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storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti

un ponte, strade lungo gli argini, qualche precisazione (ancora sulla ciclovia tirrenica)

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Sale l’interesse per il progetto della ciclovia tirrenica, quasi ogni giorno il giornale locale riporta una paginata intera a tema, raccoglie spunti di chi pedala, segnala suggerimenti, problematiche, possibili soluzioni.
E nel frattempo che invoglia a fare un giro, offre spunti per contribuire.

suggerimenti PenninoEra di ieri (10 luglio) una colonna a firma Gennaro Pennino titolata “I suggerimenti di un appassionato”, relativa alla tratta Capalbio-S. Vincenzo, che nel dettaglio per il tratto locale segnalava:

4.Follonica-San Vincenzo Penso che per questo tratto, la scelta più semplice sarebbe quella di seguire, dopo la Carbonifera (facilmente raggiungibile per strade ciclabili abbastanza tranquille), le strade interne al promontorio che conducono a Baratti. Da qui a San Vincenzo è già presente l’ottimo percorso interno alla pineta. Una interessante alternativa sarebbe raggiungere Piombino e, quindi, Marina di Salivoli, località già collegata, con un tracciato bello ma impegnativo, a Populonia e quindi Baratti. Purtroppo ad oggi, il collegamento Carbonifera Piombino presenta due forti ostacoli, Centrale Enel e Zona Industriale, che costringono a percorrere la trafficata strada provinciale. Nella restante parte, il percorso è molto interessante e facilmente percorribile (un po’ trafficato in estate).

Ci ho ragionato un po’, c’era qualcosa che non tornava, la geodetica e l’ingresso in città erano nodi affrontati un po’ troppo alla leggera, e m’è sembrato giusto fare il punto con l’occhio di chi uno sguardo sulle strade del comprensorio ci gira da un po’, e di segnalazioni di ciclisti ne ha raccolte diverse. Con piacere mi ritrovo il pezzo pubblicato quasi per intero su una colonna identica nell’edizione di oggi (11 luglio). Il titolo è un po’ iperbolico: un ponte che secondo me “fornirebbe un paio di alternative” si è trasformato in un ponte che “risolverebbe tutto”.
Magari…
D’altra parte i ponti pare siano ben visti, a giudicare  dall’articolo del 6 luglio 🙂
Comunque, dato che sul giornale manca anche una parte relativa alle vie verdi, tagliata per sacrosanti motivi di spazio, e i riferimenti su mappa (fatta al volo rielaborando il lavoro fatto per il PUM), mi pare utile riportare il testo integrale della lettera:
la colonna pubblicata

la colonna pubblicata

Buongiorno,

vi scrivo in merito a quanto letto stamani sulla pagina dedicata al progetto della ciclovia tirrenica, presenta purtroppo una situazione un po’ troppo ottimistica reltivamente al punto 4.Follonica-San Vincenzo, ipotizzando di seguire dopo carbonifera le strade interne del promontorio di Piombino.
Mappa alla mano, tra Carbonifera e il promontorio c’è da attraversare, oltre a tutta la strada della base Geodetica, anche lo svincolo della 398 e quello di Fiorentina prima di poter raggiungere la Principessa o i percorsi sul promontorio.
Inoltre, una volta raggiunte “le strade interne al promontorio”, sarebbe utile far presente che le stesse sono percorribili esclusivamente in mountain bike, e presentano dei dislivelli e delle difficoltà tecniche da persone abbastanza allenate, e non certo percorribili da tutte le tipologie di ciclista, incluso chi viaggia con borse e magari carrellini con bambini al seguito.
L’ipotesi di ingresso in città inoltre, allo stato attuale presenta altri due punti fortemente critici di passaggio nel traffico veicolare (dalla curva del Gagno al Poggetto) , e per quanto ci stiamo attivando come #Salvaiciclisti Piombino con l’attuale amministrazione per lavorare nell’ottica di un’entrata e un’uscita sicure (sia in funzione di bretella turistica per l’elba che per la sicurezza dei residenti che la bici la utilizzano per spostarsi), pensarla come percorso consigliabile fino a Marina di Salivoli non sarà un’opzione finché il nodo del futuro dell’area industriale (con la vicenda AFERPI in fase di definizione) non verrà sciolto.
Infine, da Marina di Salivoli – o più precisamente da Calamoresca – i percorsi lungo costa che attraversano il promontorio sono nuovamente sterrati da trekking e da mountain bike, con pendenze ancora più impegnative rispetto agli sterrati del promontorio sul lato di Fiorentina, e difficoltà tecniche più adatte a degli sportivi che a dei cicloviaggiatori. Gli scorci sono meravigliosi, ma sono accessibili a altri target, insomma.
Per mantenersi comunque in un’ottica propositiva, i punti critici della base geodetica al momento sono in parte evitabili sfruttando le strade di campagna interne che attraversano le Guinzane e la Sdriscia. L’abbattimento del ponte di ferro sul Cornia purtroppo porta come unica possibilità quella di buttarsi su un breve tratto d’Aurelia, per attraversare Venturina e dalla strada della Caldanelle raggiungere Baratti.
Inoltre, rendendo percorribili gli argini del “canale allacciante Cervia” che attraversa il Parco della Sterpaia (ci sono interventi possibili per migliorare la percorribilità sui lungofiume senza l’impatto ambientale di una strada asfaltata), si potrebbe Collegare Carbonifera con Perelli dal fosso Vignale al fosso Acquaviva, evitando la geodetica del tutto, attraversando un parco naturale e passando a fianco di un’oasi naturale.
In prospettiva di investire sul territorio quindi, con la ricostruzione di un ponte in quella zona del Cornia (che mi auguro avvenga quanto prima e che tenga conto delle pendenze di chi pedala, oltre che delle necessità dei residenti), attraversando le strade di campagna e passando a fianco dell’oasi WWF Orti-Bottagone si potrebbe arrivare a Baratti da Campo all’Olmo, sfruttando qualche strada bianca e un tratto lungo ferrovia fino alla stazione di Populonia, per poi ricollegarsi alla strada della Principessa. Sempre via Campo all’Olmo, sarebbe possibile anche – nell’ottica di incentivare l’intermodalità bici+treno – un collegamento con la stazione di Campiglia Marittima, raggiungibile attraverso un piccolo sottopassaggio (semisconosciuto e che avrebbe bisogno di un po’ di illuminazione, ma comunque servibile).
Un solo ponte insomma, fornirebbe almeno un paio di alternative del tutto al di fuori dal traffico veicolare, senza arrischiarsi a affrontare pendenze improbabili o percorsi tecnici duri.
Come recentemente dichiarato dal Ministro dei Trasporti Delrio in riferimento a un’altra ciclovia, il progetto VenTo, che prevede collegare venezia con Torino sfuttando percorsi lungo Po, rendere percorribile una ciclovia di quelle dimensioniha lo stesso costo di tre chilometri di autostrada. Per tratti brevi come quelli presi in considerazione, soprattutto se inseriti in un progetto abbastanza ampio da poter accedere a finanziamenti europei di rilievo, saebbe utile cominciare a pensare di intervenire anche e soprattutto nell’ottica di una messa in sicurezza dell’esistente, senza piegarsi troppo, laddove non strettamente necessario, a soluzioni di ripiego. Anche in considerazione del ritorno sia in termini di vivibilità che di economia legata a un tursmo in espansione come quello su due ruote.
Concludo ringraziando il Tirreno per la serie di pezzi dedicata al progetto: lo trovo estremamente interessante sia come filosofia di fondo (che non prevede troppa segregazione degli spazi in quelle che Rumiz ha definito “ciclabili ghetto”) che come realizzazione work-in-progress. Sono lieto che se ne parli, che si offra alle persone la possibilità di segnalare le problematiche e di imaginare delle soluzioni, e che si coinvolga un bacino ampio di lettori al di là dei semplici appassionati, sollevando sia interesse sul tema che attenzione sulle imprescindibili questioni di sicurezza di chi, per turismo o semplicemente per spostarsi, fa purtroppo parte dell’utenza vulnerabile della strada.
Il futuro che vogliamo prende forma a partire dalla capacità di immaginarlo, e di raccontarlo agli altri. Questo progetto offre un futuro che condivido, ed è una ventata d’aria fresca che aiuta anche a superare il campanilismo tipoco toscano dei singoli comuni.
Allego un link a mappa del territorio, work in progress e rielaborazione di un altro lavoro fatto dal nostro gruppo in ambito urbano, con una serie di ipotesi e criticità, incluse quelle sopra presentate, al fine di una migliore comprensione di quanto affermato. I percorsi indicati sono cliccabili per una breve descrizione.
Cordialmente
Marco Melillo
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