piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti

lettera aperta al futuro sindaco

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il 27 febbraio 2014 è partito più o meno tutto, con l’invio di una lettera aperta a commentare il programma elettorale di uno dei candidati alle scorse amministrative

poi il candidato ha vinto le primarie, è diventato sindaco della città, e un po’ di cosette da allora si sono mosse

la lettera era questa:

lettera aperta a Massimo Giuliani

Caro Massimo,

intanto scusa se mi permetto di darti del tu, ma un po’ siamo su Internet e un po’ che qualche volta m’è capitato d’averti come allenatore in sostituzione di altri tuoi colleghi, e proprio non cela faccio a fare altrimenti.

Mi prendo un po’ di spazio per argomentare in maniera estesa un punto di vista su questa pagina, in merito alla tematica della mobilità urbana, dato che via twitter lo scambio di opinioni è limitato dal mezzo, e che purtroppo non ho avuto ancora modo di partecipare a confronti o incontri pubblici.

Mi auguro che la mia riflessione possa contribuire al dibattito sul tema tra tutti i candidati per le prossime elezioni, e che possa servire da spunto a chi si appresta a amministrare la città, comunque vadano le primarie e le prossime elezioni amministrative.

Pur capendo la necessità di stringatezza nelle comunicazioni su alcuni social network, ho avuto modo di dare una scorsa al programma pubblicato su www.giulianisindaco.it e anche lì ho trovato, in tema mobilità, solamente un accenno vago a “interventi che allentino la pressione veicolare sul centro urbano ed a sviluppare piste ciclabili e percorsi protetti sempre più estesi e funzionali”:

da abitante di Piombino che ormai da tempo si sposta spesso su due ruote e che segue quel che accade in Italia fin dagli stati generali della bicicletta di Reggio Emilia e dalla campagna #Salvaiciclisti, e che cerca di tenere d’occhio le eccellenze a livello europeo in tema di mobilità, mi è sembrato di trovarmi catapultato dieci anni indietro, con proposte già in buona parte superate ancor prima di esser messe in atto, mentre tra l’altro esponenti del tuo stesso partito già da tempo lavorano all’interno del gruppo interparlamentare per la mobilità ciclistica in collaborazione con FIAB, attori principali tra l’altro di un seminario da poco concluso, accessibile integralmente sul sito della Camera dei Deputati che l’ha ospitato, in cui si possono trovare spunti e soluzioni all’avanguardia, ben distanti da una “politica delle ciclabili” di difficile e costosa realizzazione e di provata scarsa efficacia.

Da decenni in tutte le realtà virtuose del nord Europa, e da alcuni anni anche in alcune amministrazioni illuminate di certe città italiane, l’idea di relegare quella che ricade sotto l’etichetta mediatica di “mobilità dolce” in “piste ciclabili e percorsi protetti” si è rivelata infatti una strategia che non paga, in termini di rapporto costi-benefici, se raffrontata con l’adozione di pratiche di incentivazione degli spostamenti sostenibili come gli interventi per la moderazione del traffico (aree pedonali estese, ZTL, intermodalità…), della velocità veicolare (zone 30, città 30, senso unico eccetto bici…) e la pianificazione delle aree urbane in funzione di pedoni e ciclisti anziché di auto e parcheggi. In funzione delle persone, anziché dei mezzi. Penso alla visione di Amburgo, che nell’ottica delle tanto decantate “smart city” ha annunciato il progetto ambizioso di trasformarsi nella prima città europea “car free”. O a realtà virtuose in Italia, che misurano l’obiettivo in percentuali concrete di spostamenti sostenibili, e non in metri di percorsi sicuri, realizzando con fondi risibili (cartelli e vernici) molto di più  di quanto chilometri di ciclabili slegate da un contesto di rete riusciranno mai a fare.

Fred Kent

Fred Kent – la progettazione degli spazi pubblici

Per farla breve insomma (cosa che mi riesce male, noterà chi è arrivato fin qui), mi viene in aiuto Fred Kent, quando dice:

In quest’ottica, relegare chi di fatto è il primo attore di un cambiamento radicale della mobilità urbana in quelli che il giornalista e scrittore Paolo Rumiz ha definito pochi giorni fa “percorsi ghetto”

Paolo Rumiz: percorsi ghetto

“la vera rivoluzione non è avere riserve indiane”

trovo (e con me trovano in molti più esperti di me) che sia di fatto tagliare sul nascere qualsiasi effettivo progetto di rinnovamento nella maniera di spostarsi. Specie in una città come Piombino, graziata da un clima perfetto in tutte le stagioni e da distanze che rientrano facilmente nel raggio di 5-10km: una distanza per cui spostarsi in bicicletta risulta, oltre che più economico ed ecologico, spesso anche più vantaggioso in termini di tempo.

Da chi si candida ad amministrare la città, mi piacerebbe sentir raccontare, al di là dell’impegno ormai quasi d’obbligo di promettere ciclabili e percorsi, un progetto futuro di città pensata per le persone, in cui i percorsi siano messi in sicurezza non togliendo le utenze deboli dal traffico, ma rendendo i flussi di traffico sicuri di per sé.

Rendendo le utenze deboli il traffico principale.

I percorsi protetti e fisicamente separati infatti, oltre a essere economicamente onerosi per un Comune in tempo di crisi, si rivelano solitamente efficaci solo nelle vie di scorrimento veloce, o in ambito extraurbano. Vitali per il rilancio del turismo su due ruote (in espansione), sarebbero perfetti per collegare in sicurezza il centro urbano con le zone di interesse turistico (penso a Baratti e al Parco della Sterpaia), ma estremamente poco efficaci all’interno dell’area strettamente urbana, e a rischio costante di rimanere un progetto incompiuto o chiuso in un cassetto per mancanza di fondi. E non potendo essere realizzati in tutto il centro urbano, spesso troppo stretto per far entrare una ciclabile in ogni via, finiscono inevitabilmente per non collegare i tratti percorsi negli spostamenti quotidiani, relegandosi a servire – Via Amendola ne è un esempio lampante – esclusivamente per portare i bimbi a fare la pedalata domenicale.

Ecco, io sogno una città in cui i bambini non debbano essere portati, ma possano imparare a portare se stessi. In cui un adulto che non è più salito in bici da quando aveva quattro anni non ponga, come prima obiezione all’invito a spostarsi in bicicletta, quella per cui “è pericoloso”, o “c’è troppo traffico”, spesso senza rendersi conto che è lui stesso ad alimentare quel traffico. E dai bambini dovremmo prendere spunto, credo: il Consiglio dei Bambini e delle Bambine il 19 maggio scorso ci ha “regalato una domenica”, facendo più di quanto abbia mai visto fare in una città come Piombino per far capire come la città possa essere un posto da vivere, anziché in cui (e da cui) spostarsi.

Mi scuso per la lunghezza, e mi rendo conto che si tratta forse del minore dei problemi e delle sfide che la città dovrà affrontare nei prossimi anni, ma mi auguro di poter trovare interesse a sviluppare una politica di ampio respiro in chi, per esperienza di vita e professionale, prima che politica, ha fatto di movimento e salute due indubbi punti di riferimento.

E spero tu non cada come fanno molti nella trappola del “da noi non si può fare”, dato che sono convinto che Piombino abbia un potenziale culturale e umano da esprimere, oltre e prima che un potenziale territoriale. E mi piacerebbe che questa convinzione prima di tutto fosse condivisa da chi si propone di essere il Primo Cittadino.

Con i migliori auguri di buon lavoro, e la speranza che sul tema possa nascere un confronto puntuale anche con le altre parti in corsa per le Amministrative

m.

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