piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti

#bastamortinstrada Piombino – 9 novembre 2014

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10154999_10203029106710348_573343161599345168_nOre 9:00
siamo davanti al Cinema Metropolitan. Non siamo i primi io e Melo Cipede. Sauro è già arrivato. Serve un caffè per carburare. Cominciano ad arrivare puntuali. Io ho già il lenzuolo insanguinato intorno alle spalle. Via via che arrivano lo offro anche ai ciclisti presenti ma sono titubanti, li capisco non è cosa che riescono a fare tutti. Per noi è più semplice: li abbiamo verniciati!

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women at work

Arrivano Piero e Lorella, Ilia e Valeria. Ci aiutano. Valeria se ne mette un po’ sulle braccia, si arma di spilli e comincia a cercare i volontari per portarli nella pedalata. Mitici gli eroici che arrivano, con fierezza e grinta li chiedono e se li mettono sulle spalle. È come tutte le cose che spaventano, nel vederle fare ad altri, diventano contagiose e dilagano. Ne abbiamo distribuiti abbastanza da contraddistinguerci. Sono le nove e trenta. È ora di andare verso Fiorentina. Ci sono altri ciclisti da incontrare. Melo Cipede pianta la bandiera dell’Unione Ciclistica Piombino sulla sua bici. Ci armiamo di fischietti e con le bici a mano attraversiamo ordinati piazza Verdi: c’è il mercato!

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la macchina a chiusura corteo

Si parte a passo lento fischiettando e suonando. Non so in quel momento quanti siamo. Credo una sessantina forse più. Ci sono pure tre fanciulli. Tanti amici di Mauro. Tanti venuti per lui. Pedaliamo tranquilli e in corsia e, superata la curva del Gagno, i miei occhi adocchiano un ciclista in salita spedito in senso opposto. Conosco quella pedalata. Riconosco la divisa. È venuto in avanscoperta dal suo gruppo per venirci incontro.
Il cuore mi fa toc toc dalla felicità è dalla consapevolezza di aver amici lontani di bici che sono fenomenali. È Simone Pesenti dei Free Bikers di Follonica. Mentre pedala con noi mi dice: siamo tanti.
Chiedo quanti. Dice tanti. Quarantanove.
Il mio cuore a sto giro salta. Grandi. Gli chiedo se partiti da casa hanno volato. Lui sorride. Lo presento a Melo Cipede e mentre gli dico che loro vanno forte e lui risponde che in bici si va a venti, Simone risponde: per due! Ridiamo tutti. Scoprendo il piazzale di Fiorentina li vediamo. Sono tanti davvero, e arrivano pure gli altri. Tanti li conosco e altrettanti no. Ma in quel momento capisco che ho contattato le persone giuste. Chi ha capito. Magari pure chi è stato colpito da vicino da incidenti ad amici o parenti o forse persone che non mi avrebbero deluso, che mi conoscono e sanno che per loro farei altrettanto.

10689793_665937973527772_4312639331391844293_nIncontro così l’Unione Ciclistica Venturina, l’Unione ciclistica Riotorto, il velo club di Massa Marittima, il cycling team San Vincenzo, il velo club San Vincenzo, gli esordienti a rappresentare l’U.C. Donoratico ed il mucchio degli amici follonichesi. So che fra loro c’è chi ha una sensibilità enorme e ci ha messo il suo per venire in gruppo. Saluti, ringraziamenti, abbracci e foto e siamo pronti. Si parte tutti uniti verso Piombino, scortati dai vigili urbani a chiudere la fila e salvarci, almeno per un giorno, dagli urli degli automobilisti. Metto i più piccoli davanti con il pensiero che, per le salite di rientro, è meglio andare al loro passo. Agguerriti figli di rider han pedalato con grinta tale, che mi toccava frenarli per non tirare il collo ai più grandi. Riusciamo a rientrare e arrivare in piazza Bovio senza mai dividere il gruppo. Un gruppo enorme di quasi 200 pedalomani di tutte le età, con bici diverse, con menti e modi di pedalare diversi ma con gli stessi piedi per aria per spostarsi in questo mondo di cemento spesso troppo pieno di ferro mobile ed ingombrante, veloce ed arrogante, caotico e sfuggente.

Si perché in auto sfugge tanto. Sfugge il fondo stradale, sfugge la distanza laterale, sfugge il panorama, sfugge la contemplazione, sfugge pure il tempo di pensare e realizzare che oltre la ferraglia ci sono vite umane. Persone in carne ed ossa che di ferro sotto il sedere ed intorno ne hanno così poco ed è così poco sicuro, che lo devono trovar per forza il tempo di guardar per terra, e di ascoltare dietro, e di controllare le folate di vento, oppure un fascio d’erba troppo alto e sporgente o una radice protuberante.

Fischiamo ed arriviamo in piazza. I fotografi sparsi fra le panchine ci regalano scatti mentre altri occhi curiosi si girano e ci si fermano addosso. Al centro della piazza stendiamo i lenzuoli dipinti a mano. Vado con Piero ad aprire il palazzo per le foto dall’alto. Corro giù. Li trovo già tutti pronti per il flash mob. I lenzuoli insanguinati sono andati a ruba tutti e tutti sdraiati, seduti, coperti e soprattutto coinvolti han saputo cosa fare per far arrivare il messaggio:

“A noi fate attenzione! Non investiteci! Non gettateci via la vita! Usate la testa! Usate l’ accortezza necessaria per sorpassarci a distanza tale da lasciarci vivi!!!!!

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flash mob

Questo il messaggio non detto ma mostrato con impatto.
Intorno a noi gli amici, i parenti, il direttivo dell’Unione Piombino, la moglie ed i familiari e amici di Mauro.
Ripensando al momento in cui sdraiata mi sono coperta il viso, ho pensato che se nel passaggio fra la vita terrena e l’aldilà uno sente ancora le voci dei suoi amici, ma non può più dire e non può più fare, deve essere forse l’attimo più difficile da accettare.

Mi sono levata veloce il lenzuolo dagli occhi col cuore in gola ed ho preferito alzarmi e immortalare i ciclisti sparsi per terra fra le lenzuola. Sentivo il peso del dolore di chi ci osservava. Un dolore ancora e forse per sempre troppo fresco ed immutabile da ingoiare. Gli occhi pieni di lacrime di una madre che ha perso suo figlio in bici che ha cercato di non far pesare il suo dolore, e quelli del padre che con la sua bici è venuto con noi a pedalare, la faccia triste di una moglie che la notte dorme sola vuota di sonno e piena di sconforto ed il magone di chi si è sdraiato con omaggio a te amico caro che così sei morto. Il grazie è per tutti. Per aver avuto il coraggio. Io amico per te non ho potuto che metterci l’anima per fare questo.
E se rimango ad occupare il mio tempo libero con la bici, spero e sono sicura che proverò a fare anche qualcos’altro.
Oggi ho imparato che quando l’umiltà detta le regole, ne vien fuori che le cose si fanno e si fanno molto bene.

I love my Bike. Tafferuglio.

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