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l’immobilismo e gli autoimmobilisti (una questione di metodo)

3 commenti

Questo è un pezzo a metà tra una rassegna stampa, un tentativo di analisi ampliata della vicenda, e una questione sul metodo.
Nella speranza che presto riesca a tornare ad occuparmi nello specifico di aspetti legati in maniera più stretta alla ciclabilità urbana, senza dover tenere alta la guardia su tutti i temi collaterali che rientrano nelle problematiche più larghe della moderazione del traffico, e che rendono difficile il lavoro.

la premessa:
Di quanto discusso e approvato nell’ultimo consiglio, circa quella che per praticità chiamerò la mozione “parcheggi in centro 2.0” ho già scritto in termini generali QUI

la reazione:
Nel frattempo, la vicenda sembra essersi guadagnata spazio sui media spostandosi sul piano dello scontro politico: già il giorno successivo al consiglio è uscito sul Tirreno questo comunicato del Movimento Cinque Stelle:

2014.11.30 - comunicato m5s

il comunicato m5s (clic per ingrandire)

la risposta:
oggi (01 dicembre, n.d.r.) invece è arrivata la replica del consigliere che ha proposto la mozione:

la replica del consigliere (clic per ingrandire)

il commento:
In entrambi i casi si tratta di letture interessanti: solo il fatto che ci si pongano delle domande e che si discuta del tema è un segnale positivo di vivacità culturale, e finché non ci si arrocca definitivamente ognuno sulle proprie posizioni ritengo ci sia un margine di sviluppo e rivoluzione delle idee.

Ora, è giusto che ognuno faccia il proprio mestiere, e ovviamente ognuno è padronissimo di farne una battaglia di carattere politico, impostando la critica all’opportunità del provvedimento principalmente sulla questione economica sottolineando gli aspetti che più gli sembrano degni di nota. Capisco la critica mossa da Santini anche alla luce del suo essere commerciante, oltre che consigliere comunale. E non posso che concordare con Tommasi quando afferma che l‘immobilismo non porta a niente […] il mondo del commercio ha bisogno di azioni, anche piccole, ma tangibili nell’immediato.

Io però, che non faccio parte di nessuno dei due gruppi politici coinvolti, mi vorrei permettere di far notare un dettaglio che sembra essere sottovalutato un po’ da entrambe le parti:

Certo, il punto relativo alla gratuità nel periodo natalizio ha dei costi. Non mi convince del tutto alla luce delle critiche mosse da Santini circa i mancati introiti, ma un’Amministrazione ha il diritto e il dovere di valutare e proporre misure che hanno un costo, in un’ottica di investimento.

Ma non si tratta solamente di una questione economica: la questione di fondo che non vedo sollevata è una questione di metodo.

La proposta prevede una sperimentazione: il supposto incentivo al commercio dato dalla prima mezz’ora gratuita di sosta. Per sei mesi. Prorogabili. Azioni che sono già ampiamente attuate in molte città italiane, afferma il consigliere PD. Azioni che come ho già avuto modo di sottolineare nel mio precedente articolo, oltre a essere state sperimentate si sono già rivelate fallimentari. Non solo sul piano del commercio, ma dal punto di vista della regolazione della mobilità urbana, dato che – per dirne una – siamo tra i paesi con il numero più alto di auto pro capite. senza contare che la moderazione del traffico non è un’opinione, e incentivare il traffico veicolare si sa già che non aumenta le entrate per il commercio più di quanto lo facciano soluzioni veramente moderne come le zone 30 sperimentate dal basso, che hanno rivelato risultati ben più soddisfacenti anche dal punto di vista economico oltre che da quello della vivibilità degli spazi.

sperimentazione e metodo scientifico

La pianificazione coinvolge diversi aspetti: 1) aver chiaro l’obiettivo da perseguire; 2) individuare le conseguenze dell’ipotesi in ambito osservazionale; 3) stabilire le modalità con cui si raccolgono i dati

E l’emendamento proposto e accettato parla, relativamente alla sperimentazione, di valutazione della sostenibilità degli ammanchi di cassa. Oltre alla faccenda dei costi vivi però, quello che non viene specificato è quali siano gli obiettivi che si vuole raggiungere. Si tratta senza dubbio di obiettivi economici, dato che si lega la proposta sperimentale all’incentivare il commercio, ma anche alla luce delle mancate stime sui costi a monte non è chiara la metodologia adottata per verificare, numeri alla mano, la riuscita o meno della sperimentazione.

In buona sostanza, anche ragionando brutalmente solo in termini economici, qual è la cifra Y che ci si pone di far guadagnare a fronte di una spesa X?
Cosa lega teoricamente la gratuità del parcheggio all’eventuale incremento dei consumi?
E come si intende verificarlo nella pratica?
Si sono considerati i costi accessori di un mancato intervento sulla mobilità?

Si è tenuto in considerazione del problema di strategia comunicativa che servirà a veicolare una nuova mobilità in città?
Dell’aggravio di costi in quel senso?

Perché io purtroppo sono abituato a ragionare in termini di obiettivi, non solo di copertura economica. Serve per evitare gli sprechi in un mondo fatto di risorse limitate.

È lo stesso metodo che – per fare un esempio pratico – ha portato a pedonalizzare Times Square:

Nella stessa città in cui Michael Bloomberg (il sindaco che New York l’ha resa ciclabile) dichiara «I pedoni, i ciclisti e gli utenti dei mezzi pubblici sono più importanti degli automobilisti. Su queste premesse, cresce l’economia della prossimità e arretra lo sprawl

Fondamentalmente è quello che sta alla base del concetto stesso di sperimentazione, oltre ad essere la prassi in tutte le aziende sane che operano nel settore privato:

Nel settore privato il cliente sa con estrema esattezza cosa vuole realizzare, come la misura adottata dovrà funzionare e quali risultati si attende: tutti questi parametri sono indicati nel contratto stipulato. Se il cliente ha necessità di un impianto in grado di movimentare, poniamo, 1000 pezzi l’ora, non accetterà un risultato di 500 o di 800, perché da questo dipenderà la resa economica dell’impianto stesso.

Nel tanto vituperato “settore pubblico”, quest’analisi a monte per solito non viene fatta. Non si stabilisce mai che un intervento, per portar beneficio alla cittadinanza a fronte dei costi sostenuti, debba raggiungere un numero quantificato di risultati. Ogni realizzazione sembra esser fatta per motivazioni politiche, o di opportunità, o di disponibilità di fondi e spazi, ma non perché realmente debba produrre un risultato concreto e ben individuabile.

Quella che è prassi comune all’estero, dove ad esempio per ogni spostamento trasferito dal mezzo pubblico alla bicicletta vi è una contropartita economica che giustifica il costo della realizzazione, qui da noi è pura fantascienza.*

10277416_10204879610657450_6685583273520773474_nAltrimenti, alla fine del percorso diventa gioco facile dichiarare “abbiamo vinto, campioni del mondo!”, per poi passare i successivi mesi a discutere, in perfetto Italian style, sull’effettiva entità della vittoria. Con l’altra parte politica che inizia a urlare “no, in realtà avete perso! abbiamo vinto noi”. E con i cittadini che nel frattempo si saranno  talmente assuefatti alla sperimentazione tossica da ritenerla un dato di fatto, e non curarsi troppo di eventuali risvolti negativi, salvo poi incazzarsi come dei bufali il giorno che la politica si incamminerà davvero sulla strada annunciata di moderazione del traffico e disincentivi all’auto, dimostrando una schizofrenia di intenti che giustamente disorienta.

Perché regolare i parcheggi in centro, oltre che sul bilancio comunale e sulle entrate dei negozi, va a incidere sulla narrazione che facciamo della città. Sull’immaginario collettivo del centro urbano in cui viviamo, e non solamente facciamo shopping. Sulla nostra visione del futuro e sugli obiettivi che ci siamo posti per arrivarci.

Una mentalità fondata sull’immobilismo insomma non porta da nessuna parte. Non aiuta la città, non aiuta il commercio.

Ma una fondata sull’automobilismo neanche.

* lungi da me sostenere con questo la falsa logica per cui laddove la gestione pubblico non funzioni o si dimostri inefficiente la soluzione sia quella di trasefrirne le competenze ai privati: solamente mi piacerebbe che certe logiche necessarie alla sopravvivenza e sostanzialmente basate sul buon senso prima ancora che sulla capacità di pianificazione venissero adaottate come standard in casi come quello in oggetto. l’estratto virgolettato è mutuato e rielaborato da questo pezzo di Marco Pierfranceschi

Una nota finale, per chi capita su questo blog e non conosce chi siamo: questo articolo è espressione (così come il precedente in tema e come tutti quelli firmati da me) del mio personale pensiero. Che può essere o meno condiviso dagli altri autori del blog, ma che comunque non rappresenta nessuna “posizione ufficiale”. Siamo una libera associazione di persone, non dobbiamo restare fedeli alla linea (anche quando non c’è), e rivendichiamo, assieme alla volontà di dire la nostra, il diritto di ricrederci di fronte a opinioni divergenti dalle nostre che siano supportate, argomentate e motivate.

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3 thoughts on “l’immobilismo e gli autoimmobilisti (una questione di metodo)

  1. Leggo con interesse l’articolo in essere , lo trovo estremamente ponderato e piacevolmente critico.
    Rispetto qualsiasi tipo di posizione, come ho rispetto allo stesso modo di qualsiasi categoria che difende i propri interessi e punti di vista.
    Un breve cenno su alcuni punti della discussione.
    Quando parlo di sperimentazioni le intendo esattamente come tali , in quanto azioni volte a capire se la strada proposta é quella giusta e se può condurre a benefici tangibili , salvo nel caso contrario a cambiare , sospendere, integrare altre metodologie .
    L’accenno su altre realtà italiane é tangibile di risposte (basta dare un occhiata sul web), le proposte della mozione sono giá concretezza per moltissime città , ad esempio nel caso dei parcheggi gratuiti sotto le festività natalizie , un appuntamento da ripetere ogni anno. (Trattasi nel nostro caso di neanche 20 gg effettivi considerando le domeniche e i giorni di festa che sarebbero già di per sé free).
    Nel caso della mezz’ora , é un opportunità per favorire una sosta veloce che permetta un acquisto che probabilmente verrebbe rimandato (perché non si vuole sostare più di un’ora, perché non abbiamo le monete a disposizione ) a favore della grande distribuzione.
    Quello che il Pd ha ritenuto doveroso fare é interpellare una categoria importante per l’economia della nostra città e provare a mettere in campo azioni a sostegno(in base alle esigenze da loro stessi palesate) volte all’obiettivo di favorire le vendite , con condizioni di snellimento logistico per l’utente .
    Sono a disposizione , con piacere , per qualsiasi ulteriore spiegazione in merito e per accogliere qualsiasi tipo di suggerimento o proposta . Ripeto L’immobilismo non porta a niente , il confronto costruttivo , sicuramente si.
    Un saluto
    Lorena Tommasi
    Gruppo consiliare Pd

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    • Intanto grazie per l’intervento diretto sul blog, dove i commenti sono aperti ma (come avrà notato) inizialmente moderati, in modo che tutti possano dire la loro ma evitando baruffe da social.
      E mi scuso preventivamente per la lunghezza.

      La preoccupazione sollevata nell’articolo, in riferimento alle sperimentazioni, non è tanto relativa all’impossibilità di cambiare o sospendere i provvedimenti, ma proprio un dubbio relativo al metodo sperimentale.

      Mi sfuggono, in buona sostanza, obiettivi chiari e metodi di verifica delineati.

      Sperimentare infatti prevede ipotesi e previsioni, prima di effettuare l’esperimento, e se i primi due non sono chiari è forte il rischio di falsi positivi.
      In riferimento all’invito a dare un’occhiata sul web, faccio presente che è da un po’ che seguo le varie realtà italiane e estere per quanto riguarda la mobilità urbana, la moderazione del traffico e la sostenibilità degli spostamenti, e francamente trovo difficoltà a prendere a modello altre realtà italiane come quelle da lei citate nella discussione iniziata sulla bacheca privata di Pallini:

      Prato – limite mio, che non ci vado da anni – la ricordo ZTL in tutta l’area centrale, e tale mi risulta ancora.
      Urbino onestamente non la conosco per esperienza diretta, ma dal poco che riesco a reperire in rete mi risulta regolata alla stessa maniera.
      Il riferimento a Venezia francamente devo ancora capirlo.
      Ma siccome conoscere una materia in costante evoluzione come questa non può prescindere dal continuare a studiare, mi piacerebbe trovare riscontri di sperimentazioni simili riuscite.

      Io tra i vari esempi Italiani ho trovato Cesena: http://goo.gl/sBhZdt
      E restando in Italia un interessante riferimento su quanto sperimentato a Pavia, che sembra ricalcare la proposta locale: http://goo.gl/oO06pR
      che la invito a leggere e sviscerare: oltre ad essere interessante per le similitudini, è fonte di svariati riferimenti a studi e analisi di respiro europeo, rimanda a esperienze ed esempi concreti di segno diametralmente opposto, e si conclude con un suggerimento alternativo che trovo estremamente più sensato.
      Da notare che a un anno di distanza mancano, anche in questo caso, valutazioni e evidenze di riscontro positivo per il commercio.
      Mi risultano rimaste invece pressoché invariate le criticità relative alla viabilità.

      Infine, in riferimento all’affermazione per cui è doveroso interpellare i commercianti come “categoria importante per l’economia della nostra città”: niente da eccepire.
      Ma ritengo utile che il confronto con le associazioni di categoria abbia luogo *per l’evidenziazione delle problematiche*, al massimoper una raccolta di proposte, ma non per la pianificazione degli interventi tesi alla risoluzione delle problematiche stesse.
      La regolazione della sosta infatti non ha effetti solo sul commercio, e non è affatto scontato che nell’ottica di accontentare i commercianti non si utilizzi la proverbiale toppa peggiore del buco.

      Il dubbio è amplificato soprattutto sul piano della comunicazione: in vista di una città europea quale quella descritta da Capuano in sala consiliare durante l’incontro (al quale se non erro anche lei era presente), politiche di gestione del traffico opposte a quelle che sono il reale standard europeo di mobilità sostenibile (le auto fuori dai centri urbani) passano infatti attraverso l’informazione ai cittadini e il coinvolgimento dei commercianti in quelle che sono decisioni politiche concordate con tecnici della moderazione del traffico. La partecipazione insomma, ma intesa come condivisione di iniziative che partono da una visione di insieme, e non come realizzazione delle richieste di categorie o di gruppi.
      Per assurdo, seguendo una logica di partecipazione pura, si corre il rischio di seguire le richieste divertenti e fantasiose emerse in sala consiliare di una funivia costiera 🙂

      Non è raro infatti che chi non mastica la materia (e chi si occupa di commercio di certo non è tenuto a interessarsene) dimostri una tendenza alla conservazione delle abitudini esistenti (l’auto come conditio sine qua non sostarsi per acquisti) e una iniziale avversione a provvedimenti che porterebbero beneficio tanto al commercio quanto alla vivibilità degli spazi.
      Per portare esempi pratici di quanto affermato sopra: sempre a Pavia a settembre hanno reso ZTL una via del centro, con conseguente raccolta firme dei commercianti contro il provvedimento. La ZTL è stata messa in opera, siamo a dicembre e nessuno si è più lamentato.
      A Casalmaggiore invece, per la realizzazione di una zona 30 (trova il riferimento in uno dei link dell’articolo) i commercianti sono stati sì coinvolti, ma spiegando loro la misura in modo che si facessero veicolo di comunicazione con il resto della cittadinanza. la pianificazione l’ha fatta un esperto tecnico. L’idea di fondo di pianificare in quella direzione è stata un indirizzo politico.
      La partecipazione è una gran cosa, e nei paesi del nord europa il 20-30% del budget destinato alla pianificazione della mobilità urbana è destinato alla comunicazione, nell’ottica di coinvolgere e far partecipare i cittadini. Comunicazione che implica la necessità di un messaggio chiaro, delineato e meno schizofrenico da condividere e da trasmettere, a monte. Comunicazione senza cui qualsiasi proposta temo sarà destinata a rimanere monca, ostaggio di linee dettate dalle categorie.
      Anche lì si trovano esempi, per gestire a monte le proposte.
      A me, che probabilmente ho sbagliato paese in cui vivere, piace sempre far riferimento a Malmo, e alla campagna “no ai ridicoli spostamenti in auto”: http://goo.gl/GjUz78

      Poi mi aguro di sbagliarmi: mi auguro, anche nell’ottica di puro interesse personale alla mia sicurezza quando mi sposto su due ruote, che l’usuale congestione natalizia non peggiori in vista del prospettato “ricircolo”. Mi auguro che già da gennaio il commercio possa riportare un riscontro positivo direttamente collegabile alle misure adottate. E mi auguro che non peggiori, come temo, le cattive abitudini di una cittadinanza pigra.
      Ma al momento i timori restano forti, e continuo a mancare di dati dettagliati utili a fugarli.

      Cordialmente
      m.

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  2. Ho appena finito di leggere articolo e successivi commenti. Non posso negare di aver apprezzato maggiormente le posizioni di m., fosse anche solo per la chiarezza degli intenti e la precisione nello spiegare le motivazioni. Non voglio perdermi in piaggerire, né decretare vincitori in un confronto sereno di cui ringrazio i partecipanti. Tuttavia non posso non notare quanto la posizione della signora Tommasi sia lontana dalla mia. Mi preme sottolineare che non sono un ciclista assiduo, né faccio parte di alcuna associazione ciclistica. Non ho competenze in urbanistica né in viabilità , per cui, se mi si consente, mi accingo alle questioni da semplice cittadino, che legge, si informa e giudica da profano , affidandosi per i giudizi tecnici a chi ne sa di più. Parto da un principio, nei miei giudizi, sempre, non solo in questo caso: chi vive i problemi conosce i problemi. Questa premessa darebbe apparentemente ragione alla tesi secondo la quale la Sig.ra Tommasi sarebbe al riparo da critiche , avendo consultato le “categorie interessate” come precisato. Tuttavia questo mi fa capire quanto lontani siamo da una corretta analisi del problema e dalla sua soluzione. ” I commercianti”, sembra quasi di evocare qualcosa di mistico e ultraterreno quando vengono citati, rappresentano solo una parte degli interessati alla questione, anzi, credo proprio siano la parte minore dell’insieme da considerare. Probabilmente ( devo dedurlo, non é stato precisato in nessuna sede ne testo, nonostante se ne parli da giorni) la consultazione con i commercianti ha evidenziato il problema : pochi acquisti, rispetto ad altri comuni. Quello era il loro compito, null’altro. Dubito fortemente che si siano presi la briga di formulare la proposta poi attuata di cui stiamo parlando, non potrebbero averne né competenze né la responsabilità. É compito, come dice m. , di politici e soprattutto tecnici individuare le soluzioni. Soluzioni, sono d’accordo ancora con m., assolutamente peggiori del problema, secondo il mio parere. Chi ha avanzato la scellerata proposta , se proprio ci teneva alla partecipazione, doveva consultare i Cittadini, coloro maggiormente interessati dalla risoluzione del problema. Se infatti ci sono pochi acquisti, é logico che sia perché i CITTADINI, non fanno acquisti in quei negozi, innanzitutto, no? Quindi bisognava chiedere ( mi si perdoni la semplificazione) ” caro cittadino, perché non fai acquisti in quei negozi?” Solo allora, si sarebbe ottenuta una visione completa del problema, invece ho la netta sensazione che sul più bello il cammino in buonafede della Tommasi si sia arenato, considerando se stessa o le poche persone che l’hanno aiutata ( non ha mai parlato di aver coinvolto nessuno, oltre i commercianti, da qui la deduzione che uso) come rappresentanti dell’insieme dei : cittadini di altri quartieri, turisti, cittadini residenti e potenziali acquirenti in genere. Qui sta l’errore, non vedo motivi per pensare alla malafede di questa proposta, semplicemente perché non ci guadagnerà nessuno. Non so se tale errore marchiano sia da addurre all’inesperienza o alla foga di rendersi utili, ma consiglio per il futuro di seguire lo schema sintetico postato nell’articolo, lo trovo perfetto e applicabile a tutte le questioni, che sia viabilità commercio o vattelappesca cosa. Concludo scusandomi per la lunghezza e mostrando il mio disappunto sullo “slogan” utilizzato con orgoglio dai proponenti la mozione: “l’immobilismo non porta a nulla”. Non sono d’accordo, non basta “fare” per essere nel giusto, c’é bisogno di FARE BENE, per il bene di tutti, altrimenti devo smentirla cara Tommasi, l’immobilismo porta a volte a non peggiorare le situazioni, come temo , ahinoi, succederà questa volta.

    Speranzoso di essere smentito dai fatti, porgo saluti e ringraziamenti a chi mi ha ospitato in questo spazio. Alla prossima

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