positivamente sulle velocità di punta della strada, grazie agli effetti di una dieta dimagrante sull’attuale carrabile.

ipotesi di intervento

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

Arrivati al ponte dell’Oasi, nodo di non facile soluzione se non passando dentro l’Oasi stessa (ipotesi peraltro ventilata in prima battuta proprio da chi l’Oasi l’ha fatta nascere e gestita per trent’anni), abbiamo ipotizzato di deviare il percorso verso la Sdriscia, riallacciarlo a Ponte di Ferro per attraversare lì il Cornia (con un ponte che ci auguriamo verrà prima o poi ricostruito, o con un ponte ciclabile in legno nel frattempo) evitando in questo modo in un colpo solo:

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

ipotesi di intervento (clic per ingrandire)

  • l’attuale ponte sul Cornia (ripido e stretto: per passare in sicurezza di lì comunque a nostro avviso servirebbe un passaggio dedicato per ogni lato, mancando lo spazio per percorsi ciclabili sul ponte attuale)
  • l’ingresso camion a Ischia di crociano (coi pericoli che ne derivano)
  • la discarica (non proprio il migliore dei biglietti da visita per la città)
  • lo svincolo della 398
  • lo svincolo di Colmata

Proseguendo al di là del Cornia da dove ipotizzato sopra, abbiamo individuato in Campo all’Olmo uno snodo estremamente interessante per collegare Piombino, Baratti e la stazione di Campiglia Marittima come segue:

  • Piombino attraversando Montegemoli e sfuttando un sottopasso semisconosciuto che permette di attraversare in sicurezza la Geodetica nel tratto finale (prima di Fiorentina), riallacciandosi a un percorso che corre lungo la ferrovia e porta direttamente alle Terre Rosse
  • Baratti attraverso un paio di strade di campagna, sterrate, che portano a Populonia Stazione (comunque parte della rete ferroviaria, cruciale nel progetto della ciclopista) una delle quali è uno splendido viale alberato che purtroppo abbiamo avuto modo di esplorare solo a lavoro chiuso.
  • La stazione di Campiglia Marittima attraverso la prosecuzione asfaltata che passa dietro all’area industriale di Venturina, e sfruttando la possibilità di utilizzare un passaggio  sotto alla ferrovia attualmente buio, semiabbandonato e sconosciuto ai più che sbuca direttamente a fianco della stazione ferroviaria.

    tutte le strade portano a campo all'olmo

    tutte le strade portano a campo all’olmo

Coscienti che la Sterpaia resta un punto di fondamentale valore, abbiamo pensato alle attuali strade di accesso al mare (gli svincoli di Perelli 1, Perelli 2 e Carlappiano) come il collegamento naturale tra una dorsale primaria (la Geodetica) e le greenways interne al parco. Per quelle strade, così come per il percorso che dal Mortelliccio arriva a Torre Mozza e si ricollega alla ciclabile di Follonica, basterebbero in fondo degli interventi di moderazione del traffico e di rallentamento dei veicoli. Lo stesso vale ovviamente per la strada di accesso a Baratti. Massimo risultato col minimo sforzo.

Per il resto, al di là di note minori, l’unico nodo difficile da sciogliere resta il collegamento dalle Terre Rosse alla città e al porto. Lì purtroppo la verifica sul territorio risulta difficile a meno di non farsi arrestare per aver oltrepassato i limiti dell’area fabbrica, ma sostanzialmente restiamo convinti che se dalla marina delle Terre Rosse riuscissimo a passare sotto la cantoniera del Gagno e a raggiungere il Cotone, avremmo una soluzione sensibilmente più sicura, decisamente meno ripida e più diretta per raggiungere la città. Senza ridursi a pensare un percorso cicloturistico indissolubilmente legato al treno per poter accedere a Piombino. Senza attendere il completamento della 398. E affrontando il raggiungimento in sicurezza del porto – una volta arrivati n centro – all’interno di quanto verrà deciso col piano urbano della mobilità.

Certo, ci sono a fare le verifiche delle proprietà (ma non piangerà chi si ritroverà una vicinale messa a posto, nonostante l’aumento del traffico ciclistico). Gli studi sulle zone alluvionali (ma in fondo buona parte dei percorsi è su strade esistenti: abbandoniamo l’idea di pista, e ragioniamo in termini di ciclovie: percorsi sicuri non vuol dire per forza segregazione). La fattibilità economica.

dalla stazione di Populonia a Campo all'Olmo raccontato da @merlinothebest per ‪#‎noisiamoPiombino‬ - Una strada fatata che sembra esistere solo per noi, da percorrere lentamente, l'unico modo per averti sempre con me… così da non arrivare mai.

dalla stazione di Populonia a Campo all’Olmo
raccontato da @merlinothebest per ‪#‎noisiamoPiombino‬ – Una strada fatata che sembra esistere solo per noi, da percorrere lentamente, l’unico modo per averti sempre con me… così da non arrivare mai.

Ma in buona sostanza, se è alla funzionalità che si guarda, alla fine crediamo si tratti principalmente di volontà. Volontà politica di realizzare qualcosa che abbia un senso, volontà dei tecnici di uscire dall’ottica strettamente progettuale e entrare nell’ottica di un designer: qualcuno che progetta qualcosa guardando a chi la utilizzerà, a tutti gli utenti che la potranno utilizzare: dai turisti tedeschi in MTB, alla famiglia olandese col carrellino, ai pendolari locali che ancora devono arrangiarsi a passare il Gagno in condizioni imbarazzanti. Tutti, nessuno escluso.
Siamo convinti che sia possibile, non perché siamo degli inguaribili ottimisti e sognatori. Ma perché in Europa queste realtà esistono, e sono in costante sviluppo. Almeno da quarant’anni.

Tutto questo abbiamo provato a trasmetterlo, riportarlo sulle mappe, spiegarlo a chi adesso ha il compito di sciogliere i nodi. I nostri in fondo sono suggerimenti e segnalazioni, ci sono sempre più strade per arrivare da qualche parte. Certo è che se i suggerimenti saltano, i nodi – soprattutto quelli  legati alla sicurezza – in una maniera o nell’altra bisogna che vengano sciolti.

Forse potrebbe servire di più mettere in sella un assessore, due tecnici (e un giornalista), fargli provare percorsi e alternative, e fargli toccare con mano quello di cui si parla, di cui ci si preoccupa, visto che alla fine della fiera la mappa non è il territorio, e sul territorio ci pedaliamo soprattutto noi. Gli utilizzatori finali.

Non è escluso che proveremo a farlo, prima o poi. Se qualcuno fosse interessato, siamo a disposizione.

Per il resto non ci resta che attendere, a questo punto, per seguire gli sviluppi e le elaborazioni. E sperare che un lavoro con un potenziale del genere non si insabbi tra burocrazia e prese di posizione, o resti in un cassetto al primo finanziamento perduto. Perché più che i finanziamenti, quello che preme a noi è l’idea di fondo.

Nel frattempo, per qualche tempo, torniamo a lavorare su alcune idee e progetti per la mobilità strettamente urbana. E a pedalare un po’ più leggeri.

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un ponte, strade lungo gli argini, qualche precisazione (ancora sulla ciclovia tirrenica)

Sale l’interesse per il progetto della ciclovia tirrenica, quasi ogni giorno il giornale locale riporta una paginata intera a tema, raccoglie spunti di chi pedala, segnala suggerimenti, problematiche, possibili soluzioni.
E nel frattempo che invoglia a fare un giro, offre spunti per contribuire.

suggerimenti PenninoEra di ieri (10 luglio) una colonna a firma Gennaro Pennino titolata “I suggerimenti di un appassionato”, relativa alla tratta Capalbio-S. Vincenzo, che nel dettaglio per il tratto locale segnalava:

4.Follonica-San Vincenzo Penso che per questo tratto, la scelta più semplice sarebbe quella di seguire, dopo la Carbonifera (facilmente raggiungibile per strade ciclabili abbastanza tranquille), le strade interne al promontorio che conducono a Baratti. Da qui a San Vincenzo è già presente l’ottimo percorso interno alla pineta. Una interessante alternativa sarebbe raggiungere Piombino e, quindi, Marina di Salivoli, località già collegata, con un tracciato bello ma impegnativo, a Populonia e quindi Baratti. Purtroppo ad oggi, il collegamento Carbonifera Piombino presenta due forti ostacoli, Centrale Enel e Zona Industriale, che costringono a percorrere la trafficata strada provinciale. Nella restante parte, il percorso è molto interessante e facilmente percorribile (un po’ trafficato in estate).

Ci ho ragionato un po’, c’era qualcosa che non tornava, la geodetica e l’ingresso in città erano nodi affrontati un po’ troppo alla leggera, e m’è sembrato giusto fare il punto con l’occhio di chi uno sguardo sulle strade del comprensorio ci gira da un po’, e di segnalazioni di ciclisti ne ha raccolte diverse. Con piacere mi ritrovo il pezzo pubblicato quasi per intero su una colonna identica nell’edizione di oggi (11 luglio). Il titolo è un po’ iperbolico: un ponte che secondo me “fornirebbe un paio di alternative” si è trasformato in un ponte che “risolverebbe tutto”.
Magari…
D’altra parte i ponti pare siano ben visti, a giudicare  dall’articolo del 6 luglio 🙂
Comunque, dato che sul giornale manca anche una parte relativa alle vie verdi, tagliata per sacrosanti motivi di spazio, e i riferimenti su mappa (fatta al volo rielaborando il lavoro fatto per il PUM), mi pare utile riportare il testo integrale della lettera:
la colonna pubblicata

la colonna pubblicata

Buongiorno,

vi scrivo in merito a quanto letto stamani sulla pagina dedicata al progetto della ciclovia tirrenica, presenta purtroppo una situazione un po’ troppo ottimistica reltivamente al punto 4.Follonica-San Vincenzo, ipotizzando di seguire dopo carbonifera le strade interne del promontorio di Piombino.
Mappa alla mano, tra Carbonifera e il promontorio c’è da attraversare, oltre a tutta la strada della base Geodetica, anche lo svincolo della 398 e quello di Fiorentina prima di poter raggiungere la Principessa o i percorsi sul promontorio.
Inoltre, una volta raggiunte “le strade interne al promontorio”, sarebbe utile far presente che le stesse sono percorribili esclusivamente in mountain bike, e presentano dei dislivelli e delle difficoltà tecniche da persone abbastanza allenate, e non certo percorribili da tutte le tipologie di ciclista, incluso chi viaggia con borse e magari carrellini con bambini al seguito.
L’ipotesi di ingresso in città inoltre, allo stato attuale presenta altri due punti fortemente critici di passaggio nel traffico veicolare (dalla curva del Gagno al Poggetto) , e per quanto ci stiamo attivando come #Salvaiciclisti Piombino con l’attuale amministrazione per lavorare nell’ottica di un’entrata e un’uscita sicure (sia in funzione di bretella turistica per l’elba che per la sicurezza dei residenti che la bici la utilizzano per spostarsi), pensarla come percorso consigliabile fino a Marina di Salivoli non sarà un’opzione finché il nodo del futuro dell’area industriale (con la vicenda AFERPI in fase di definizione) non verrà sciolto.
Infine, da Marina di Salivoli – o più precisamente da Calamoresca – i percorsi lungo costa che attraversano il promontorio sono nuovamente sterrati da trekking e da mountain bike, con pendenze ancora più impegnative rispetto agli sterrati del promontorio sul lato di Fiorentina, e difficoltà tecniche più adatte a degli sportivi che a dei cicloviaggiatori. Gli scorci sono meravigliosi, ma sono accessibili a altri target, insomma.
Per mantenersi comunque in un’ottica propositiva, i punti critici della base geodetica al momento sono in parte evitabili sfruttando le strade di campagna interne che attraversano le Guinzane e la Sdriscia. L’abbattimento del ponte di ferro sul Cornia purtroppo porta come unica possibilità quella di buttarsi su un breve tratto d’Aurelia, per attraversare Venturina e dalla strada della Caldanelle raggiungere Baratti.
Inoltre, rendendo percorribili gli argini del “canale allacciante Cervia” che attraversa il Parco della Sterpaia (ci sono interventi possibili per migliorare la percorribilità sui lungofiume senza l’impatto ambientale di una strada asfaltata), si potrebbe Collegare Carbonifera con Perelli dal fosso Vignale al fosso Acquaviva, evitando la geodetica del tutto, attraversando un parco naturale e passando a fianco di un’oasi naturale.
In prospettiva di investire sul territorio quindi, con la ricostruzione di un ponte in quella zona del Cornia (che mi auguro avvenga quanto prima e che tenga conto delle pendenze di chi pedala, oltre che delle necessità dei residenti), attraversando le strade di campagna e passando a fianco dell’oasi WWF Orti-Bottagone si potrebbe arrivare a Baratti da Campo all’Olmo, sfruttando qualche strada bianca e un tratto lungo ferrovia fino alla stazione di Populonia, per poi ricollegarsi alla strada della Principessa. Sempre via Campo all’Olmo, sarebbe possibile anche – nell’ottica di incentivare l’intermodalità bici+treno – un collegamento con la stazione di Campiglia Marittima, raggiungibile attraverso un piccolo sottopassaggio (semisconosciuto e che avrebbe bisogno di un po’ di illuminazione, ma comunque servibile).
Un solo ponte insomma, fornirebbe almeno un paio di alternative del tutto al di fuori dal traffico veicolare, senza arrischiarsi a affrontare pendenze improbabili o percorsi tecnici duri.
Come recentemente dichiarato dal Ministro dei Trasporti Delrio in riferimento a un’altra ciclovia, il progetto VenTo, che prevede collegare venezia con Torino sfuttando percorsi lungo Po, rendere percorribile una ciclovia di quelle dimensioniha lo stesso costo di tre chilometri di autostrada. Per tratti brevi come quelli presi in considerazione, soprattutto se inseriti in un progetto abbastanza ampio da poter accedere a finanziamenti europei di rilievo, saebbe utile cominciare a pensare di intervenire anche e soprattutto nell’ottica di una messa in sicurezza dell’esistente, senza piegarsi troppo, laddove non strettamente necessario, a soluzioni di ripiego. Anche in considerazione del ritorno sia in termini di vivibilità che di economia legata a un tursmo in espansione come quello su due ruote.
Concludo ringraziando il Tirreno per la serie di pezzi dedicata al progetto: lo trovo estremamente interessante sia come filosofia di fondo (che non prevede troppa segregazione degli spazi in quelle che Rumiz ha definito “ciclabili ghetto”) che come realizzazione work-in-progress. Sono lieto che se ne parli, che si offra alle persone la possibilità di segnalare le problematiche e di imaginare delle soluzioni, e che si coinvolga un bacino ampio di lettori al di là dei semplici appassionati, sollevando sia interesse sul tema che attenzione sulle imprescindibili questioni di sicurezza di chi, per turismo o semplicemente per spostarsi, fa purtroppo parte dell’utenza vulnerabile della strada.
Il futuro che vogliamo prende forma a partire dalla capacità di immaginarlo, e di raccontarlo agli altri. Questo progetto offre un futuro che condivido, ed è una ventata d’aria fresca che aiuta anche a superare il campanilismo tipoco toscano dei singoli comuni.
Allego un link a mappa del territorio, work in progress e rielaborazione di un altro lavoro fatto dal nostro gruppo in ambito urbano, con una serie di ipotesi e criticità, incluse quelle sopra presentate, al fine di una migliore comprensione di quanto affermato. I percorsi indicati sono cliccabili per una breve descrizione.
Cordialmente
Marco Melillo


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Una bretella, un progetto, una ruota. Facciamo due.

Un percorso sicuro che corre lungo la costa toscana.
Più di 300 km, per collegare la regione dall’estremo nord all’estremo sud.
Finalmente il progetto Ciclovia Tirrenica esce allo scoperto e si guadagna lo spazio che merita sulla stampa locale

2015.07.02 tirrenica

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo sul sito web del Tirreno

Riportiamo le parole del direttore del Tirreno, Omar Monestier:

Discorso difficile per la patria dei campanili, lo so bene. Le differenze sono una risorsa, ma c’è almeno un progetto, in ambito turistico, per il quale lo smembramento delle risorse e degli impegni è dannoso: la ciclabile del Tirreno. Un sogno. Un sogno vero, che inizia a Nord, in provincia di Massa Carrara e termina a Grosseto. Se ne parla da anni e non se n’è mai fatto nulla. Ogni amministrazione comunale o provinciale ha agito per sé, costruendo tratti di pista che terminano nel nulla o che si innestano su altri pezzi che mal si raccordano. La Regione Toscana ha da poco concluso il progetto della ciclovia lungo il fiume Arno e ha manifestato l’interesse a ripetere l’iniziativa lungo la costa.
[…]
Raccontiamo ciò che è stato fatto e quel che manca, sottolineando che per un’area fortemente turistica come la costa una ciclovia non è soltanto uno spazio per gli amanti delle due ruote. È anche sviluppo economico, destagionalizzazione, valorizzazione e potenziamento dell’offerta legata a un turismo che rispetta l’ambiente. Una ciclovia è molto più che un nastro d’asfalto lungo 300 chilometri. È la possibilità di creare lavoro in ambiti dalle grandi potenzialità, è l’incrocio proficuo di attività alberghiere e della ristorazione con l’arte e i concerti.

mappa

La bozza del percorso nella nostra zona

Come non essere d’accordo? È necessario lavorarci, farlo in maniera coordinata, e da un’ottica lontana chilometri dai nastri d’asfalto. Il progetto di Signanini è ampio, strutturato, e punta a risolvere delle criticità, sui vari territori, che non frenano solo il cicloturismo. Costituiscono di fatto anche una serie di impedimenti a chi sul territorio ci vive e ci pedala, o ci vorrebbe pedalare, quotidianamente.

Guardiamo la faccenda dal punto di vista locale, allora. Per dove stiamo posizionati sulla mappa, a Piombino serve una bretella. No, non la 398. Una bretellina, diciamo. Un gancio, che arrivi al porto, e che leghi alla linea pedalabile che corre lungo la costa anche i punti di interesse presenti sul territorio comunale, oltre al centro storico cittadino: Baratti, il parco della Sterpaia, l’Oasi WWF. Al momento siamo tagliati fuori. Cercheremo di fare il punto con l’amministrazione, qualche punto lo abbiamo già inserito nelle nostre proposte e segnalazioni, proveremo a capire i tempi e le modalità di intervento, e l’interesse reale di entrare a far parte di qualcosa che – almeno secondo noi – ha del potenziale

Proveremo a esserci, insomma. A capire dove e come sarà possibile passare. E a provare a dire la nostra, senza le competenze tecniche, ma con il polso di chi sul territorio ci pedala già. E per piacere o per sopravvivenza qualche alternativa sicura se l’è già trovata.

interruzioni

a proposito di percorsi interrotti, basta vedere la foto legata all’articolo di giornale

Alla fine del percorso, ci sono delle cose che piacerebbe veder fare: un ponte sul Cornia, che permetta di evitarsi la Geodetica e l’Aurelia collegando Campiglia Marittima, Campo all’Olmo e Sdriscia (e che non serve solo ai residenti). Un po’ di tranquillità in più per arrivare fino a Baratti. Una via di uscita sicura per oltrepassare il Gagno, il Poggetto, viale Unità d’Italia. Per quanto siamo coscienti delle tempistiche legate al futuro dell’area. Poi ci sono delle cose che ci piacerebbe non veder fare: una replica della ciclopedonale di San Vincenzo (scomoda, pericolosa, impercorribile), un aggancio di ciclabili tra comuni come quello sulla strada del Puntone, dove la ciclabile salta da un lato all’altro della strada, e il fondo si trasforma in ghiaino. O percorsi interrotti ad ogni ingresso auto, a spezzare la continuità.

Abbiamo esempi deliranti, su come non fare le cose. E esempi splendidi da copiare, riproporre, adattare alle strade locali, per capire come farle. Alcuni costosi, “alla danese”. Per altri basterebbe ragionare su una segnaletica unica, capillare, efficace. Sfruttando e mantenendo le nostre strade secondarie di campagna, “alla pugliese”.

Ci auguriamo che in una maniera o nell’altra Piombino non rimanga fuori anche da questa linea costiera. Che per questa bretella non servano anni. E che forti della conoscenza diretta del territorio e delle problematiche  e risorse che presenta, le associazioni e le singole persone che lo vivono e che soprattutto ci pedalano in prima persona possano partecipare attivamente alla costruzione di un pezzo di futuro diverso, senza rirovarsi a osservarlo sfrecciarci accanto, perché anche se passerà soltanto a quindici chilometri all’ora sarà difficile da inseguire, una volta persa la ruota. Meglio correre in gruppo.


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In bici agli orti per la giornata delle oasi

fenicotteri

l'articolo sul Tirreno: le problematiche

l’articolo sul Tirreno: le problematiche (clic per ingrandire)

Una bella occasione per incontrarsi.
Il 24 maggio era la giornata nazionale delle oasi, e complice un incontro in precedenza con Graziella Rossini (per le ferrovie dimenticate), nonostante altri impegni sparsi sono riuscito ad andare incontro alla delegazione livornese dei Pandaciclisti, per fargli compagnia lungo il tragitto dalla stazione di Campiglia all’Oasi Orti-Bottagone.

Alla fine eravamo in debito per la Campagna 10 minuti, per le tante informazioni raccolte sulla situazione del progetto della ciclovia tirrenica, per i suggerimenti, e mi sembrava giusto provare a restituire qualcosa.

Al solito, le prime difficoltà sono emerse col tentativo di uscire da Piombino per raggiungere Campiglia: ero l’unico disponibile, dovevo andare con mia figlia di tre anni sul seggiolino posteriore, ma se da solo mi prendo dei rischi non mi sembrava il caso di farlo anche in questo caso.
L’alternativa bus non è praticabile, a meno di non smontare la bici e riporla in una sacca. Quella in treno, se in settimana garantisce qualche corsa in più per via dei pendolari, di domenica non permette di uscire da Piombino prima delle nove passate. Non proprio presto, per chiunque volesse scegliere il treno per una gita fuori porta, o evitare le problematiche in uscita dalla città.

Santa pazienza quindi. Un po’ di rassegnazione. E la decisione di affidare la bimba alla mamma e raggiungere Campiglia in solitaria con la bici.
Raggiunto il resto del gruppo in arrivo da Livorno in treno, siamo partiti in direzione Oasi. La mancanza di un passaggio sul Cornia come quello di Ponte di Ferro, conosciuto e rimpianto dal gruppo di Livorno che aveva avuto modo di utilizarlo in passato, ci ha costretto a ripiegare su venturina. L’occasione è servita a far conoscere un paio di sottopassaggi strategici: quello della stazione (in prospettiva di riapertura di u ponte sul Cornia) e quello del cavalcavia della stazione. Da lì, al di là dell’inevitabile traffico sul breve tratto di Aurelia da Venturina a via degli Affitti, il percorso s’è sviluppato piacevole e tranquillo.

Il nostro Eroe mentre cerca la strada più breve per raggiungere l'outlet

Il nostro Eroe cerca la strada più breve per raggiungere l’outlet

Il resto della mattinata, consegnati ai partecipanti alcuni gadget impacchettati per l’occasione, è stata una piacevolissima visita all’oasi, passata parlando di ambiente e turismo, progetti regionali e europei, e scambiandoci prospettive e visioni del futuro. Particolarmente prezioso è stato l’occhio attento di Paolo Politi, che dalla torretta di avvistamento si è prestato ad indicare e a spiegare i dettagli dell’oasi e della fauna che abbiamo avuto la fortuna di vedere. Oltre a quello, una chiaccherata sulle ipotesi del nostro territorio, proprio a partire dall’area dell’Oasi e della vicina centrale ENEL di Tor del Sale, mi ha dato la misura di come sempre di più si senta il bisogno di tornare a immaginare il futuro. Di di ritrovare negli altri la capacità e la voglia di immaginare qualcosa di diverso da quello che è sempre stato. Ragionando in prospettiva, anche azzardando delle ipotesi che non siano strettamente legate al proprio tornaconto immediato, o dei prossimi dieci minuti, ma che diano alla nostra zona un margine di respiro un po’ più ampio, evoluto e internazionale.
Perché abbiamo degli angoli di pasadiso a meno di 10 km dalla porta di casa, con un infinito potenziale inespresso sia dal punto di vista ambientale che da quello tecnologico. E perché dovremmo provare a farli convivere, quei punti di vista.

coi pandaciclistiDurante rientro per pranzo, breve e scontato attraverso gli stessi punti critici che avevamo voluto evitare all’andata, ho accompagnato due dei pandaciclisti fino al bivio per San Vincenzo. Io sono rientrato verso casa, sfidando le solite problematiche di sempre. Loro hanno preferito diminuire il rischio, e andarsi a godere una pedalata fino a Populonia. Gli ho parlato un po’ di Piombino, anche se la conoscevano già. Al prossimo giro spero di poterli accompagnare in città in tranquillità e sicurezza, convincerli a tornare a trovarci senza rimanere bloccati in extraurbano dal timore di una strada trafficata.

Se tutto va bene, se una ciclovia tirrenica prima o poi verrà conclusa con criterio, prima o poi vedremo anche di andarli a trovare in bici da qui. Magari torniamo in treno. Perché alla fine è bello anche fare i turisti vicino a casa.

il programma della giornata

il programma della giornata