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Raduno al… cinghiale – Suvereto

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30.11.14

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tafferuglio

Pronti per partire per il raduno MTB di Suvereto, i Piombinesi si son ritrovati sul luogo di partenza stabilito alle 8.15. Puntuali, bici a bordo, allegri e sicuri di passare una bella giornata nel bosco.

Un bosco diverso dal solito. Siamo circa una decina. Qualcuno ha avvisato che parte più tardi e abbiamo appuntamento tutti a Suvereto per iscriverci e ritirare le Tabelle ordinate.

Sapevo che saremmo stati un bel gruppo, ma non credevo che da Piombino fossimo davvero così tanti: oltre venticinque elementi. Dai più giovani ai più veterani, chi ormai abbonato alle uscite fuori porta ed anche chi, in genere, più statico e meno favorevole a spostarsi.
Lo dico sempre io che il passa parola tira dentro tutti.
Orgogliosa dei ragazzi, comprese le anime ribelli dei boschi che vedo solo ai raduni. Gli “Amicidellabici” erano già ponti ed organizzati per accogliere i pedalòmani del giorno. Sono stati così tanto pronti che hanno gestito al meglio un numero di iscritti non calcolato, essendo il 2° raduno organizzato.
La loro forza è stata questa.

un pezzo di sterro

un pezzo di sterro

Decidere di dividerlo, comunicare al volo i numeri e correre ai ripari per far funzionare tutto al massimo. Io ho decisamente messo alla prova laTaffetrek. Sia la Taffe che la Trek.

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la taffetrek

Primo raduno dell’anno per me che, col fatto che sto sempre dall’altra parte, finisce che pedalano gli altri ed io no. Poi se ci aggiungiamo i cric croc fisici e gli impegni vari che fanno saltare le uscite, l’allenamento essenziale non c’è quasi mai. A ‘sto giro mi è toccato. Ho deciso. Mi è anche importato poco del “poco” allenamento e della bici nuova da tastare, molto diversa nel peso (che è maggiore) ma anche nella stabilità (che è migliore).

Ho sempre pensato, nella mia tanta esperienza di pivella in mtb, che i raduni siano la miglior scuola.

Non tutti possono permettersi quella vera, né avere sempre amici a disposizione che si prestano alle uscite da lumache per farti imparare e solo quando hai tempo tu. I raduni hanno il tipo di organizzazione che dà anche la possibilità di imparare, di essere scortati, aiutati e anche gestiti. Soprattutto da chi, per un giorno all’anno, se ne frega di correre sui sentieri che conosce e gira ogni giorno. Per quel giorno, vuole farteli vedere, ti dice cosa ti aspetta e come ti devi impostare. Ti ospita insomma, sapendo che, quando verrà lui ospite al raduno in zona tua, c’è chi farà la stessa cosa.

È saper formare quella catena che io auspico da sempre nel mondo della bicicletta. Che sia strada o sterro o con qualunque tipo di bici, agganciarsi ai gruppi limitrofi fa sì che ognuno di noi valorizzi la propria parte di territorio, si aiuti nella burocrazia necessaria a organizzare gli eventi, si carichi la bici in auto e vada a fare turismo sportivo. Il cicloescursionismo che aggrega, che fa diventare un cumulo di forza di volontà che può arrivare lontano e dare soddisfazione a tanti, che fa uscire dal guscio alcuni dandogli lo spazio che meritano e che valorizza altri, che già lo avevano. Questo è quello che mi piace del voler proporre il movimento fisico su una bici. Non è una palestra. Non è una piscina.
10818379_10204280571392501_3164341048654035693_oNon è un campo o un’arena.
È muovere le ruote in uno spazio aperto che si apre sempre più solo grazie al movimento. È un mutare del paesaggio, con la fatica, con la curiosità, con la stessa voglia di arrivare in fondo ma con l’incertezza di cosa ti aspetta. Sì perché tanti non lo dicono, quello che li muove è la curiosità. Stradelli nuovi, single track più o meno difficili, salite spaccapolmoni, discese fangose o da urlo. Quando vai ad un nuovo raduno, “chissà come sarà” è la frase che ti porti dentro dalla sera prima, quando prepari la bici, metti il necessario nello zainetto, ti accordi coi compagni per partire insieme.
Sai che sarà una giornata diversa, vissuta intensamente, fuori dall’ordinaria quotidianità che spesso spacca solo le palle. Se c’è una cosa che amo io e che mai è mutata da quel giorno, è caricare la bici e partire per un ritrovo di gruppo che si sposterà sulle due ruote senza sapere il percorso. E te ne freghi se piove, te ne freghi se è faticoso, se è così pieno di fango che lasci andare la bici dietro alle altre, se ti infili in pozzanghere che ti bagnano il sedere, se la tua ruota, piena di mota, te la sbatte in faccia a pezzi duri girando.
Non ci sono momenti in cui ti intristisci e pensi alle cose che vanno male o che fanno male. Pensi a pedalare, a guardarti intorno, davanti per terra, ridi e scherzi con i compagni di viaggio senza neanche sapere chi sono. Magari ci scappa che ne organizzi un altro… di viaggio, con loro. Guardi davanti Melocipede che si è fermato ad aspettare me e Lorenzo, appeso con una mano ad un palo a ridere perché mentre mi guarda salire vede dietro un cartello stradale di limite “30”: sarà casuale? Guardi dietro per vedere se Lorenzo è a posto. Scorgi Marco Pasquini ed Emanuele più avanti. Hai le scope che, se anche dietro di qualche metro, prima o poi, arrivano.
10838203_10204280581672758_8107266628414215505_oPoi capita pure che ad un bivio, invece che cartelli, trovi due bambini sulle loro bici,con le braccia rivolte verso la direzione che devi prendere. È stata dura non fermarsi e degnarli della dovuta considerazione. Quei due sorrisi curiosi e fieri mi hanno riempito il cuore. Forse figli di rider organizzatori o forse scappati dai cortili di casa per rendersi utili. Sembravamo tutti eroi ai loro occhi, pieni di fierezza e orgoglio per la collaborazione all’organizzazione, mentre i miei erano pieni di tenerezza: sono una mamma nel dna che ci posso fare?
Capita pure che, mentre pedali su un tratto di strada bianca che costeggia i vigneti, ne scorgi uno giallo ocra, uno rossomattone, in alternanza a formare rettangoli di patchwork colorati. Più colorati dell’arcobaleno, perché le sfaccettature dei colori sono infinite, non è mai lo stesso verde nel bosco, mai lo stesso giallo, mai lo stesso rosso. Vale la pena pedalare a novembre nel bosco. Non importa se manca il sole. Anche la nebbia che copre le valli ha il suo valore e tutto intorno ha il suo colore. Se a primavera è tutto nitido, pulito e profumato, in autunno è tutto colorato, bagnato e viene comunque nuovamente riosservato.

il ristoro dello sportivo

il ristoro dello sportivo

Tutto questo te lo danno solo le tue gambe e gli sport che oltre ad esser vissuti all’aperto, ti fanno spostare. Nel giro di poche ore cambiano i paesaggi, cambia il tempo e ti cambia dentro pure l’umore. Poi capita anche di trovare un atipico ristoro nel bosco. Pane e salsiccia, pane e nutella e da bere. In un casolare a mattoni, sotto una tettoia c’è chi è li dalla mattina presto a preparare e ti serve cordiale. Vuoi mettere farlo a piedi e non trovarci nessuno? Anche questo è la bici.

gli avanzi del pranzo

gli avanzi del pranzo

Vogliamo parlare del pranzo finale? Magari all’organizzazione piaceva farci mangiare tutti insieme ed alla stessa ora, quasi impossibile da realizzare con un numero vicino alle 200 persone. Ci dividono in due gruppi, ci riservano tavoli ad un altro ristorante e ci mettono davanti al naso, ormai incapace di gestir gli odori dalla fame e sete, un piatto di pappardelle al cinghiale, cinghiale in umido, acqua vino e dolce spettacolare.

Che dire? Che siamo stati benone, dall’inizio alla fine.
Che bisogna dare a Cesare qual che è di Cesare e dare ragione a tutti quelli che dicevano che la full mi avrebbe aiutata di più in sella ed impaurita di meno. Che di vita ce n’è una sola anche per cambiare le bici, se non ci si sente sicuri sopra e soprattutto se, la mattina dopo, ci si alza stanchi ma senza mal di schiena. Che son felice di aver partecipato con tutti i miei cric croc fisici e i miei giramenti di coglioni. Che almeno per un giorno son stata con gli amici senza pensare a chi o cosa mi fa incazzare. Che non importa se in mezzo a 200 persone c’è chi ti considera solo a periodi alternati, a comodo o a scazzo e basta, per fortuna nella vita si alternano da sole le persone: è una cernita naturale. Che stare una giornata fra rider e le loro famiglie è sempre piacevole. Che una giornata così lascia sempre qualcosa di buono dentro oltre alla voglia di tornare negli stessi posti, nello stesso bosco, con le stesse o diverse persone, magari  con un tempo diverso.

con una scopa così come fai a non ribaltarti?

con una scopa così come fai a non ribaltarti?

Non posso che complimentarmi con gli “Amicidellabici”, non so ancora come chiamarli, alcuni conosciuti per l’occasione, altri già amici, per come si sono adoperati per far riuscire questo secondo raduno… al cinghiale.

Grazie della bella giornata in sella ragazzi. Grazie ai rider di Piombino, tanti davvero, bravi ragazzi è così che si fa!!!

Grazie a tutti quelli che non ho ricordato ma che c’erano!!!!!

Tafferuglio

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