piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


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La variante Conad

Nessun uomo è un’isola
e neanche un supermercato lo è

Si è svolto ieri al Perticale un incontro pubblico con l’assessore all’urbanistica per illustrare la variante urbanistica legata allo spostamento del Conad, e gli interventi di interesse pubblico che il privato dovrà realizzare contestualmente. E se un supermercato non è un’isola, proviamo a dare uno sguardo a quel che c’è attorno, con un occhio alle persone oltre le cose.

La notizia, in breve: il Conad si sposta di pochi metri dalla sede attuale ai vecchi magazzini Aurelia, e oltre alla realizzazione del nuovo punto vendita e alla relativa area di sosta si occuperà di realizzare una rotatoria in corrispondenza con l’ingresso del parcheggio e dell’area della palestra, un ampliamento del parcheggio pubblico, e il completamento del tratto di collegamento pedonale e ciclabile con via della Pace, attualmente solo pedonale e interrotto al confine sud del campo di atletica.

Il progetto parte dall’analisi di partenza della relazione illustrativa del Progetto, dove si legge:

L’area […] ricade nella zona urbana 6 per la quale è stata evidenziata una carenza di disponibilità delle aree di sosta con una stima di circa 160 posti auto in meno rispetto al fabbisogno (pari a – 18% della zona), che risulta essere il dato più alto nel comune dopo il centro storico.
Per quanto riguarda i collegamenti stradali e il sistema di accessibilità, attualmente l’area di trasformazione è attraversata tra i due ambiti da via Lerario/ via Maestri del lavoro[…]. Tale strada è riconosciuta come un asse urbano principale […]. Il dossier D non individua particolare criticità nel tratto di attraversamento dell’area AT26[…]. Ad ogni modo, data l’immissione nell’ambito 5 di una nuova struttura commerciale che incrementa la presenza di autoveicoli sul traffico di base esistente, il PA prevede la realizzazione di una intersezione a rotatoria su via Lerario, in corrispondenza con l’accesso pubblico alla nuova struttura di vendita, che contribuirà a un regolare deflusso del traffico presente in quella sezione stradale.

il quartiere ci guadagna? rispetto a niente, di sicuro il quartiere ci guadagna

Posto che su una strada priva di marciapiede sul lato del fosso e con due curve cieche non individuino particolari criticità, l’incontro è stato piuttosto utile a chiarire alcuni punti e a segnalare alcune problematiche.

L’ottima notizia è che il collegamento tra via della Pace e le scuole non sarà più solo una previsione superata del vecchio Regolamento Urbanistico, ma verrà completato. Il tratto collegherà via della Pace alle elementari – come più volte richiesto – con un percorso ciclabile e pedonale in sede separata. Suggeriamo almeno una separazione con gradino, per evitare situazioni di conflitto con i pedoni nei momenti di picco (l’entrata e uscita dai licei, soprattutto, è piuttosto transitata). Via Amendola da quel punto di vista è un esempio chiaro dei problemi che comporta una separazione solo nominale. Ma comunque vada non può che essere un buon risultato, vista la situazione attuale.

La brutta notizia è che l’area pubblica di sosta vedrà più che triplicare gli stalli auto (da una trentina a un centinaio), a fronte di una riduzione dell’area a parco e nonostante il Conad abbia già la sua area di sosta minima come da normativa. In parte l’incremento era inevitabile, in parte la scelta politica è stata quella di giocare a rialzo, andando a dedicare alle auto tuta l’area sterrata attualmente comunque utilizzata in entrata e uscita dalle scuole, e sostanzialmente adottando una politica di messa a norma di un abuso.
In un’area che vede i picchi di utenza in orari scolastici, da un’amministrazione che vuole mettere in piedi una “rivoluzione della mobilità” ci saremmo aspettati una sistemazione dell’area, anche un minimo incremento degli stalli attuali, ma non un aumento di questa portata. Che i parcheggi incentivino l’utilizzo dell’auto, credevamo fosse ormai acquisito.
In un’epoca in cui le problematiche maggiori di traffico gravano proprio sulle aree scolastiche, e le soluzioni adottate in molti luoghi – nell’interesse prioritario dei bambinivanno verso la chiusura delle aree scolastiche al traffico veicolare privato, triplicare gli stalli ci pare abbastanza anacronistico. Certo, è quello che la gente vuole: più parcheggi. Ma resta una soluzione ben poco rivoluzionaria.
Avremmo preferito veder sistemare l’esistente, e magari comunicare alla cittadinanza come soluzione all’annoso problema della sosta abusiva sul piazzale il potenziamento del trasporto pubblico.
Si prende atto che la scelta fatta dal Comune è stata un’altra: la spesa si fa in macchina, e a scuola i bimbi si portano in macchina. Peccato per l’ennesima occasione persa. La rivoluzione può attendere. Certe realtà continuano a esser trattate come ineluttabili.

Poi c’è la la (non) notizia, abbastanza buona: Non è previsto un percorso ciclabile in rotatoria (ma d’altra parte quelli sono cose da rubrica di fantascienza), e sostanzialmente non ci si pone il problema – contestualmente a questo intervento – di come raggiungere il percorso ciclabile in sicurezza dal lato sud. Durante l’incontro però è stato dichiarato che l’esistenza di un collegamento tra licei e Perticale è propedeutico una “messa a rete sistemica” futura, che pur non potendo essere inclusa nell’intervento di un privato come quello del Conad supponiamo verrà esplicitata nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

Nota a margine, rimanendo in ambito di aree di sosta: il piazzale di sosta del Conad prevede inoltre la realizzazione di 30 stalli bici (incremento del 2% rispetto ai 28 minimi previsti, a fronte di un incremento dell’11% e del 20% sui minimi di 99 e 66 previsti rispettivamente per auto e moto). Non è dato sapere se degli stalli per bici propriamente detti saranno previsti in sostituzione dell’attuale inutile mollone accanto alla scuola, e eventualmente incrementati in che misura. Onestamente tra le tante domande ci siamo scordati di chiederlo. Magari lo faranno ufficialmente UISP o la scuola.

Tra il PUMS in approvazione entro Luglio e l’intenzione del Conad di aprire per Pasqua 2019 (quindi verosimilmente si spera almeno di avere il percorso ciclabile e pedonale aperto per l’anno scolastico 2019-2020, ma ci auguriamo prima dell’estate), almeno vediamo muovere qualcosa di concreto.

Il rendering della rotatoria (ovviamente solo illustrativo) con tanto di bici in attraversamento su passaggio pedonale, da marciapiede a parcheggio, senza neanche i quadrelli di attraversamento ciclabile a terra. Praticamente per raggiungere il percorso ciclopedonale ci si continuerà ad arrangiare

Aspettiamo la pubblicazione del progetto per valutare l’opportunità di fare eventuali osservazioni o se puntare sulla velocizzazione dell’iter, sorvolando su incongruenze e perplessità minori.

Nel frattempo siamo ben lieti della contrattazione che ha portato alla decisione di Conad di accollarsi costi superiori ai previsti oneri di urbanizzazione per intervenire su tutta l’area di interesse pubblico. Ci auguriamo di non dover attendere nuovamente interventi privati e relative concertazioni per vedere realizzati altri interventi di pubblica utilità per la mobilità ciclistica in città.
Non ci sono abbastanza supermercati da spostare.

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Un bilancio parziale

A seguito delle ultime notizie lette sul Tirreno, ci preme fare una breve ricostruzione di una questione particolare legata alla ciclabilità cittadina:

Più di due anni fa Salvaiciclisti Piombino aveva proposto l’apertura di un percorso dedicato tra licei e perticale, estrapolandolo dal documento presentato qualche mese prima in vista del PUMS (definito dallo stesso assessore all’epoca un lavoro utile e ben fatto).

La proposta nasceva dichiaratamente con l’intento di evidenziare e sollecitare un intervento ad alta resa e basso tasso di polemica, dato che collegava un quartiere residenziale con l’altro e due plessi scolastici altamente frequentati, senza togliere un parcheggio né un metro di spazio alle auto, e sfruttava spazi semiabbandonati sul confine tra le scuole e il campo di atletica.

La richiesta era stata inviata agli assessori ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica, con la seconda fresca di nomina e reduce da anni di attività con il Consiglio dei Bambini e delle Bambine proprio sul tema della mobilità.

Lo stesso tratto era già previsto dal Regolamento Urbanistico approvato durante il precedente mandato, e segnalato indipendentemente anche da Spirito Libero, lista civica facente parte dell’attuale maggioranza.

Ci aspettavamo un minimo di entusiasmo e tempi certi, ma risposte in merito non ne sono mai arrivate.

Fu detto più volte durante i successivi incontri pubblici di confronto con la cittadinanza di aspettare il Piano della Mobilità, ché senza quello l’amministrazione non avrebbe speso un centesimo.

Abbiamo aspettato.
Anche per interventi banali
come la riparazione di una rastrelliera. Per almeno tre anni. Continuando a proporre e segnalare dubbi e possibilità anche su una serie di altri temi, e a partecipare agli incontri, sempre più radi. Abbiamo aspettato

Nel frattempo, negli ultimi mesi:

  • è stato installato un tornello – abbastanza inefficace – per impedire il passaggio dentro al parcheggio dell’IPC
  • sono stati annunciati almeno due interventi sostanziosi relativi alla mobilità su altri punti della città

a dimostrazione che su quel che si ritiene prioritario è possibile spendere anche più di un centesimo, che sia per due tubi di ferro o per un altro svincolo a fagiolo.

Un paio di settimane fa ci siamo quindi permessi di sollecitare un riscontro sul percorso in questione.
Stavolta inoltrando la richiesta in copia al Tirreno:

2018.03.15 taglio ai licei - Copia.jpg

Il pezzo gentilmente pubblicato sul giornale, sulla base del nostro sollecito al Comune

Aspettando che passassero tutte le scadenze indicate in precedenza, e aspettando anche che passassero le elezioni, fosse mai che una richiesta che riteniamo sacrosanta venisse liquidata come un attacco politico.

Crediamo di aver dimostrato tutta la pazienza del mondo.

La risposta del Comune è arrivata dopo una decina di giorni, indirettamente, come nota a margine di un comunicato relativo al finanziamento del progetto (il progetto, non la realizzazione) di una ciclabile in costa est. Un percorso lungo l’argine in gran parte già esistente, che avevamo indicato anche noi, ma solo come secondario a una direttrice in Geodetica, funzionale solo in chiave turistica per collegare le strutture ricettive della costa al comune vicino di Follonica.

In buona sostanza:

  • i soldi se si vuole si trovano e si possono spendere, il piano evidentemente non è vincolante
  • si è scelto di privilegiare la progettazione di un intervento di tipo turistico-ricreativo in extraurbano, su un tratto già in parte percorribile, che incide ben poco sulla mobilità sia cittadina che interna al territorio comunale
  • si rimanda l’apertura di un tratto funzionale ai residenti e alle scuole a un futuro spostamento del Conad, demandando quindi alle esigenze commerciali di un privato l’apertura di un percorso a servizio della cittadinanza.
  • si rimanda nuovamente l’approvazione del PUMS, che ricordiamo:

a novembre 2014 era prevista per settembre 2017:

PUMS 1.jpg

da un comunicato stampa del Comune

dopo vari ritardi e rinvii, a ottobre 2017 era slittata a dicembre 2017

e adesso ci ritroviamo posticipata a luglio 2018

Il tutto senza neanche una data certa per lo spostamento del Conad.

Ora, stando alle speranze espresse da Antonio Cavicchi, titolare della società proprietaria del supermercato, il nuovo Conad sarà pronto nel 2019.

Ma già altri progetti sugli spazi pubblici erano stati vincolati a interventi di realtà private: lo spostamento della COOP da via Gori, la restituzione alla città delle aree di Città Futura. Il primo è saltato, la seconda si trascina in un limbo da anni, e il resto della città è rimasto al palo in attesa di un futuro sempre più fumoso.

E comunque più che le speranze di un privato vorremmo avere riscontri, e possibilmente risultati concreti, dall’amministrazione pubblica.

A proposito di progetti, a questo punto viene da chiedersi che fine abbia fatto anche quello più volte annunciato e poi scomparso nel nulla relativo a Ponte di Ferro.

Un’ultima nota a margine: a breve comincerà la campagna elettorale, e ricominceranno a fioccare promesse di magnifiche sorti e progressive da tutte le parti. Più piste ciclabili per tutti.
Chiediamo una cortesia a chiunque vorrà occuparsi del tema: risparmiateci l’improvvisazione, le promesse vuote e la vaghezza. Se qualcuno è davvero intenzionato ad affrontare con criterio i temi della mobilità urbana e della ciclabilità, presenti proposte di interventi concreti e con tempi certi.
Se non si ha idea di come affrontare il tema, le nostre proposte sono sempre le stesse. Copiatele, sono gratis, e a disposizione di tutti. Le trovate tutte pubblicate nella sezione DOCS, uscite via via sul Tirreno e raccolte su questo sito nella rassegna stampa. Siamo disposti a illustrarle di nuovo, a confrontarci concretamente, a fornire e ricevere suggerimenti.
Altrimenti lasciateci rassegnare all’evidenza che il tema della ciclabilità non è considerato né prioritario né secondario per l’amministrazione della città, e abbandonateci alla nostra marginalità evitando almeno di infierire.

Ci siamo comunque già abituati sulle strade, alla marginalizzazione. E abbiamo imparato da tempo a sopravvivere.


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Aggiornamenti sul piano della mobilità

2Il 14 luglio siamo stati invitati dal Comune al tavolo organizzato sul piano della mobilità.

L’assessore ha riportato gli aggiornamenti sullo stato dei lavori, ha fatto un accenno alla riunione prevista per il 25 del primo tavolo tecnico sulla ciclovia tirrenica, e ha presentato l’ingegner Ferrini della Tages, incaricata di redigere il piano. Dopo aver nuovamente illustrato i temi di fondo e dato spazio a vari interventi dei presenti, sostanzialmente l’incontro si è concluso con l’assegnazione dei compiti a casa: un mese per elaborare contributi da parte di chi non l’ha fatto, specificando che allo stato attuale la necessità è quella di avere contributi di carattere generale, senza entrare nei dettagli dei singoli interventi.

Da lì, dovrebbero poi partire consultazioni dirette e più specifiche con le singole realtà coinvolte, e tavoli specifici

Da parte nostra, un contributo lo avevamo prodotto durante un inverno di lavoro, e presentato già nella primavera del 2015. Entrava nei dettagli ovviamente, ma ci entrava con alla base delle considerazioni di carattere generale. Per non lasciare niente in sospeso, a scanso di equivoci e anche in virtù di quanto è entrato a far parte del dibattito pubblico da un anno a questa parte, abbiamo buttato giù una lettera, inviata il 20 luglio, che riassume i punti secondo noi fondamentali.

La pubblichiamo anche qui, in attesa di convocazione dei tavoli. E in attesa del 2017 come anno della ciclabilità, continuiamo a pedalare – nei limiti del possibile – anche nel 2016.

20/07/2016 – alla c.a. dell’assessore Capuano:
Buongiorno,
facciamo seguito all’incontro del 14 luglio in sala consiliare ringraziando nuovamente l’assessore Capuano per il coinvolgimento. Al netto delle istanze particolari emerse al tavolo, prendiamo atto che entro un mese alle varie parti è stato richiesto di produrre un contributo di ampio respiro, oltre che di dettaglio.
Da parte nostra riteniamo che quanto richiesto emerga in maniera abbastanza chiara all’interno della documentazione varia già inviata all’assessorato:

– le proposte e le segnalazioni per il PUMS inviate in data 01/04/2015
– il lavoro sulle mappe relativo al progetto ciclovia tirrenica, inviato in data 02/11/2015, consegnato ed illustrato anche ad ACT pochi giorni dopo
– l’highlight su una proposta specifica di intervento in città, inviato in data 26/01/2016, per il quale non abbiamo ricevuto riscontro, ma che ci risulta essere stato sottoposto al vaglio dei tecnici comunali

Tutto il materiale, assieme ad altri lavori minori, è reperibile pubblicamente anche sul nostro sito web, dove nel tempo sono apparsi anche articoli, analisi e commenti vari su questioni specifiche e notizie locali a tema mobilità.
Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti, approfondimenti e confronti relativamente a quanto presentato, anche in considerazione della necessità di riparametrare alcune delle proposte fatte e dei concetti di fondo in funzione dei futuri sviluppi di alcune aree, e di quelle che sono le ipotesi già fatte dall’amministrazione, che al momento non sono disponibili per poter parametrare sulle stesse un contributo da parte nostra
Nel frattempo, dati anche alcuni dei punti cui è stato fatto accenno durante l’incontro, ci teniamo a riassumere, senza entrare troppo nello specifico dei singoli interventi – se non a titolo di esempio – quelli che riteniamo i concetti prioritari e le strategie utili per una mobilità diversa e migliore in città. Non solo dal punto di vista ciclabile, perché come già espresso altrove:

#salvaiciclisti nasce da un’istanza di città e di ambiente nuovi, diversi, allargati, e non dalle esigenze di una singola categoria. Perché nessuno di noi è un ciclista, siamo al massimo persone che si spostano in bicicletta. Alcuni neanche ce l’hanno, una bicicletta, e preferiscono camminare. E al pensiero di ottenere percorsi esclusivi e dedicati solo perché in questo preciso momento storico ce n’è la possibilità, perché la bicicletta come mezzo di trasporto è tornata di moda, preferiamo scelte che privilegino un percorso inclusivo, uno spazio comune dove persone in bici, persone a piedi, persone con disabilità motorie e persone su mezzi a motore possano spostarsi tutti con meno fretta, senz’altro. A velocità più umane. Senza nuocere gli uni agli altri, e in sicurezza.

Riassumiamo dunque per punti, per quanto è possibile riassumere temi complessi, i concetti di fondo che consideriamo utili allo sviluppo di dettaglio:

cuore limite 30 spezzato senza km1) riduzione delle velocità veicolare in area urbana: anche in virtù dei pochi spazi che rendono impossibile realizzare percorsi separati ovunque, e dei maggiori costi che questi richiedono, per la realizzazione di una rete ciclabile che sia davvero funzionale preferiamo che si punti sulla condivisione degli spazi in strada piuttosto che sulla segregazione, limitando quest’ultima alle direttrici di scorrimento principali, secondo il modello danese. Crediamo che la creazione di zone 30 estese e diffuse in ambito urbano sia la soluzione migliore da mettere in pratica. Nella stessa ottica crediamo sia importante evitare i percorsi ciclopedonali laddove non sia impossibile farlo, soprattutto in ambito urbano: tendenzialmente sono soluzioni conflittuali e non risolutive della domanda di mobilità nuova in quanto poco funzionali per gli spostamenti quotidiani.

Parklet-Program-62) riduzione del parco auto: nonostante venga spesso ribadita durante gli ultimi incontri e dichiarazioni pubbliche la carenza di parcheggi come problematica da affrontare, siamo convinti che il punto di vista vada ribaltato, e che si debba cominciare ad affermare con convinzione che i parcheggi auto sottraggono già una quantità inaccettabile di spazi vitali alle persone, a partire da bambini e anziani, e che oltre alla necessità di spostarli in aree decentrate (come sembra essere intenzione dell’amministrazione) ci sia la necessità di non aumentarli, e possibilmente in prospettiva di ridurli.

3) sistema di disincentivi agli automobilisti: per quanto possa atterrire la prospettiva di creare disagi, qualunque incentivo al TPL o all’uso della bicicletta in città è vanificato senza intervenire in maniera decisa sulle abitudini consolidate di chi si sposta in auto: con percorsi più lunghi, allontanamento delle aree di sosta, tariffazione della stessa e – soprattutto – controllo e sanzione dei comportamenti abituali scorretti e potenzialmente pericolosi. Siamo convinti che per arrivare a risultati concreti non ci si possa limitare al miglioramento della situazione per chi non può spostarsi con un mezzo privato a motore, ma che si debba puntare anche al cambiamento delle modalità di trasporto di chi si sposta in auto abitualmente.

biketrain4) intermodalità con TPL: in vista delle tempistiche inevitabilmente lunghe dei progetti sull’extraurbano e sulla via di accesso, ma anche nell’ottica di rendere appetibile il TPL, crediamo sia di vitale importanza adeguare i collegamenti con Campiglia Marittima (e in seconda battuta anche con Populonia Stazione) non solo efficientando il servizio in termini di orari e numero corse, ma anche trovando soluzioni per il trasporto bici (soluzioni che solitamente tendono a essere più semplici col trasporto su rotaia, e che comunque non escludono la necessità di una possibilità di uscita e ingresso sicuri in città).

5) ridefinizione dei percorsi del TPL: nell’ottica di alleggerire le strade minori in ambito urbano e nel contempo di rendere più scorrevole il servizio, pensare il passaggio dei mezzi ingombranti lungo le direttrici, eliminando il passaggio dalle strade secondarie e definendo un criterio di distanze minime dal passaggio delle linee e dalle relative fermate.

bike-counter-copy6) ridefinizione dei parametri e degli indicatori di base: crediamo sia vitale parametrare i sistemi di rilevamento e di misurazione dell’efficacia dei risultati sul numero di persone che si spostano con le varie tipologie di mezzo (bici,piedi, TPL e mezzo privato) anziché sul numero dei mezzi circolanti o sui chilometri di rete ciclabile in sede propria. Soprattutto il parametro chilometrico ha prodotto negli anni la corsa a chi realizza più piste ciclabili, senza curarsi minimamente della loro effettiva utilità, continuità e messa in rete. Facciamo presente che anche Copenhagen, che pure ha anche una rete invidiabile in termini chilometrici, adotta come parametro per la misurazione dei risultati la percentuale di incremento o di riduzione delle varie tipologie di trasporto.

bicipol
7) interventi di comunicazione mirata e chiara:
a partire dalla messa in evidenza delle distanze risibili da percorrere in ambito urbano, evitando dichiarazioni ambigue o strumentalizzabili, e anticipazioni di interventi non ancora definiti. Trasmettere chiarezza di intenti. Anche attraverso interventi concreti che intervengano su piccole questioni nell’immediato, come segnale che i tempi stanno cambiando

8) definizione delle priorità:
– priorità sulla strada, in cui ci auguriamo un cambio di paradigma che privilegi gli spostamenti in bicicletta, a piedi e con TPL (per mezzo di segnaletica orizzontale dedicata, comunicazione e interventi infrastrutturali veri e propri, eccezioni)

– priorità degli interventi, per cui riteniamo necessario cominciare a costruire la casa della mobilità dalle fondamenta (la rete dei percorsi urbani messa in sicurezza, la definizione e riallocazione degli spazi), evitando in una fase complessa come quella del cambiamento iniziale di concentrare gli sforzi su servizi accessori secondari spesso voraci di risorse ed energie. In riferimento a quest’ultimo punto, riteniamo utile portare due esempi partendo dagli accenni fatti durante l’ultimo incontro:
    1) l’ipotesi di bike sharing: Il bike sharing non migliora in alcun modo la sicurezza stradale per chi si sposta in bici, che è il principale fattore che ne scoraggia l’utilizzo. La bici è un bene di poco costo, già con 300 € si compra un’ottima bici, non si parla di un bene il cui acquisto è inaccessibile al cittadino medio, a cui dedicare un servizio pubblico di noleggio condiviso. Spesso è una spesa folle rispetto ai risultati prodotti (il costo di un mezzo va dai 2000 € fino ai 12000 € per bicicletta), ma la qualità dei mezzi non rispecchia il costo, che è gravato dalla struttura di contorno. Riteniamo utile non disperdere tempo, lavoro e risorse economiche in tal senso fintanto che gli interventi infrastrutturali a monte non siano messi in atto.
    2) l’ipotesi di pista ciclabile a Baratti: Tutti la chiedono, tranne chi si sposta in bici, e nessuno specifica mai da dove dovrebbe partire. Siamo convinti che – anche alla luce delle problematiche economiche che vengono regolarmente ribadite dall’amministrazione – non abbia senso spendere soldi per l’ultimo chilometro di accesso al golfo se manca a monte la risoluzione dei nodi di sicurezza maggiori: il raccordo sulla Principessa per chi viene da San Vincenzo, le Caldanelle per chi viene da Campiglia e i nodi tra il Gagno, Fiorentina e il Cornia per chi viene da Piombino e Riotorto. Il concetto di fondo è sempre quello di adottare le soluzioni concettuali che vengono messe in pratica all’estero: separazione dei percorsi auspicabile sulle direttrici di scorrimento (la dorsale della ciclopista tirrenica), ma non nei punti di ingresso ai centri abitati, dove solitamente vengono messi in piedi interventi di moderazione delle velocità e di riduzione del traffico veicolare e delle velocità. Baratti è una zona in questo senso 30 naturale, e dalla rotonda della Principessa al Canessa non ha bisogno di percorsi protetti, ma di moderazione del traffico.


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per una città 30 e lode – le ragioni tecniche (2)

velocità-civiltà

lo spazio di arresto in funzione della velocità

C’è di meglio nella vita che aumentarne la velocità
[Gandhi]

Riproponiamo anche sulle pagine del blog, spezzato in due post per una migliore leggibilità e corredato da qualche immagine in più, il contenuto del pieghevole distribuito per la festa del primo maggio a Calamoresca “per una città 30 e lode”, riadattato dalla presentazione dell’Architetto Matteo Dondé Ragioni tecniche città 30 e Lode“. QUI trovate la prima parte.

impattoA VELOCITÀ RIDOTTA MIGLIORA LA SICUREZZA DI PEDONI E CICLISTI
Riducendo la velocità, lo spazio di frenata dei veicoli è molto più breve
Dimezzando la velocità, lo spazio di frenata si riduce di tre quarti

LA MODERAZIONE DEL TRAFFICO DIMINUISCE NUMERO E GRAVITÀ DEGLI INCIDENTI STRADALI ad Amburgo, in una zona 30, la diminuzione della velocità è stata solo del 4,6 %, ma il numero dei feriti è diminuito del 26%. A Friburgo, dove oltre alla moderazione del traffico, si sono adottate campagne di informazione e controlli radar piuttosto che ostacoli sulla carreggiata, il numero dei feriti è diminuito del 76% e non ci sono stati più feriti gravi.

LA VELOCITÀ RIDOTTA RIDUCE RUMORE, INQUINAMENTO E CONSUMI Nell’area metropolitana di Amburgo, si sono misurati i cambiamenti prima e dopo l’introduzione estesa delle zone 30: il cambio dello stile di guida, prima fatto di rapide accelerazioni e brusche frenate, sostituito poi da una guida più calma, con minori picchi di velocità ma più fluida, ha mostrato benefici effetti sia sull’ambiente che sul traffico.

RUMORE Ad Ambrugo, il rumore è diminuito dappertutto, con un riduzione massima di 7 dbA La diminuzione del rumore nelle zone 30 dipende sia dalla riduzione di volume (esclusione del traffico di transito) sia dalla guida calma (diminuzione del limite di velocità).

INQUINANTI DELL’AMBIENTE La velocità ridotta (meno frenate e accelerazioni) riduce l’inquinamento dell’aria:
Ossidi di Azoto (piogge acide, smog estivo, vie respiratorie) 30%
Monossido di Carbonio (vie respiratorie, sistema circolatorio) 20%
Idrocarburi (cancerogeni) 10%
Il CONSUMO di carburante è diminuito del 12%

A VELOCITÀ RIDOTTA LA CAPACITÀ DELLE STRADE È SUPERIORE L’opinione comune che diminuendo la velocità il traffico sia impedito è sbagliata. Aumentando la velocità, aumenta anche la distanza tra i veicoli e le esigenze di spazio (occupazione cinetica dello spazio). IL BISOGNO DI SPAZIO È MINORE. Per esempio, due mezzi pesanti che si incrociano a una velocità di 50 Km/h hanno bisogno di una carreggiata di 6,25 m. A 40 Km/h è sufficiente una carreggiata di 5,50 m

A VELOCITÀ RIDOTTA LA PERDITA DI TEMPO È TRASCURABILE Se ci fossero Zone 30 in tutti i quartieri, la durata del percorso medio  dell’automobilista, da porta a porta, aumenterebbe solo del 3% al massimo. Ad Amburgo, sono state misurate le perdite causate dall’attraversamento di Zone 30: il tempo di spostamento totale è risultato solo di poco superiore. Il tempo perso con le limitazioni di velocità è stato riguadagnato con una circolazione più fluida, più regolare, meno conflittuale

VELOCITÀ 30: AUMENTANO I PARCHEGGI, GLI SPAZI PEDONALI E IL VERDE Si è verificato che, dalla trasformazione di due tipiche strade esistenti in diverse forme di strade parcheggio o strade residenziali, si recuperano:
posti macchina per i veicoli dei residenti
spazi pedonali
• una maggiore convivialità della strada

ESEMPI
IL CASO DI LONDRA Il limite a 30 dimezza gli incidenti: È durato 20 anni, ha coinvolto 20 grandi zone cittadine. Ma oggi questo studio, dettagliatissimo, e con una precisione statistica impressionante, fa scuola . Si è calcolato che estendendo le zone a velocità limitata a tutta la città si potrebbero risparmiare 692 vittime ogni anno, con 100 morti in meno.
IL CASO TEDESCO I risultati sono stati a tal punto significativi che ad oggi il 90% dei tedeschi vive in ZONE 30. Sostanzialmente, in Germania non è più vendibile una casa se non si trova all’interno di una Zona 30, e questo indipendentemente da chi governa la città: non è più una scelta di schieramento ma di civiltà, a cui nessuna formazione politica può più rinunciare se non vuole correre il rischio di perdere il consenso dei propri cittadini
IL CASO DI TORINO Fine lavori: 2009. Residenti coinvolti: 10.000. Costo complessivo: 760mila euro. Feriti gravi: 0. Giorni di prognosi: 74%.
Traffico: 15%. Mezzi pesanti: 29%. Velocità di punta: 11 Km/h. Sorpassi: quasi scomparsi. Risparmio complessivo: 1,5 milioni di euro di cui 500mila euro di soli costi sanitari. Giudizi negativi passati dal 19 al 7%. Il 68% dei residenti non tornerebbe indietro.

fascia centrale polifunzionale

Isola salvagente inserita in una fascia centrale polifunzionale

chicane e strettoie a Venturina

Chicane e strettoie a Venturina

DISPOSITIVI DI MODERAZIONE DEL TRAFFICO A seconda delle caratteristiche della strada, di come essa è classificata all’interno della rete stradale comunale, è possibile predisporre un dispositivo di moderazione del traffico piuttosto che un altro:
SU VIABILITÀ PRINCIPALE: riduzione della larghezza delle corsie; rotatorie; isole salvagente; fascia centrale polifunzionale.
SU VIABILITÀ SECONDARIA: rotatorie e minirotatorie; attraversamenti ed intersezioni rialzate;
IN ZONE RESIDENZIALI A TRAFFICO MODERATO e ZONE 30: limite di velocità 30 Km/h; integrazione degli utenti della strada e condivisione degli spazi; precedenza a pedoni e ciclisti; chicane e strettoie.

LE ZONE 30: SUI PREGIUDIZI
Molte incertezze scompaiono dopo la realizzazione di una zona 30

1. La velocità 30 sposta semplicemente il traffico nei quartieri confinanti ed è quindi solo un intervento “scaricabarile”:
Solo in pochi casi l’introduzione del limite di 30 Km/h ha ridotto il traffico nel quartiere. È soprattutto diminuito il traffico parassitario dei pendolari, che cercavano di evitare qualche ingorgo. Si deve cercare di introdurre le zone 30 in modo estensivo

2. I bambini che abitano in zone con traffico moderato non riescono più ad adattarsi alle strade normali e quindi sono in pericolo:
I bambini devono comunque fare attenzione al traffico e imparare ad essere prudenti La grande differenza è che, guidando piano, i conducenti possono prestare più attenzione ai bambini. Inoltre, uno spazio vitale adatto ai bambini ne favorisce lo sviluppo sociale e psicomotorio

3. Le continue frenate e accelerazioni aumentano il carico ambientale e il rumore:
Le esperienze fatte finora dimostrano il contrario: nelle zone 30 le velocità massime sono nettamente minori. Il traffico è complessivamente più lento e regolare, con meno colpi di gas, rallentamenti e tempi di attesa: questo riduce sia il consumo di carburante che l’emissione di sostanze nocive

4. I trasporti pubblici non sono compatibili con le zone 30:
Molte città dimostrano ogni giorno che le linee di autobus possono benissimo circolare nelle zone 30 . Sui tempi di percorrenza influiscono molto di più il numero delle fermate, i nodi stradali e il tracciato della linea

5. Con il limite di 30 Km/h si perde troppo tempo:
Il ritardo è molto minore rispetto a quello che generalmente si crede. L’esperienza mostra che per percorrere 500m all’interno di una zona 30 si impiegano solo 5.10 secondi di più rispetto allo stesso percorso con il limite di 50 km/h

6. “velocità 30” dà agli utenti della strada un falso senso di sicurezza:
Il traffico stradale rimane comunque una fonte di perocolo: molto difficile che qualcuno sia indotto a fare meno attenzione In ogni caso, tutte le persone coinvolte hanno il vantaggio del minor spazio d’arresto e nel caso di collisione, a 30 Km/h le conseguenze sono decisamente meno gravi

7. Il limite di 30 Km/h è inutile poiché nessuno lo rispetta:
Anche nelle zone 30 la velocità dei veicoli deve essere sorvegliata. Ci vuole un po’ di tempo prima che i conducenti si abituino al nuovo limite, MA centinaia di migliaia di persone che già abitano in zone 30, possono confermare che “velocità 30” migliora la qualità di vita nei quartieri residenziali


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per una città 30 e lode – le ragioni tecniche (1)

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pieghevole frontRiproponiamo anche sulle pagine del blog, spezzato in due post per una migliore leggibilità e corredato da qualche immagine in più, il contenuto del pieghevole distribuito per la festa del primo maggio a Calamoresca “per una città 30 e lode”, riadattato dalla presentazione dell’Architetto Matteo Dondé Ragioni tecniche città 30 e Lode“:

UNA CULTURA DELLA STRADA AGGRESSIVA
7.625 pedoni e 2.665 ciclisti uccisi in 10 anni sulle strade italiane sono il tributo che l’Italia paga per una cultura della strada troppo aggressiva, soprattutto nelle nostre città. Per questo motivo il movimento #salvaiciclisti ha lanciato una  petizione sottoscritta da più di 7000 persone per chiedere al Parlamento Italiano l’introduzione del limite di 30 km/h in tutte le aree residenziali ad eccezione delle arterie a scorrimento veloce. Perché 30 km/h è la velocità massima ideale per rimettere le persone al centro delle nostre città. L’obiettivo è quello di instaurare un dibattito sano e scevro da pregiudizi infondati riguardo al tema della sicurezza sulle nostre strade.

Velocità di collisione | Probabilità di decesso
80 Km/h                | 100%
60 Km/h                | 85%(= caduta dal quarto piano)
40 Km/h                | 30%(= caduta dal secondo piano)
20 Km/h                | 10%(= caduta da 1.60m)

limitiL’occhio umano non è fatto per le grandi velocità: percepiamo solo una parte di ciò che avviene sulle strade e sui bordi. La velocità di 50 Km/h è incompatibile con la precedenza accordata ai pedoni. In molte situazioni l’automobile non ha il tempo di reagire e di fermarsi.

I PERICOLI DEL TRAFFICO FRENANO LO SVILUPPO DEI BAMBINI e impediscono loro di conquistare man mano maggior autonomia.
Il bambino non deve stare per strada e quindi bisogna accompagnarlo: un quarto degli incidenti che coinvolgono bambini succedono nonostante siano accompagnati da un adulto. Un gruppo di psicologi si è interessato agli effetti dei condizionamenti del traffico sullo sviluppo dei bambini:  l’accompagnamento non costituisce solo un peso per i genitori. La costante vigilanza influisce anche sullo sviluppo del bambino: quelli che possono muoversi in ambiente favorevole sono avvantaggiati nello sviluppo motorio e sociale; sono anche più automi e indipendenti.

ELEVATA INCIDENTALITÀ Nelle aree urbane l’80-90% dei pedoni coinvolti in incidenti rimangono feriti, contro il 10% degli automobilisti. Un dato elevatissimo che, oltre a pregiudicare la vivibilità delle nostre città, provoca un costo sociale per la collettività (derivante dai ricoveri e dalle cure mediche conseguenti) che in Italia equivale al 2% del P.I.L. (30 miliardi di €).

COSTI SOCIALI DERIVANTI DALL’INCIDENTALITÀ I costi considerati che direttamente o indirettamente derivano dall’incidente possono  essere distinti in tre categorie:
• costi umani (danno morale e biologico) : 30%
• perdita della capacità produttiva : 66%
• costi sanitari e altre voci di costo (regime di ricovero, pronto soccorso, autoambulanza, danni materiali, costi amministrativi, costi giudiziari) : 4%
Costo sociale medio per ogni deceduto: 1.377.933 €
Costo sociale medio per ogni persona ferita: a 70.000 €

OBIETTIVO SICUREZZA SULLE STRADE L’Italia si è impegnata, insieme a tutti gli stati membri dell’Unione Europea, per la riduzione dell’incidentalità in ambito urbano. Per rispettare gli impegni presi, e per far della strada un luogo sicuro per tutti gli utenti, è necessario quindi ridurre le velocità dei veicoli a motore, mettendo in sicurezza le nostre strade attraverso la tecnica della moderazione del traffico

living street

living street

MODERAZIONE DEL TRAFFICO E CONCETTO DI LIVING STREET La qualificazione della rete viaria in contesto urbano, attraverso le tecniche proprie della moderazione del traffico, risponde a 2 obiettivi contestuali:
• moderare la velocità del traffico veicolare e mettere in sicurezza le utenze pedonali e ciclabili
• migliorare le condizioni ambientali del contesto attraverso una maggiore fruibilità della strada come spazio di relazione tra luoghi e funzioni
Il concetto di living street riferisce quindi della possibilità di pensare alla strada urbana non solo come asse di scorrimento del traffico veicolare, quanto come spazio di relazione tra una pluralità di utenti (automobilisti, pedoni, ciclisti, residenti, scolari…) e di funzioni.

VANTAGGI DERIVANTI DALLA RIDUZIONE DELLE VELOCITÀ Il rispetto del limite di velocità è assicurato dalla presenza di dispositivi di   moderazione del traffico variamente configurati, a seconda della situazione. Numerose ricerche, condotte nei paesi che hanno adottato da molti anni gli indirizzi di intervento caratteristici delle tecniche di moderazione del traffico, evidenziano che la riduzione di velocità comporta benefici non soltanto per gli utenti deboli della strada, ma anche per gli stessi automobilisti.

NON SONO QUINDI MISURE CONTRO GLI AUTOMOBILISTI, MA BENSÌ A FAVORE DELLA SICUREZZA E DELLA CONVIVENZA TRA TUTTI GLI UTENTI DELLA STRADA

continua…