piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti

sotto lo sguardo del giornale

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A quanto pare cresce l’attenzione verso i temi che ci stanno a cuore.

2014.11.11 articolo su SICStamani il Tirreno dedica gentilmente il bel pezzo postato qui accanto all’iniziativa di domenica, e pubblica un interessante articolo sull’incontro previsto domani in Comune (v.sotto).

Si comincia a sentir parlare in maniera strutturata di disincentivi all’utilizzo del mezzo privato, di allargamento dell’area pedonale, e delle ZTL. Domani speriamo di poter buttare là il concetto di fondo di zona 30, e di spazi condivisi, convinti come siamo che in città – fatto salvo per due o tre direttrici principali – le ciclabili non servano. E che le risorse europee per le ciclabili potrebbero essere la via migliore per portare avanti, in parallelo alla messa in sicurezza dell’area urbana (magari tramite interventi poco onerosi a livello economico ma che vanno comunicati n maniera chiara ed esaustiva per evitare di trovarsi assaliti dalla cittadinanza), un piano di percorsi protetti extraurbani che tengano conto sia delle prospettive cicloturistiche che delle esigenze degli sportivi.

Alla maniera danese, insomma.

Niente ghetti per le bici, ma strade percorribili. Assieme o a fianco degli altri mezzi, ogni volta in funzione delle caratteristiche del territorio e del traffico che lo attraversa.

PMU e #bastamortinstrada

PMU e #bastamortinstrada

Dai commercianti ci auguriamo arrivi la prima e fondamentale collaborazione dal basso, anche in termini di comunicazione, e speriamo di riuscire a trasmettere i potenziali vantaggi di una mobilità dolce in città e di spazi vivibili sempre più ampi. Il concetto di fondo di shopping mall nel centro. E evitare quello che in molti posti è stato uno dei principali freni allo sviluppo di zone 30 e centri vivibili: l’avversione iniziale dei negozi, erroneamente convinti che senza macchina nessuno esca più di casa, i centri si svuotino, le imprese falliscano. Non è così, e dove la resistenza è stata vinta sono stati i commercianti per primi a fare marcia indietro e farsi primi sostenitori di una città diversa, di una città migliore.

Da chi si occupa di TPL speriamo invece di sentire proposte all’altezza delle nostre aspettative. Potrebbero essere proprio loro i primi beneficiari del cambiamento di abitudini. Hanno il manico dei trasporti in città meglio di chiunque altro, e le potenzialità per tornare a rappresentare la soluzione migliore per trasformare la città da un parcheggio a cielo aperto in uno spazio vivibile.

Dalla PM ci piacerebbe un quadro chiaro di quelle che sono le criticità. Non si può sapere tutto. Loro stanno in strada, loro rappresentano l’altra faccia della comunicazione diretta con le persone, e avrebbero tutto il margine per poter far passare la necessità di un maggiore rispetto sulle strade, in funzione della sicurezza, intervenendo sulle situazioni di maggiore rischio con quanta più decisione e assiduità possibile.

Curiosi insomma, e ben disposti a seguire quello che ha tutte le premesse per diventare un percorso rivoluzionario per la struttura di fondo di Piombino. Un percorso che ci auguriamo possa essere il più partecipato e condiviso possibile da tutte le parti in causa: TPL, associazioni di categoria e forze politiche, convinti (lo ribadiamo) che un tema tanto trasversale non possa diventare materia di scontro politico, ma possa costituire la base per una collaborazione quanto pià ampia possibile tra le parti.

Agli automobilisti che “ribattono di non invadere le strade tutt’altro che cittadine” invece c’è poco da rispondere: i commenti sono sempre gli stessi, e le risposte le hanno già date svariate volte persone più autorevoli di noi, sul procedere controsenso, sul procedere in fila indiana, sul tenere o meno la destra, sul casco obbligatorio e su molte altre amenità.
All’aggressività sui social di chi è arrivato fino a definire “eroe” un uomo che ne uccide un altro colpevole solamente di essere sulla strada nel rispetto delle regole, alla rabbia di chi aggredisce e al riparo di uno schermo incita allo scontro urlando “schiacciamoli tutti” non vogliamo neanche rispondere: il dialogo lo si può avere tra sapiens sapiens.

E sulla supposta “invasione delle strade” una foto e una risata forse smontano e ridimensionano la questione più rapidamente di qualsiasi discorso, a dimostrazione che forse non è un problema di che mezzo si usa, ma di senso pratico e civiltà:

con quasi 30 parcheggi vuoti a 5 metri: chi è che "occupa gli spazi"?

con quasi 30 parcheggi vuoti a 5 metri: chi è che “invade gli spazi”?

Ai pedoni preoccupati dei ciclisti che “sfrecciano davanti al portone” in via Petrarca invece mi sento di scusarmi per l’inciviltà di alcuni (anche io passo sottoi portici se accompagno la bimba, per la sua sicurezza, ma cerco di andare piano), ma faccio notare che se la strada fosse sicura per tutti probabilmente chi è in bici non sentirebbe il bisogno di togliercisi per ridurre i rischi che corre (ad esempio passando tra le auto in doppia fila che costringono a allargare mentre da dietro ne sopraggiungono altre). Di far notare che la percentuale di incidenti gravi conta statisticamente ben pochi scontri bici-pedone (un decesso in un anno) e molti più morti (più del 90%) in scontri con auto coinvolte. E in chiusa, giusto per  buttarla sul ridere, di invitarli a guardare la foto nell’articolo del Tirreno, dove sulla ciclabile si contano almeno tre persone a passeggio 😀
Tra utenze deboli insomma, forse è meglio cominciare a darsi una mano.

E ricordarsi che prima o poi siamo tutti pedoni.

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