piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


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C’è tempo

È tempo che sfugge, niente paura
Che prima o poi ci riprende
Perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
Per questo mare infinito di gente
Dicono che c’è un tempo per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c’era un tempo sognato
Che bisognava sognare
[Ivano Fossati]

Questo vorrebbe essere un articolo personale a conclusione di un percorso collettivo durato quattro anni e mezzo, o forse la base su cui avviare un percorso nuovo, attorno all’idea di Piombino in bici.

GSN
Sono stati quattro anni e mezzo di attese e rinvii. Di proposte in buona parte ignorate, di messaggi discordanti e incongruenze. Di inattività e di promesse. Quattro anni e mezzo di tentativi di cambiare paradigma nell’approccio alla bicicletta come mezzo di trasporto in città e alle modalità di spostamento in generale.

Tutto per approdare a martedì scorso, e tra le righe di un articolo relativo alle dimissioni di un consigliere di maggioranza trovarsi a leggere del “piano del traffico che Sinistra per Piombino e l’altro alleato dei Democratici, Spirito libero, hanno contestato suggerendo modifiche snobbate puntualmente. E che per questo lo bocceranno.

2018.09.25 mosci consiglio e piano del trafficoE non capire se essere triste o sollevato, nel leggere la notizia.

Triste, perché qualche rappresentante in consiglio comunale confonde ancora un piano della mobilità con un piano del traffico. Triste, perché in fondo sono convinto che si tratti di riposizionamenti in vista della prossima campagna elettorale, e che probabilmente le perplessità alla base delle motivazioni della bocciatura non coincidono con le mie. Triste perché comunque siamo di fronte a un sacco di tempo perso dietro a un tema – quello  generale degli spazi urbani e del modo di viverli, più che della bicicletta in città – che in fondo sembra non faccia troppa presa sui cittadini, quasi come se vivessero altrove, ognuno chiuso in una propria bolla personale di vetro e lamiera . Ma in fondo sollevato dal pensiero che le tante problematiche riscontrate nel piano, che ci è arrivato in visione a fine luglio, sarebbero state probabilmente difficili da rimediare a posteriori.

In gruppo abbiamo buttato giù un po’ di punti, su quelle che ci apparivano note stonate, argomentando nel merito. Abbiamo preparato un testo da spedire al Comune, pur coscienti che a ridosso dell’approvazione sarebbero state difficili troppe modifiche, per provare almeno a mettere una pezza dove possibile. Lo abbiamo inviato venerdì scorso, a pochi giorni dalla chiusura di una fase di ascolto in cui purtroppo per farci ascoltare abbiamo dovuto insistere un po’, e non è servito poi a molto.

Ora resta da capire se davvero è saltato il banco. Se il lavoro verrà ripreso, portato a conclusione, o ricominciato da capo. Speriamo stavolta con interventi in corso d’opera e non solo rimandi alle calende greche.

Personalmente spero in tutta onestà che si possa salvare quel che c’è di buono nell’impostazione del piano elaborato, anche in una riscrittura ex novo, ma che comunque vada qualcosa inizi a muoversi. Possibilmente nella direzione giusta, stavolta.

Di seguito trovate elencati i dubbi che abbiamo articolato: non sono pochi, e non sono cosa da poco. Avremmo evitato volentieri di sollevarli, e se la partecipazione fosse stata reale e continua probabilmente li avremmo risolti a monte.

dal feedback inviato al Comune:

Relativamente all’impostazione generale che caratterizza il PUMS, purtroppo rileviamo sempre – nonostante le intenzioni dichiarate – una visione autocentrica al punto che più che con un PUMS, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile in alcuni momenti sembra di aver a che fare con un PUMS, Piano Urbano delle Macchine in Sosta.

Apprezziamo il concetto innovativo (per Piombino) di una Zona di Controllo della Sosta (ZCS), e di una diversa gestione della stessa, ma ribadiamo l’incongruenza tra un’area adibita a parcheggio auto come quella ipotizzata a ridosso dell’area stazione (in pieno centro) e la volontà dichiarata di allontanare il traffico dal centro. Temiamo di avere concetti diversi di quello che si intende per “centro”, ma è indubbio che un’area simile andrebbe a costituire un polo attrattore significativo, che incrementerebbe il transito già importante che attraversa via Lombroso, continuando a gravare peraltro sulla linearità dell’area pedonale.

In un Paese in cui in prossimità delle stazioni ferroviarie si punta (pur con colpevole ritardo) all’intermodalità col TPL, alle velostazioni e al disincentivo dei mezzi privati (tralasciando esperienze felici come Bologna l’ultima notizia dei primi di agosto è di Firenze, dove il 20% dei posti auto in stazione è stato assegnato ai soli residenti, i restanti spazi hanno visto maggiorare le tariffe), a Piombino si prospettano 90 posti a ridosso della stazione ferroviaria, a pochi metri dall’area pedonale, per recuperare gli stalli in strada tolti anche in zone ben più lontane, e non si fa rientrare l’area nella prima ZCS a tariffazione, che comunque viene prevista a prezzi contenuti “per non incidere sull’attrattività commerciale del centro”, ribadendo il concetto (abbastanza superato e tutto da dimostrare) che il commercio necessita del mezzo di trasporto privato, nonostante la marea di esperienze nazionali e internazionali che dimostra il contrario.
Andando oltre alla questione auto e stalli auto, comunque, vorremmo concentrarci soprattutto sulle problematiche che abbiamo riscontrato limitandoci alla ciclabilità, in un elenco che onestamente avremmo sperato più breve:

1) COSTA EST E RIOTORTO Non abbiamo riscontro di alcuna ipotesi di intervento relativamente a tutta l’area, se non un breve accenno alla stazione di Vignale come uno dei nodi del TPL ferroviario. Con l’occasione ricordiamo che l’attuale stazione di Vignale, al di là della scarsità di corse, è di fatto scollegata dalla costa, punto focale di attrattività dell’area, mancando un attraversamento ciclabile e pedonale dei binari. E presenta non poche criticità tra lo svincolo con la SS1 e la vicina rotatoria che attraversa la vecchia Aurelia.
2) CICLOVIA TIRRENICA Quello che stando alle parole dell’assessore avrebbe dovuto essere “il primo capitolo del PUMS” di fatto non resta che un accenno sottotraccia nel piano, tant’è che anche l’altro capitolo extraurbano, quello relativo a Baratti, affronta  la questione dell’accesso al golfo ma glissa in maniera abbastanza plateale sui tragitti da e verso lo snodo che lo collega col resto del territorio.
3) CICLOPEDONALI Tutte le sezioni delle ciclabili inserite nel Piano sono ciclopedonali in sede separata a quota marciapiede. Se capiamo (solo in parte) la scelta di usarle in extraurbano su tratti a scarsissima percorrenza pedonale (ma comunque sarebbe meglio farle con separazione fisica a mezzo scalino a 45°, come da best practice internazionali), in città le riteniamo un errore strategico e concettuale, per i motivi già più volte esplicitati di probabile conflittualità con i pedoni. Non riteniamo corretto ipotizzare spazi in condivisione tra utenze ad alto differenziale di velocità. Inoltre, l’aumento esponenziale delle bici a pedalata assistita (di cui il piano stesso magnifica le potenzialità, in virtù della morfologia del territorio) è un motivo ulteriore per cui andrebbero evitate potenziali situazioni di conflitto con i pedoni: mezzi che hanno un limite di 25 km/h sull’assistenza alla pedalata (e che in condizioni normali di utilizzo vanno tranquillamente dai 25 ai 35 km/h) sono incompatibili con i percorsi pedonali.

Riportiamo come anche in luoghi ben più civili e avanzati come i Paesi Bassi, dove i percorsi sono segregati ma capillari, hanno già sperimentato le stesse problematiche (principalmente per via dei bromfiets: gli scooter con limitazione a 25 km/h che possono transitare sulle piste ciclabili, raramente in condivisione). Lì in tutte le ciclabili non prettamente extraurbane (tra comuni diversi, non in uscita dalle città) hanno risolto con un apposito divieto di percorrenza. Qui si rischia di creare ulteriore conflitto, soprattutto se lo scopo è quello di incrementare gli spostamenti a piedi e in bici e quindi se si prevede un aumento. Anche senza voler considerare esperienze pregresse in altri Paesi, via Amendola stessa è abbastanza esemplare delle problematiche di conflittualità in assenza di una demarcazione fisica, soprattutto in orari di punta. Da segnalare anche il numero elevato di cani e relativi guinzagli, a costituire un’ulteriore criticità e fonte di conflitto tra utenze deboli.
Purtroppo va tenuto in considerazione anche l’obbligo di percorrenza, che rischia di costringere in spazi ristretti utenze incompatibili. Il percorso sanvincenzino di Rimigliano e le polemiche che lo accompagnano dalla nascita, sebbene in quel caso si tratti di ciclopedonale promiscua (e quindi manlevato dall’obbligo di percorrenza), sono esemplari del risultato di interventi che continuano a sembrare più tentativi di togliere le bici di mezzo dal transito automobilistico che volontà reale di dargli priorità e spazio.
Lo stesso vale per lo spazio dedicato ai pedoni: condividere gli stessi spazi e mettere sullo stesso piano pedoni e bici si risolve in un compromesso a ribasso inaccettabile, che di fatto porta una sottrazione dello spazio – già risicato – dedicato ai pedoni, che sia progettuale e misurata in centimetri o che sia un risultato di fatto della condivisione dello stesso piano di percorrenza.
4) INCROCI Tutte le sezioni di cui sopra, segregando le bici dal traffico auto, non affrontano minimamente la problematica di sicurezza che viene a crearsi sugli attraversamenti degli incroci. Di fatto, la segregazione dei flussi dalla quale si suppone dovrebbe derivare maggiore sicurezza sposta soltanto il problema su tutti gli attraversamenti degli incroci, per cui non abbiamo riscontrato né sezioni né ipotesi di intervento di sorta.
5) COSTI Dopo esserci sentiti ripetere che non ci sono i fondi per gli interventi strutturali, ci chiediamo perché sia stata esclusa di fatto l’ipotesi di realizzare infrastrutture leggere in sede stradale sfruttando la segnaletica orizzontale: le bike lane sul piano stradale ci risultano infrastrutture più economiche e più rapide sia nella realizzazione che nella manutenzione a posteriori.
6) AREA A PRIORITÀ CICLABILE (APC) Pur rimanendo il piano vago sulle modalità di realizzazione, riteniamo il punto un buon inizio, e forse l’unico intervento reale che tiene in considerazione quanto da noi fornito. Ci duole però riscontrare come di fatto si riferisca solamente ad un’area centrale, e non venga ipotizzato su più zone, in modo da creare più isole circoscritte da percorsi di scorrimento. Oltretutto dal piano non si capisce se sia inclusa via Petrarca, che è di fatto proprio un asse di scorrimento veloce con svariate problematiche già segnalate nel nostro precedente contributo e per cui non sono previste ipotesi di intervento risolutorie né strutturali né di tipo leggero: di nuovo, ci chiediamo il motivo dell’impossibilità di ipotizzare una bike lane, che a nostro avviso servirebbe come il pane.
7) SCUOLE Le scuole del centro restano escluse sia dalla APC che dalla ZCS. Non sono previsti percorsi per raggiungerle in sicurezza in bici. Via Torino, che ha gli spazi di una pista di atterraggio e che negli orari di entrata e di uscita vede negli stessi spazi una regolarizzazione de facto della sosta in doppia fila (con i vigili troppo impegnati su via Fucini a fare in maniera ridondante e diseducativa le veci delle strisce pedonali), non prevede né ipotesi ciclabili, né interventi di restringimento, né senso unico eccetto bici, pur essendo una di quelle vie in cui probabilmente ci sono tutti gli spazi per realizzarlo anche con le indicazioni restrittive del Ministero. Le scuole dei Diaccioni non sono neanche prese in considerazione. Idem per Ragioneria, che tra l’altro è su una direttrice alternativa Salivoli-centro. Di fatto le uniche scuole a beneficiare di una qualche tipologia di intervento sono quelle del Perticale e i licei, collegate tra loro (e con Montemazzano) dal percorso più volte richiesto tra IPC e campo di atletica, che abbiamo chiamato variante Conad
8) LA VARIANTE CONAD In riferimento al punto sopra, vediamo prevista la realizzazione da parte del Conad del percorso menzionato, vincolato allo spostamento del supermercato. Paghiamo però quei 150 metri con un’ipotesi di area di sosta auto triplicata rispetto all’ipotesi iniziale (che già prevedeva un aumento rispetto all’attuale) e al netto dell’ulteriore incremento dell’area di sosta privata interna al supermercato. La stessa ipotesi, assente nel dettaglio dal piano, ci risulta da una presentazione dell’assessore all’Urbanistica, che l’ha rivendicata come scelta precisa e puntuale dell’amministrazione, ma che ci pare in netta controtendenza strategica con le intenzioni dichiarate nel piano (che a malapena tratta l’area), soprattutto a ridosso di una scuola pubblica e di una palestra, per cui avremmo onestamente preferito veder risolte le supposte criticità, peraltro esclusivamente legate ai flussi scolastici, dato che l’area risulta spesso semivuota in orari diversi da quelli legati a scuola e palestra, senza sacrificare più spazio del necessario, scegliendo di dedicarlo a parcheggio prima che a parco. Magari con un accenno al potenziamento del TPL, e alla prosecuzione di quel percorso anche in direzione opposta, verso il centro, fino almeno a ricollegarsi con viale Matteotti.
9) GLI STALLI BICI Nessun accenno viene fatto alla possibilità di intervenire in maniera diffusa con la realizzazione di stalli funzionali e sicuri per le bici, o anche solo alla sostituzione degli inservibili molloni anch’essi comunque scarsamente presenti, o al rimpiazzo delle rastrelliere e dei parapedonali a U ormai rotti. Nessun intervento diffuso agli incroci, nessuna soluzione strutturale avanzata in zone di pregio o ad alta frequentazione (scuole, spiagge, servizi), neanche laddove non serve sottrarre spazi alla sosta auto.
10) COMUNICAZIONE E MOBILITY MANAGEMENT Mancata del tutto la comunicazione in corso d’opera, non viene definito (se non con brevi accenni sul finale) come si intenda affrontarla in fase di successiva realizzazione degli interventi. Sintomatica in questo senso è anche solo la scarsa cura dei dettagli grafici del piano stesso, dall’impaginazione alla abbastanza ironica assenza delle figure delle bici all’interno delle sezioni grafiche delle ciclopedonali. Sinceramente, anche quelli sono dettagli che danno la misura dell’attenzione dedicata al mezzo.
Al di là delle questioni più strettamente estetiche (per quanto anche la forma sia sostanza), anche la parte relativa al mobility management non è che un rimando a un futuro tutto da definire, in cui è assente del tutto sia l’analisi a monte delle aziende esistenti che un accenno di inizio di lavoro con quelle che sono realtà già autoevidenti “in termini di numero di addetti con sede nel comune di Piombino”: i plessi scolastici pubblici, con cui interfacciarsi anche per una comunicazione diretta interna, e – svista abbastanza ironica – il Comune stesso. Un po’ come dire alla città: vorremmo che tutti si spostassero in bici, ma cominciate voi.
11) LE ALTRE ASSENZE Oltre a quella macroscopica della costa est, alle già citate via Torino e via Petrarca, alle scuole, non possiamo non notare l’esclusione di intere parti della città dal piano:
– manca del tutto un intervento su via della Pace (magari che coinvolga la ciclabilità, ma anche solo che renda il marciapiede lato mare percorribile ai disabili). Facciamo notare come la via costituisca l’asse di collegamento diretto tra due quartieri densamente popolati (Montamazzano e Salivoli), e con le spiagge urbane di Salivoli e Calamoresca.
– resta fuori dal piano tutta l’area a nord tra via della Pace e via dei Lecci, dove lo spazio attualmente dedicato alla sosta in strada, spesso semivuoto e ingiustificabile alla luce dei vari piazzali presenti in zona nei pressi delle attività, è un inno alle occasioni mancate di sperimentare una corsia ciclabile in sede stradale, in cui manca poco più che un pittogramma di una bicicletta. Anche l’alternativa interna attualmente sterrata non è neanche presa in considerazione.
– resta fuori dal piano tutta l’area a sud del Perticale, tra il parco e viale Matteotti.
– resta fuori dal piano tutta l’area dei Diaccioni, e parte di Salivoli (che viene affrontata come un quartiere ridotto al solo lungomare, rinforzando l’impressione di una ciclabilità urbana da relegare al tempo libero, e non da valorizzare come alternativa reale di spostamento)
– Non è chiaro dal piano se e come venga affrontato il tratto stazione-porto da largo Tortora ai varchi 2 e 3, che – facciamo notare – è uno di quelli maggiormente interessati dal traffico veicolare pesante dei camion.

E ci siamo limitati in gran parte agli interventi legati alla sola ciclabilità…

Mi auguro che i punti sollevati servano da spunto a chiunque vorrà proseguire il lavoro. A noi purtroppo tocca ancora aspettare che la situazione si sblocchi, e rimanere a disposizione per idee, informazioni e suggerimenti a tema. Per un confronto con chiunque abbia un’opinione informata in merito.

Nel frattempo con l’autunno le strade sono piene di bici, di bimbi a piedi, e addirittura si sono affacciate le prime timide cargo bike, nonostante tutto. Nonostante le auto ammassate in doppia fila a ridosso delle scuole e i vigili a fare le veci delle strisce pedonali. Nonostante la città sia ancora ben lontana dall’essere bike friendly, le sue stesse dimensioni la rendono facilmente appetibile per chiunque abbia voglia di provare a fare qualcosa in prima persona.

Continuiamo a cambiare le cose dando l’esempio. Continuate a cambiare la città e il modo di spostarsi nella città partendo da voi stessi.

A partire dalle scelte quotidiane.

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La variante Conad

Nessun uomo è un’isola
e neanche un supermercato lo è

Si è svolto ieri al Perticale un incontro pubblico con l’assessore all’urbanistica per illustrare la variante urbanistica legata allo spostamento del Conad, e gli interventi di interesse pubblico che il privato dovrà realizzare contestualmente. E se un supermercato non è un’isola, proviamo a dare uno sguardo a quel che c’è attorno, con un occhio alle persone oltre le cose.

La notizia, in breve: il Conad si sposta di pochi metri dalla sede attuale ai vecchi magazzini Aurelia, e oltre alla realizzazione del nuovo punto vendita e alla relativa area di sosta si occuperà di realizzare una rotatoria in corrispondenza con l’ingresso del parcheggio e dell’area della palestra, un ampliamento del parcheggio pubblico, e il completamento del tratto di collegamento pedonale e ciclabile con via della Pace, attualmente solo pedonale e interrotto al confine sud del campo di atletica.

Il progetto parte dall’analisi di partenza della relazione illustrativa del Progetto, dove si legge:

L’area […] ricade nella zona urbana 6 per la quale è stata evidenziata una carenza di disponibilità delle aree di sosta con una stima di circa 160 posti auto in meno rispetto al fabbisogno (pari a – 18% della zona), che risulta essere il dato più alto nel comune dopo il centro storico.
Per quanto riguarda i collegamenti stradali e il sistema di accessibilità, attualmente l’area di trasformazione è attraversata tra i due ambiti da via Lerario/ via Maestri del lavoro[…]. Tale strada è riconosciuta come un asse urbano principale […]. Il dossier D non individua particolare criticità nel tratto di attraversamento dell’area AT26[…]. Ad ogni modo, data l’immissione nell’ambito 5 di una nuova struttura commerciale che incrementa la presenza di autoveicoli sul traffico di base esistente, il PA prevede la realizzazione di una intersezione a rotatoria su via Lerario, in corrispondenza con l’accesso pubblico alla nuova struttura di vendita, che contribuirà a un regolare deflusso del traffico presente in quella sezione stradale.

il quartiere ci guadagna? rispetto a niente, di sicuro il quartiere ci guadagna

Posto che su una strada priva di marciapiede sul lato del fosso e con due curve cieche non individuino particolari criticità, l’incontro è stato piuttosto utile a chiarire alcuni punti e a segnalare alcune problematiche.

L’ottima notizia è che il collegamento tra via della Pace e le scuole non sarà più solo una previsione superata del vecchio Regolamento Urbanistico, ma verrà completato. Il tratto collegherà via della Pace alle elementari – come più volte richiesto – con un percorso ciclabile e pedonale in sede separata. Suggeriamo almeno una separazione con gradino, per evitare situazioni di conflitto con i pedoni nei momenti di picco (l’entrata e uscita dai licei, soprattutto, è piuttosto transitata). Via Amendola da quel punto di vista è un esempio chiaro dei problemi che comporta una separazione solo nominale. Ma comunque vada non può che essere un buon risultato, vista la situazione attuale.

La brutta notizia è che l’area pubblica di sosta vedrà più che triplicare gli stalli auto (da una trentina a un centinaio), a fronte di una riduzione dell’area a parco e nonostante il Conad abbia già la sua area di sosta minima come da normativa. In parte l’incremento era inevitabile, in parte la scelta politica è stata quella di giocare a rialzo, andando a dedicare alle auto tuta l’area sterrata attualmente comunque utilizzata in entrata e uscita dalle scuole, e sostanzialmente adottando una politica di messa a norma di un abuso.
In un’area che vede i picchi di utenza in orari scolastici, da un’amministrazione che vuole mettere in piedi una “rivoluzione della mobilità” ci saremmo aspettati una sistemazione dell’area, anche un minimo incremento degli stalli attuali, ma non un aumento di questa portata. Che i parcheggi incentivino l’utilizzo dell’auto, credevamo fosse ormai acquisito.
In un’epoca in cui le problematiche maggiori di traffico gravano proprio sulle aree scolastiche, e le soluzioni adottate in molti luoghi – nell’interesse prioritario dei bambinivanno verso la chiusura delle aree scolastiche al traffico veicolare privato, triplicare gli stalli ci pare abbastanza anacronistico. Certo, è quello che la gente vuole: più parcheggi. Ma resta una soluzione ben poco rivoluzionaria.
Avremmo preferito veder sistemare l’esistente, e magari comunicare alla cittadinanza come soluzione all’annoso problema della sosta abusiva sul piazzale il potenziamento del trasporto pubblico.
Si prende atto che la scelta fatta dal Comune è stata un’altra: la spesa si fa in macchina, e a scuola i bimbi si portano in macchina. Peccato per l’ennesima occasione persa. La rivoluzione può attendere. Certe realtà continuano a esser trattate come ineluttabili.

Poi c’è la la (non) notizia, abbastanza buona: Non è previsto un percorso ciclabile in rotatoria (ma d’altra parte quelli sono cose da rubrica di fantascienza), e sostanzialmente non ci si pone il problema – contestualmente a questo intervento – di come raggiungere il percorso ciclabile in sicurezza dal lato sud. Durante l’incontro però è stato dichiarato che l’esistenza di un collegamento tra licei e Perticale è propedeutico a una “messa a rete sistemica” futura, che pur non potendo essere inclusa nell’intervento di un privato come quello del Conad supponiamo verrà esplicitata nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

Nota a margine, rimanendo in ambito di aree di sosta: il piazzale di sosta del Conad prevede inoltre la realizzazione di 30 stalli bici (incremento del 2% rispetto ai 28 minimi previsti, a fronte di un incremento dell’11% e del 20% sui minimi di 99 e 66 previsti rispettivamente per auto e moto). Non è dato sapere se degli stalli per bici propriamente detti saranno previsti in sostituzione dell’attuale inutile mollone accanto alla scuola, e eventualmente incrementati in che misura. Onestamente tra le tante domande ci siamo scordati di chiederlo. Magari lo faranno ufficialmente UISP o la scuola.

Tra il PUMS in approvazione entro Luglio e l’intenzione del Conad di aprire per Pasqua 2019 (quindi verosimilmente si spera almeno di avere il percorso ciclabile e pedonale aperto per l’anno scolastico 2019-2020, ma ci auguriamo prima dell’estate), almeno vediamo muovere qualcosa di concreto.

Il rendering della rotatoria (ovviamente solo illustrativo) con tanto di bici in attraversamento su passaggio pedonale, da marciapiede a parcheggio, senza neanche i quadrelli di attraversamento ciclabile a terra. Praticamente per raggiungere il percorso ciclopedonale ci si continuerà ad arrangiare

Aspettiamo la pubblicazione del progetto per valutare l’opportunità di fare eventuali osservazioni o se puntare sulla velocizzazione dell’iter, sorvolando su incongruenze e perplessità minori.

Nel frattempo siamo ben lieti della contrattazione che ha portato alla decisione di Conad di accollarsi costi superiori ai previsti oneri di urbanizzazione per intervenire su tutta l’area di interesse pubblico. Ci auguriamo di non dover attendere nuovamente interventi privati e relative concertazioni per vedere realizzati altri interventi di pubblica utilità per la mobilità ciclistica in città.
Non ci sono abbastanza supermercati da spostare.


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Un bilancio parziale

A seguito delle ultime notizie lette sul Tirreno, ci preme fare una breve ricostruzione di una questione particolare legata alla ciclabilità cittadina:

Più di due anni fa Salvaiciclisti Piombino aveva proposto l’apertura di un percorso dedicato tra licei e perticale, estrapolandolo dal documento presentato qualche mese prima in vista del PUMS (definito dallo stesso assessore all’epoca un lavoro utile e ben fatto).

La proposta nasceva dichiaratamente con l’intento di evidenziare e sollecitare un intervento ad alta resa e basso tasso di polemica, dato che collegava un quartiere residenziale con l’altro e due plessi scolastici altamente frequentati, senza togliere un parcheggio né un metro di spazio alle auto, e sfruttava spazi semiabbandonati sul confine tra le scuole e il campo di atletica.

La richiesta era stata inviata agli assessori ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica, con la seconda fresca di nomina e reduce da anni di attività con il Consiglio dei Bambini e delle Bambine proprio sul tema della mobilità.

Lo stesso tratto era già previsto dal Regolamento Urbanistico approvato durante il precedente mandato, e segnalato indipendentemente anche da Spirito Libero, lista civica facente parte dell’attuale maggioranza.

Ci aspettavamo un minimo di entusiasmo e tempi certi, ma risposte in merito non ne sono mai arrivate.

Fu detto più volte durante i successivi incontri pubblici di confronto con la cittadinanza di aspettare il Piano della Mobilità, ché senza quello l’amministrazione non avrebbe speso un centesimo.

Abbiamo aspettato.
Anche per interventi banali
come la riparazione di una rastrelliera. Per almeno tre anni. Continuando a proporre e segnalare dubbi e possibilità anche su una serie di altri temi, e a partecipare agli incontri, sempre più radi. Abbiamo aspettato

Nel frattempo, negli ultimi mesi:

  • è stato installato un tornello – abbastanza inefficace – per impedire il passaggio dentro al parcheggio dell’IPC
  • sono stati annunciati almeno due interventi sostanziosi relativi alla mobilità su altri punti della città

a dimostrazione che su quel che si ritiene prioritario è possibile spendere anche più di un centesimo, che sia per due tubi di ferro o per un altro svincolo a fagiolo.

Un paio di settimane fa ci siamo quindi permessi di sollecitare un riscontro sul percorso in questione.
Stavolta inoltrando la richiesta in copia al Tirreno:

2018.03.15 taglio ai licei - Copia.jpg

Il pezzo gentilmente pubblicato sul giornale, sulla base del nostro sollecito al Comune

Aspettando che passassero tutte le scadenze indicate in precedenza, e aspettando anche che passassero le elezioni, fosse mai che una richiesta che riteniamo sacrosanta venisse liquidata come un attacco politico.

Crediamo di aver dimostrato tutta la pazienza del mondo.

La risposta del Comune è arrivata dopo una decina di giorni, indirettamente, come nota a margine di un comunicato relativo al finanziamento del progetto (il progetto, non la realizzazione) di una ciclabile in costa est. Un percorso lungo l’argine in gran parte già esistente, che avevamo indicato anche noi, ma solo come secondario a una direttrice in Geodetica, funzionale solo in chiave turistica per collegare le strutture ricettive della costa al comune vicino di Follonica.

In buona sostanza:

  • i soldi se si vuole si trovano e si possono spendere, il piano evidentemente non è vincolante
  • si è scelto di privilegiare la progettazione di un intervento di tipo turistico-ricreativo in extraurbano, su un tratto già in parte percorribile, che incide ben poco sulla mobilità sia cittadina che interna al territorio comunale
  • si rimanda l’apertura di un tratto funzionale ai residenti e alle scuole a un futuro spostamento del Conad, demandando quindi alle esigenze commerciali di un privato l’apertura di un percorso a servizio della cittadinanza.
  • si rimanda nuovamente l’approvazione del PUMS, che ricordiamo:

a novembre 2014 era prevista per settembre 2017:

PUMS 1.jpg

da un comunicato stampa del Comune

dopo vari ritardi e rinvii, a ottobre 2017 era slittata a dicembre 2017

e adesso ci ritroviamo posticipata a luglio 2018

Il tutto senza neanche una data certa per lo spostamento del Conad.

Ora, stando alle speranze espresse da Antonio Cavicchi, titolare della società proprietaria del supermercato, il nuovo Conad sarà pronto nel 2019.

Ma già altri progetti sugli spazi pubblici erano stati vincolati a interventi di realtà private: lo spostamento della COOP da via Gori, la restituzione alla città delle aree di Città Futura. Il primo è saltato, la seconda si trascina in un limbo da anni, e il resto della città è rimasto al palo in attesa di un futuro sempre più fumoso.

E comunque più che le speranze di un privato vorremmo avere riscontri, e possibilmente risultati concreti, dall’amministrazione pubblica.

A proposito di progetti, a questo punto viene da chiedersi che fine abbia fatto anche quello più volte annunciato e poi scomparso nel nulla relativo a Ponte di Ferro.

Un’ultima nota a margine: a breve comincerà la campagna elettorale, e ricominceranno a fioccare promesse di magnifiche sorti e progressive da tutte le parti. Più piste ciclabili per tutti.
Chiediamo una cortesia a chiunque vorrà occuparsi del tema: risparmiateci l’improvvisazione, le promesse vuote e la vaghezza. Se qualcuno è davvero intenzionato ad affrontare con criterio i temi della mobilità urbana e della ciclabilità, presenti proposte di interventi concreti e con tempi certi.
Se non si ha idea di come affrontare il tema, le nostre proposte sono sempre le stesse. Copiatele, sono gratis, e a disposizione di tutti. Le trovate tutte pubblicate nella sezione DOCS, uscite via via sul Tirreno e raccolte su questo sito nella rassegna stampa. Siamo disposti a illustrarle di nuovo, a confrontarci concretamente, a fornire e ricevere suggerimenti.
Altrimenti lasciateci rassegnare all’evidenza che il tema della ciclabilità non è considerato né prioritario né secondario per l’amministrazione della città, e abbandonateci alla nostra marginalità evitando almeno di infierire.

Ci siamo comunque già abituati sulle strade, alla marginalizzazione. E abbiamo imparato da tempo a sopravvivere.


3 commenti

un ponte, strade lungo gli argini, qualche precisazione (ancora sulla ciclovia tirrenica)

Sale l’interesse per il progetto della ciclovia tirrenica, quasi ogni giorno il giornale locale riporta una paginata intera a tema, raccoglie spunti di chi pedala, segnala suggerimenti, problematiche, possibili soluzioni.
E nel frattempo che invoglia a fare un giro, offre spunti per contribuire.

suggerimenti PenninoEra di ieri (10 luglio) una colonna a firma Gennaro Pennino titolata “I suggerimenti di un appassionato”, relativa alla tratta Capalbio-S. Vincenzo, che nel dettaglio per il tratto locale segnalava:

4.Follonica-San Vincenzo Penso che per questo tratto, la scelta più semplice sarebbe quella di seguire, dopo la Carbonifera (facilmente raggiungibile per strade ciclabili abbastanza tranquille), le strade interne al promontorio che conducono a Baratti. Da qui a San Vincenzo è già presente l’ottimo percorso interno alla pineta. Una interessante alternativa sarebbe raggiungere Piombino e, quindi, Marina di Salivoli, località già collegata, con un tracciato bello ma impegnativo, a Populonia e quindi Baratti. Purtroppo ad oggi, il collegamento Carbonifera Piombino presenta due forti ostacoli, Centrale Enel e Zona Industriale, che costringono a percorrere la trafficata strada provinciale. Nella restante parte, il percorso è molto interessante e facilmente percorribile (un po’ trafficato in estate).

Ci ho ragionato un po’, c’era qualcosa che non tornava, la geodetica e l’ingresso in città erano nodi affrontati un po’ troppo alla leggera, e m’è sembrato giusto fare il punto con l’occhio di chi uno sguardo sulle strade del comprensorio ci gira da un po’, e di segnalazioni di ciclisti ne ha raccolte diverse. Con piacere mi ritrovo il pezzo pubblicato quasi per intero su una colonna identica nell’edizione di oggi (11 luglio). Il titolo è un po’ iperbolico: un ponte che secondo me “fornirebbe un paio di alternative” si è trasformato in un ponte che “risolverebbe tutto”.
Magari…
D’altra parte i ponti pare siano ben visti, a giudicare  dall’articolo del 6 luglio 🙂
Comunque, dato che sul giornale manca anche una parte relativa alle vie verdi, tagliata per sacrosanti motivi di spazio, e i riferimenti su mappa (fatta al volo rielaborando il lavoro fatto per il PUM), mi pare utile riportare il testo integrale della lettera:
la colonna pubblicata

la colonna pubblicata

Buongiorno,

vi scrivo in merito a quanto letto stamani sulla pagina dedicata al progetto della ciclovia tirrenica, presenta purtroppo una situazione un po’ troppo ottimistica reltivamente al punto 4.Follonica-San Vincenzo, ipotizzando di seguire dopo carbonifera le strade interne del promontorio di Piombino.
Mappa alla mano, tra Carbonifera e il promontorio c’è da attraversare, oltre a tutta la strada della base Geodetica, anche lo svincolo della 398 e quello di Fiorentina prima di poter raggiungere la Principessa o i percorsi sul promontorio.
Inoltre, una volta raggiunte “le strade interne al promontorio”, sarebbe utile far presente che le stesse sono percorribili esclusivamente in mountain bike, e presentano dei dislivelli e delle difficoltà tecniche da persone abbastanza allenate, e non certo percorribili da tutte le tipologie di ciclista, incluso chi viaggia con borse e magari carrellini con bambini al seguito.
L’ipotesi di ingresso in città inoltre, allo stato attuale presenta altri due punti fortemente critici di passaggio nel traffico veicolare (dalla curva del Gagno al Poggetto) , e per quanto ci stiamo attivando come #Salvaiciclisti Piombino con l’attuale amministrazione per lavorare nell’ottica di un’entrata e un’uscita sicure (sia in funzione di bretella turistica per l’elba che per la sicurezza dei residenti che la bici la utilizzano per spostarsi), pensarla come percorso consigliabile fino a Marina di Salivoli non sarà un’opzione finché il nodo del futuro dell’area industriale (con la vicenda AFERPI in fase di definizione) non verrà sciolto.
Infine, da Marina di Salivoli – o più precisamente da Calamoresca – i percorsi lungo costa che attraversano il promontorio sono nuovamente sterrati da trekking e da mountain bike, con pendenze ancora più impegnative rispetto agli sterrati del promontorio sul lato di Fiorentina, e difficoltà tecniche più adatte a degli sportivi che a dei cicloviaggiatori. Gli scorci sono meravigliosi, ma sono accessibili a altri target, insomma.
Per mantenersi comunque in un’ottica propositiva, i punti critici della base geodetica al momento sono in parte evitabili sfruttando le strade di campagna interne che attraversano le Guinzane e la Sdriscia. L’abbattimento del ponte di ferro sul Cornia purtroppo porta come unica possibilità quella di buttarsi su un breve tratto d’Aurelia, per attraversare Venturina e dalla strada della Caldanelle raggiungere Baratti.
Inoltre, rendendo percorribili gli argini del “canale allacciante Cervia” che attraversa il Parco della Sterpaia (ci sono interventi possibili per migliorare la percorribilità sui lungofiume senza l’impatto ambientale di una strada asfaltata), si potrebbe Collegare Carbonifera con Perelli dal fosso Vignale al fosso Acquaviva, evitando la geodetica del tutto, attraversando un parco naturale e passando a fianco di un’oasi naturale.
In prospettiva di investire sul territorio quindi, con la ricostruzione di un ponte in quella zona del Cornia (che mi auguro avvenga quanto prima e che tenga conto delle pendenze di chi pedala, oltre che delle necessità dei residenti), attraversando le strade di campagna e passando a fianco dell’oasi WWF Orti-Bottagone si potrebbe arrivare a Baratti da Campo all’Olmo, sfruttando qualche strada bianca e un tratto lungo ferrovia fino alla stazione di Populonia, per poi ricollegarsi alla strada della Principessa. Sempre via Campo all’Olmo, sarebbe possibile anche – nell’ottica di incentivare l’intermodalità bici+treno – un collegamento con la stazione di Campiglia Marittima, raggiungibile attraverso un piccolo sottopassaggio (semisconosciuto e che avrebbe bisogno di un po’ di illuminazione, ma comunque servibile).
Un solo ponte insomma, fornirebbe almeno un paio di alternative del tutto al di fuori dal traffico veicolare, senza arrischiarsi a affrontare pendenze improbabili o percorsi tecnici duri.
Come recentemente dichiarato dal Ministro dei Trasporti Delrio in riferimento a un’altra ciclovia, il progetto VenTo, che prevede collegare venezia con Torino sfuttando percorsi lungo Po, rendere percorribile una ciclovia di quelle dimensioniha lo stesso costo di tre chilometri di autostrada. Per tratti brevi come quelli presi in considerazione, soprattutto se inseriti in un progetto abbastanza ampio da poter accedere a finanziamenti europei di rilievo, saebbe utile cominciare a pensare di intervenire anche e soprattutto nell’ottica di una messa in sicurezza dell’esistente, senza piegarsi troppo, laddove non strettamente necessario, a soluzioni di ripiego. Anche in considerazione del ritorno sia in termini di vivibilità che di economia legata a un tursmo in espansione come quello su due ruote.
Concludo ringraziando il Tirreno per la serie di pezzi dedicata al progetto: lo trovo estremamente interessante sia come filosofia di fondo (che non prevede troppa segregazione degli spazi in quelle che Rumiz ha definito “ciclabili ghetto”) che come realizzazione work-in-progress. Sono lieto che se ne parli, che si offra alle persone la possibilità di segnalare le problematiche e di imaginare delle soluzioni, e che si coinvolga un bacino ampio di lettori al di là dei semplici appassionati, sollevando sia interesse sul tema che attenzione sulle imprescindibili questioni di sicurezza di chi, per turismo o semplicemente per spostarsi, fa purtroppo parte dell’utenza vulnerabile della strada.
Il futuro che vogliamo prende forma a partire dalla capacità di immaginarlo, e di raccontarlo agli altri. Questo progetto offre un futuro che condivido, ed è una ventata d’aria fresca che aiuta anche a superare il campanilismo tipoco toscano dei singoli comuni.
Allego un link a mappa del territorio, work in progress e rielaborazione di un altro lavoro fatto dal nostro gruppo in ambito urbano, con una serie di ipotesi e criticità, incluse quelle sopra presentate, al fine di una migliore comprensione di quanto affermato. I percorsi indicati sono cliccabili per una breve descrizione.
Cordialmente
Marco Melillo


2 commenti

Una bretella, un progetto, una ruota. Facciamo due.

Un percorso sicuro che corre lungo la costa toscana.
Più di 300 km, per collegare la regione dall’estremo nord all’estremo sud.
Finalmente il progetto Ciclovia Tirrenica esce allo scoperto e si guadagna lo spazio che merita sulla stampa locale

2015.07.02 tirrenica

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo sul sito web del Tirreno

Riportiamo le parole del direttore del Tirreno, Omar Monestier:

Discorso difficile per la patria dei campanili, lo so bene. Le differenze sono una risorsa, ma c’è almeno un progetto, in ambito turistico, per il quale lo smembramento delle risorse e degli impegni è dannoso: la ciclabile del Tirreno. Un sogno. Un sogno vero, che inizia a Nord, in provincia di Massa Carrara e termina a Grosseto. Se ne parla da anni e non se n’è mai fatto nulla. Ogni amministrazione comunale o provinciale ha agito per sé, costruendo tratti di pista che terminano nel nulla o che si innestano su altri pezzi che mal si raccordano. La Regione Toscana ha da poco concluso il progetto della ciclovia lungo il fiume Arno e ha manifestato l’interesse a ripetere l’iniziativa lungo la costa.
[…]
Raccontiamo ciò che è stato fatto e quel che manca, sottolineando che per un’area fortemente turistica come la costa una ciclovia non è soltanto uno spazio per gli amanti delle due ruote. È anche sviluppo economico, destagionalizzazione, valorizzazione e potenziamento dell’offerta legata a un turismo che rispetta l’ambiente. Una ciclovia è molto più che un nastro d’asfalto lungo 300 chilometri. È la possibilità di creare lavoro in ambiti dalle grandi potenzialità, è l’incrocio proficuo di attività alberghiere e della ristorazione con l’arte e i concerti.

mappa

La bozza del percorso nella nostra zona

Come non essere d’accordo? È necessario lavorarci, farlo in maniera coordinata, e da un’ottica lontana chilometri dai nastri d’asfalto. Il progetto di Signanini è ampio, strutturato, e punta a risolvere delle criticità, sui vari territori, che non frenano solo il cicloturismo. Costituiscono di fatto anche una serie di impedimenti a chi sul territorio ci vive e ci pedala, o ci vorrebbe pedalare, quotidianamente.

Guardiamo la faccenda dal punto di vista locale, allora. Per dove stiamo posizionati sulla mappa, a Piombino serve una bretella. No, non la 398. Una bretellina, diciamo. Un gancio, che arrivi al porto, e che leghi alla linea pedalabile che corre lungo la costa anche i punti di interesse presenti sul territorio comunale, oltre al centro storico cittadino: Baratti, il parco della Sterpaia, l’Oasi WWF. Al momento siamo tagliati fuori. Cercheremo di fare il punto con l’amministrazione, qualche punto lo abbiamo già inserito nelle nostre proposte e segnalazioni, proveremo a capire i tempi e le modalità di intervento, e l’interesse reale di entrare a far parte di qualcosa che – almeno secondo noi – ha del potenziale

Proveremo a esserci, insomma. A capire dove e come sarà possibile passare. E a provare a dire la nostra, senza le competenze tecniche, ma con il polso di chi sul territorio ci pedala già. E per piacere o per sopravvivenza qualche alternativa sicura se l’è già trovata.

interruzioni

a proposito di percorsi interrotti, basta vedere la foto legata all’articolo di giornale

Alla fine del percorso, ci sono delle cose che piacerebbe veder fare: un ponte sul Cornia, che permetta di evitarsi la Geodetica e l’Aurelia collegando Campiglia Marittima, Campo all’Olmo e Sdriscia (e che non serve solo ai residenti). Un po’ di tranquillità in più per arrivare fino a Baratti. Una via di uscita sicura per oltrepassare il Gagno, il Poggetto, viale Unità d’Italia. Per quanto siamo coscienti delle tempistiche legate al futuro dell’area. Poi ci sono delle cose che ci piacerebbe non veder fare: una replica della ciclopedonale di San Vincenzo (scomoda, pericolosa, impercorribile), un aggancio di ciclabili tra comuni come quello sulla strada del Puntone, dove la ciclabile salta da un lato all’altro della strada, e il fondo si trasforma in ghiaino. O percorsi interrotti ad ogni ingresso auto, a spezzare la continuità.

Abbiamo esempi deliranti, su come non fare le cose. E esempi splendidi da copiare, riproporre, adattare alle strade locali, per capire come farle. Alcuni costosi, “alla danese”. Per altri basterebbe ragionare su una segnaletica unica, capillare, efficace. Sfruttando e mantenendo le nostre strade secondarie di campagna, “alla pugliese”.

Ci auguriamo che in una maniera o nell’altra Piombino non rimanga fuori anche da questa linea costiera. Che per questa bretella non servano anni. E che forti della conoscenza diretta del territorio e delle problematiche  e risorse che presenta, le associazioni e le singole persone che lo vivono e che soprattutto ci pedalano in prima persona possano partecipare attivamente alla costruzione di un pezzo di futuro diverso, senza rirovarsi a osservarlo sfrecciarci accanto, perché anche se passerà soltanto a quindici chilometri all’ora sarà difficile da inseguire, una volta persa la ruota. Meglio correre in gruppo.