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In bici a Baratti, tra il mare e il parco: di nuovo ciclopista tirrenica

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poi uno cerca una foto adatta all’evento, e da internet esce fuori questa… alle volte si dice il culo

La pedalata
Una giornata andata bene, un bilancio positivo, un sacco di entusiasmo, e una caterva di lavoro da fare.

Questa foto io l'ho vista, mi sono commosso, e ho pensato che se riuscissimo a mettere in comunicazione lo spirito del ciclismo sportivo amatoriale (quello sano) con l'idea della bici come mezzo di trasporto, diventeremmo un popolo migliore in un attimo.

Questa foto io l’ho vista, mi sono commosso, e ho pensato che se riuscissimo a mettere in comunicazione lo spirito del ciclismo sportivo amatoriale (quello sano) con l’idea della bici come mezzo di trasporto, diventeremmo un popolo migliore in un attimo.

Da inizio estate, allertati da pandaciclisti e dagli amici di FIAB Livorno (con cui abbiamo un debito immenso), messi in contatto con Sergio Signanini che ci ha tenuti aggiornati tramite l’impareggiabile Graziella Rossini sulla situazione di un progetto in via di sviluppo, abbiamo cominciato a seguire le uscite quasi quotidiane del giornale locale sul progetto della ciclopista.
Quando si è parlato della zona, in qualche caso abbiamo detto la nostra, altre volte siamo stati a sentire con interesse le proposte degli altri.
Nel frattempo ci siamo spesi sulle mappe e sul campo, scervellandosi su strade e alternative, e abbiamo provato a metterci nei panni di tutti: le vari tipologie di ciclista, le realtà ricettive sul territorio, la macchina pubblica con la sua la cronica mancanza di fondi, le aree di pregio e le realtà che le gestiscono e promuovono, i semplici abitanti delle varie zone dentro e fuori dal promontorio. Pure gli automobilisti, a volte.
Sempre tenendo due punti fermi come linee guida: la sicurezza e la percorribilità.

Ad agosto poi è arrivata la UISP, a coinvolgerci. La richiesta: un evento promozionale di lancio del progetto. La proposta: coinvolgiamo tutti gli altri. E così, buttato giù in due notti un progetto assieme a Silvia Mangiameli, che fa da collegamento indispensabile tra il mondo dello sport e le nostre istanze, l’abbiamo proposto alle società sportive del territorio, tramite UISP, che poi l’ha fatto arrivare in regione.
Onestamente i dubbi erano tanti: un’utenza locale spesso distante dal cicloturismo; la difficoltà di superare certi punti, allo stato attuale; la lunghezza di certe tratte; i problemi per rientrare verso casa; la carenza del trasporto pubblico per combinare bici e treno.
In fondo anche l’attesa di conferme sui vari punti dell’evento, perché il timore forte di non farcela a seguire tutto, dalla logistica all’accoglienza, c’era.

Il risultato finale, nonostante il vento che ha impedito un tuffo di fine stagione, è andato oltre le migliori aspettative.

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Le società sportive hanno reagito con un entusiasmo inaspettato, sono accorse in massa, qualcuno ha avuto la splendida idea di venire con i figli, e dove è mancata gente hanno sopperito un po’ di pedalatori solitari, di ciclisti urbani, e di ciclopendolari.
Parchi Val di Cornia per fortuna ci è venuta in soccorso, ha preso in mano l’accoglienza e l’ha gestita splendidamente.
FIAB livorno è arrivata in blocco, in treno fino a San Vincenzo, a ingrossare le fila del gruppo, allargando l’orizzonte del percorso all’interno del parco di Rimigliano, lavorando di concerto con una guida ambientale che li ha portati a (ri)scoprire le bellezze del golfo di Baratti, e le problematiche relative all’erosione. Facendo da tester per l’intermodalità.

Il gruppo al completo

La presentazione
Impagabile, nel pomeriggio, la possibilità di confrontarsi direttamente attorno a un tavolo – in un colpo solo – con l’assessore Capuano, il sindaco Giuliani e Emiliano Carnieri: il funzionario regionale che segue il progetto e si occupa (anche) della tratta locale.  Per chi, come chi scrive, tende per natura a essere ipercritico e sostanzialmente polemico, la comunità di intenti onestamente ha quasi spiazzato. Ascoltare Carnieri raccontare il progetto, evidenziarne problematiche e vantaggi, rispondere alle questioni poste, ha dato un quadro generale abbastanza chiaro di quello che sarà e di quello che non sarà la ciclopista tirrenica.

Ma a sgomberare dai dubbi, in fondo, è rimasta la risposta alla questione di fondo espressa sul finale: quali sono le linee guida, i principi fondamentali, gli standard e i modelli della ciclopista? Non gli standard progettuali, la larghezza dei percorsi, il tipo di fondo, ma le idee che stanno al nucleo del progetto. Sentirsi rispondere, senza aver forzato la mano, “accessibilità e sicurezza”, quasi modellato su quelle che ci eravamo posti in partenza, quando abbiamo iniziato a lavorare sulle mappe e sul campo, è stata in tutta franchezza una ventata di aria fresca.
Il pensiero è corso ai percorsi problematici della zona, alle ciclabili inaccessibili ai disabili tra Follonica e Scarlino, alle criticità di sicurezza tra Montegemoli e la SOL, alle tante persone cadute sulla ciclopedonale di San Vincenzo.
La sensazione è che non sia stato lavoro vano, che possa essere speso per dei risultati, e che potranno essere risultati visibili, senza aspettare di non aver più fiato e gambe per pedalarci sopra. Migliorabili nel tempo, perfettibili, ma – intanto – percorribili. Nella speranza (che è quasi una certezza a giudicare dal numero di bici in giro coi bagagli quest’estate) che una volta arrivati gli utenti veri, quelli che viaggiano sulle tante tratte che già attraversano l’Europa, quelli che fanno i grandi numeri, si dimostri sempre più necessario considerare una colonna imprescindibile quello che ora è un settore in espansione, troppo spesso lasciato in secondo piano in un paese che avrebbe potenzialità enormi.

solo una piccola parte del tanto spazio dedicato all'evento dal giornale

solo una piccola parte del tanto spazio dedicato all’evento dal giornale

I ringraziamenti
Grazie infinite al Tirreno che sta dando risalto all’iniziativa, che ha dedicato alla giornata del 20 una quantità di spazio al di là di ogni migliore previsione, e che non ci ha ancora fatto arrestare per tutte le pagine ripubblicate su questo umile blog di provincia. Grazie alle società sportive tutte, e alla capofila UISP, perché senza una base larga come quella che hanno non sarebbe andata così bene. Grazie a FIAB Livorno e ai pandaciclisti, che ci hanno raggiunti quaggiù nella remota provincia, e al presidente FIAB Luca Difonzo per gli interventi puntuali e lo scambio in privato sul finale (per certi versi illuminante). Grazie ai cani sciolti, ai ciclomobilisti, ai ciclopendolari, ai pedalatori in libertà, a quelli che anche senza società hanno dato supporto all’iniziativa. Grazie alla parchi dell’ospitalità, della cura, e della spazio dedicati. Grazie alle autorità locali che sono intervenute, ché non è mai scontato e c’è sempre qualcosa di più importante, e invece… la prossima volta l’unica cosa che potremo chiedere sarà di accompagnarci in bici. E grazie a Carnieri: puntuale, diretto e conciso sia nell’illustrare il progetto che nel chiarire  punti e i dubbi emersi.

A questo punto a noi non resta che continuare a fare il nostro: proporre, nei limiti delle possibilità tecniche che abbiamo; evitare dove possibile storture già viste e errori già commessi altrove; tirare la gente in sella. E pedalare un po’ di più, che di tempo ultimamente ce ne è rimasto poco.

Una nota: il rientro
Finito lo scambio, il rientro è l’unica cosa rimasta in sospeso, ed è stata un’ottima occasione di test:
Tre bici da turismo; una MTB; due borse; un seggiolino.
Quattro pedalanti, e una bimba di tre anni e mezzo a bordo
Da Baratti a Piombino, alle sei di sera
Scartata l’ipotesi treno + bici: l’ultimo treno da Populonia stazione a Piombino con trasporto bici era alle 16:46.
Scartata l’ipotesi sterrato lungo ferrovia, per impraticabilità del fondo.
Unica alternativa: Principessa, Fiorentina, Gagno. Niente di troppo distante da una riconferma di quello che fino a oggi ci aveva trattenuto dall’organizzare gite fuori porta. In uscita, coi dovuti accorgimenti, si può fare. Pensare di fare il rientro in sicurezza, con una bimba come passeggero, senza una scorta che ti affianchi e ti copra le spalle in buona parte dei tratti, e senza contravvenire al codice della strada, è da incoscienti.
Risolto quello, godersi le nostre zone a ritmo lento è un privilegio che non tutti si possono permettere, ma quello lo sapevamo già.

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In bici agli orti per la giornata delle oasi

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l'articolo sul Tirreno: le problematiche

l’articolo sul Tirreno: le problematiche (clic per ingrandire)

Una bella occasione per incontrarsi.
Il 24 maggio era la giornata nazionale delle oasi, e complice un incontro in precedenza con Graziella Rossini (per le ferrovie dimenticate), nonostante altri impegni sparsi sono riuscito ad andare incontro alla delegazione livornese dei Pandaciclisti, per fargli compagnia lungo il tragitto dalla stazione di Campiglia all’Oasi Orti-Bottagone.

Alla fine eravamo in debito per la Campagna 10 minuti, per le tante informazioni raccolte sulla situazione del progetto della ciclovia tirrenica, per i suggerimenti, e mi sembrava giusto provare a restituire qualcosa.

Al solito, le prime difficoltà sono emerse col tentativo di uscire da Piombino per raggiungere Campiglia: ero l’unico disponibile, dovevo andare con mia figlia di tre anni sul seggiolino posteriore, ma se da solo mi prendo dei rischi non mi sembrava il caso di farlo anche in questo caso.
L’alternativa bus non è praticabile, a meno di non smontare la bici e riporla in una sacca. Quella in treno, se in settimana garantisce qualche corsa in più per via dei pendolari, di domenica non permette di uscire da Piombino prima delle nove passate. Non proprio presto, per chiunque volesse scegliere il treno per una gita fuori porta, o evitare le problematiche in uscita dalla città.

Santa pazienza quindi. Un po’ di rassegnazione. E la decisione di affidare la bimba alla mamma e raggiungere Campiglia in solitaria con la bici.
Raggiunto il resto del gruppo in arrivo da Livorno in treno, siamo partiti in direzione Oasi. La mancanza di un passaggio sul Cornia come quello di Ponte di Ferro, conosciuto e rimpianto dal gruppo di Livorno che aveva avuto modo di utilizarlo in passato, ci ha costretto a ripiegare su venturina. L’occasione è servita a far conoscere un paio di sottopassaggi strategici: quello della stazione (in prospettiva di riapertura di u ponte sul Cornia) e quello del cavalcavia della stazione. Da lì, al di là dell’inevitabile traffico sul breve tratto di Aurelia da Venturina a via degli Affitti, il percorso s’è sviluppato piacevole e tranquillo.

Il nostro Eroe mentre cerca la strada più breve per raggiungere l'outlet

Il nostro Eroe cerca la strada più breve per raggiungere l’outlet

Il resto della mattinata, consegnati ai partecipanti alcuni gadget impacchettati per l’occasione, è stata una piacevolissima visita all’oasi, passata parlando di ambiente e turismo, progetti regionali e europei, e scambiandoci prospettive e visioni del futuro. Particolarmente prezioso è stato l’occhio attento di Paolo Politi, che dalla torretta di avvistamento si è prestato ad indicare e a spiegare i dettagli dell’oasi e della fauna che abbiamo avuto la fortuna di vedere. Oltre a quello, una chiaccherata sulle ipotesi del nostro territorio, proprio a partire dall’area dell’Oasi e della vicina centrale ENEL di Tor del Sale, mi ha dato la misura di come sempre di più si senta il bisogno di tornare a immaginare il futuro. Di di ritrovare negli altri la capacità e la voglia di immaginare qualcosa di diverso da quello che è sempre stato. Ragionando in prospettiva, anche azzardando delle ipotesi che non siano strettamente legate al proprio tornaconto immediato, o dei prossimi dieci minuti, ma che diano alla nostra zona un margine di respiro un po’ più ampio, evoluto e internazionale.
Perché abbiamo degli angoli di pasadiso a meno di 10 km dalla porta di casa, con un infinito potenziale inespresso sia dal punto di vista ambientale che da quello tecnologico. E perché dovremmo provare a farli convivere, quei punti di vista.

coi pandaciclistiDurante rientro per pranzo, breve e scontato attraverso gli stessi punti critici che avevamo voluto evitare all’andata, ho accompagnato due dei pandaciclisti fino al bivio per San Vincenzo. Io sono rientrato verso casa, sfidando le solite problematiche di sempre. Loro hanno preferito diminuire il rischio, e andarsi a godere una pedalata fino a Populonia. Gli ho parlato un po’ di Piombino, anche se la conoscevano già. Al prossimo giro spero di poterli accompagnare in città in tranquillità e sicurezza, convincerli a tornare a trovarci senza rimanere bloccati in extraurbano dal timore di una strada trafficata.

Se tutto va bene, se una ciclovia tirrenica prima o poi verrà conclusa con criterio, prima o poi vedremo anche di andarli a trovare in bici da qui. Magari torniamo in treno. Perché alla fine è bello anche fare i turisti vicino a casa.

il programma della giornata

il programma della giornata


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sulle tracce degli antichi binari, da Follonica a Massa

ferrovieOtto marzo 2015: l’ottava giornata nazionale delle ferrovie dimenticate.
Avrei già voluto partecipare l’anno scorso, e persi l’occasione. Mancava il tempo, mancava il mezzo, mancavano le gambe.
Quest’anno per fortuna c’era Lorenzo che mi ha dato un po’ di spago, avevo la conferma di partecipazione dei livornesi, ed era l’occasione buona per incontrarsi di persona con qualcuno incrociato spesso in rete,in quest’ultimo anno.

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locandina dell’evento

Un’escursione proposta da FIAB Grosseto sulle tracce della vecchia ferrovia che da Follonica saliva fino a Massa. Una sessantina di chilomeri tra la campagna maremmana, la macchia e il lungomare del golfo. Un gran bel giro, organizzato con precisione e nel dettaglio, con un sacco di gente che è valsa la pena di incontrare.

La partenza l’abbiamo fatta in due, da Piombino. Il tentativo di arrivare a Follonica in treno, per rimanere in tema, si è insabbiato praticamente subito: il cambio forzato a Campiglia, l’impossibilità di essere alla stazione di Follonica in tempo ci hanno subito riportato in tema con la giornata delle ferrovie dimenticate: la tratta che collega Piombino alla linea costiera a quanto pare sembra destinata ad andare ad arricchire il numero delle rotaie scomparse d’Italia. Niente trasferimento in treno,  insomma.  Santa pazienza, il colpo di culo di trovare un camper da farsi prestare per caricare le bici, e siamo riusciti a evitarci di dover pedalare anche i cinquanta km aggiuntivi da casa a Follonica e ritorno.

All’arrivo alla stazione ferroviaria, per ritrovo e iscrizioni, la prima sensazione oltre al freddo maledetto della mattina è  stata quella di straniamento: diverse bici, un sacco di mountain bike, un paio di bici da città, una ragazza con un cavallo di ferro meraviglioso e i copertoncini strada, qualche touring. Un mescolone inusuale di mezzi, a confermare l’incognita del percorso. Iscrizione veloce, due parole di presentazione e partenza in orario. Così, a spanne, un’ottantina di persone.

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i pandaciclisti

Un primo tratto, nella zona industriale, è il male necessario e dimenticabile per levarsi dalla città. Un breve pezzo di vecchia Aurelia, la route 66 nostrana,  e lo sterro che comincia.

1669679_1082937525072926_5553698779271022747_oIl resto del percorso è stato un continuo alternarsi  di cambi di terreno, di paesaggi e di sorprese. Un viale bellissimo, col fondo di terra rossa e i cipressi a lato che nemmeno a Bolgheri. Poi le prime pozze, il passaggio sotto la SS1, altri viali in mezzo alla campagna, la centrale idroelettrica di Valpiana, e diverse soste per aspettare quelli che oltre alla bici poco adatta avevano anche scarsa dimestichezza con il fondo.

Durante le soste, oltre a rifocillarsi con cioccolata e fichi secchi per non schiantare, il racconto a tappe della storia del vecchio percorso ferroviario FMF: la linea ferroviaria Follonica – Massa Marittima, nata nei primi anni del ‘900 e attiva fino al ’44. Venticinque chilometri di strada ferrata, dieci caselli, un ponte sul fiume Pecora per collegare il mare alle miniere di Massa Marittima. Una storia affascinante e misconosciuta, a traccia della quale non ci sono più i binari, ma solo i percorsi splendidi che attraversavano.

A seguire un pezzo di bosco, un po’ di difficoltà e bestemmie per dei tratti in cui probabilmente una MTB sarebbe stata più adatta, e poi di nuovo la Marsiliana, il Molinpresso, un’altra deviazione sullo sterro, e il passaggio sul Pecora, fino ad arrivare a Montioni.

La ripartenza dalla Baciocca, dopo la sosta per il pranzo, trova  solo le gambe un po’ fredde e un filo di sonno residuo, ma tra chiacchere e pedalata passa alla svelta, giusto il tempo di arrivare al bivio per San Lorenzo e mi sono già ripreso. Ormai sembra di essere a casa. La voglia di mòta però prevale di nuovo, e anche a due passi da casa il gruppo di organizzatori venuti da fuori provincia riesce a farmi infilare l’ennesima strada nuova, sempre sterrata, tra  i campi.

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il Molinpresso

Oreopithecus bambolii - foto da Wikipedia

Oreopithecus bambolii – foto da Wikipedia

Sbucati a Riotorto da Nonsodove, probabilmente passati per una proprietà privata, siamo davvero sulla via di casa. Di nuovo storie di vecchie strade ferrate: stavolta la vecchia linea a scartamento ridotto che collegava Carbonifera alle miniere di Montebamboli, con i carrelli che scendevano a caduta o che venivano spostati a trazione animale. Senza dimenticare qualche cenno paleontologico sull’oreopithecus bamboli.

Torre Mozza e il rientro a Follonica sono strade note, e una bella occasione per tirare le fila dei progetti comuni, finire di scambiarsi informazioni e dritte con Graziella dei Pandaciclisti di Livorno, a cui di nuovo rinnovo i ringraziamenti per essersi fatti rubare la campagna 10 minuti, e con Angelo della FIAB grossetana, cicerone della giornata.

A fine escursione è rimasta la voglia di farne più spesso, di uscite lunghe. Ho incontrato persone splendide, pedalato con calma senz ala fretta di rientrare per pranzo,  visto posti dietro casa di cui in parte non avevo idea, e abituato un po’ il culo a stare in sella più a lungo.

La nota blues è arrivata sul finale, nel sentire persone che da Livorno piangono l’assenza di Ponte di Ferro. Nel rendersi conto che alla fine chi la nostra zona se l’è girata con calma, a quindici chilometri all’ora, forse la conosce meglio di tanti che ci abitano. Apprezza un buon percorso se glielo sai indicare, e capisce l’importanza di un’alternativa sicura alle grosse arterie stradali prima ancora che tu gliene parli.

Ho provato a rassicurarli che entro non troppo almeno quel ponte sul Cornia ce lo ritroveranno, più come augurio che come certezza. Spero di potergli dare delle date, di aggiornarli sui lavori quando cominceranno, e di vederli tornare.
Ho scoperto anche che faceva parte della Ciclovia Tirrenica. Quella che da Bocca di Magra arriva a Roma. Quella che ora salta Piombino a piè pari, e che servirebbe ai forestieri, oltre che agli stradisti e ai commuter locali.
Sono tornato a casa anche con la voglia di vedere se riusciamo ad agganciarci Piombino e l’Elba in tempi più rapidi di quelli che ci sembrano volerci per la 398. Alla fine le bici pesano poco, e hanno bisogno di bretelle più piccole.
E la nostra ferrovia, quasi dimenticata, ha giusto una strada che le corre a fianco, per un bel pezzo. Se solo si riuscisse ad allungarla fin dentro la città…

riferimenti:
sito ufficiale ferrovie dimenticate
FIAB
Grosseto ciclabile
La Repubblica sulle Bicistrade Urbane
Mappa del percorso