piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti


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Una bretella, un progetto, una ruota. Facciamo due.

Un percorso sicuro che corre lungo la costa toscana.
Più di 300 km, per collegare la regione dall’estremo nord all’estremo sud.
Finalmente il progetto Ciclovia Tirrenica esce allo scoperto e si guadagna lo spazio che merita sulla stampa locale

2015.07.02 tirrenica

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo sul sito web del Tirreno

Riportiamo le parole del direttore del Tirreno, Omar Monestier:

Discorso difficile per la patria dei campanili, lo so bene. Le differenze sono una risorsa, ma c’è almeno un progetto, in ambito turistico, per il quale lo smembramento delle risorse e degli impegni è dannoso: la ciclabile del Tirreno. Un sogno. Un sogno vero, che inizia a Nord, in provincia di Massa Carrara e termina a Grosseto. Se ne parla da anni e non se n’è mai fatto nulla. Ogni amministrazione comunale o provinciale ha agito per sé, costruendo tratti di pista che terminano nel nulla o che si innestano su altri pezzi che mal si raccordano. La Regione Toscana ha da poco concluso il progetto della ciclovia lungo il fiume Arno e ha manifestato l’interesse a ripetere l’iniziativa lungo la costa.
[…]
Raccontiamo ciò che è stato fatto e quel che manca, sottolineando che per un’area fortemente turistica come la costa una ciclovia non è soltanto uno spazio per gli amanti delle due ruote. È anche sviluppo economico, destagionalizzazione, valorizzazione e potenziamento dell’offerta legata a un turismo che rispetta l’ambiente. Una ciclovia è molto più che un nastro d’asfalto lungo 300 chilometri. È la possibilità di creare lavoro in ambiti dalle grandi potenzialità, è l’incrocio proficuo di attività alberghiere e della ristorazione con l’arte e i concerti.

mappa

La bozza del percorso nella nostra zona

Come non essere d’accordo? È necessario lavorarci, farlo in maniera coordinata, e da un’ottica lontana chilometri dai nastri d’asfalto. Il progetto di Signanini è ampio, strutturato, e punta a risolvere delle criticità, sui vari territori, che non frenano solo il cicloturismo. Costituiscono di fatto anche una serie di impedimenti a chi sul territorio ci vive e ci pedala, o ci vorrebbe pedalare, quotidianamente.

Guardiamo la faccenda dal punto di vista locale, allora. Per dove stiamo posizionati sulla mappa, a Piombino serve una bretella. No, non la 398. Una bretellina, diciamo. Un gancio, che arrivi al porto, e che leghi alla linea pedalabile che corre lungo la costa anche i punti di interesse presenti sul territorio comunale, oltre al centro storico cittadino: Baratti, il parco della Sterpaia, l’Oasi WWF. Al momento siamo tagliati fuori. Cercheremo di fare il punto con l’amministrazione, qualche punto lo abbiamo già inserito nelle nostre proposte e segnalazioni, proveremo a capire i tempi e le modalità di intervento, e l’interesse reale di entrare a far parte di qualcosa che – almeno secondo noi – ha del potenziale

Proveremo a esserci, insomma. A capire dove e come sarà possibile passare. E a provare a dire la nostra, senza le competenze tecniche, ma con il polso di chi sul territorio ci pedala già. E per piacere o per sopravvivenza qualche alternativa sicura se l’è già trovata.

interruzioni

a proposito di percorsi interrotti, basta vedere la foto legata all’articolo di giornale

Alla fine del percorso, ci sono delle cose che piacerebbe veder fare: un ponte sul Cornia, che permetta di evitarsi la Geodetica e l’Aurelia collegando Campiglia Marittima, Campo all’Olmo e Sdriscia (e che non serve solo ai residenti). Un po’ di tranquillità in più per arrivare fino a Baratti. Una via di uscita sicura per oltrepassare il Gagno, il Poggetto, viale Unità d’Italia. Per quanto siamo coscienti delle tempistiche legate al futuro dell’area. Poi ci sono delle cose che ci piacerebbe non veder fare: una replica della ciclopedonale di San Vincenzo (scomoda, pericolosa, impercorribile), un aggancio di ciclabili tra comuni come quello sulla strada del Puntone, dove la ciclabile salta da un lato all’altro della strada, e il fondo si trasforma in ghiaino. O percorsi interrotti ad ogni ingresso auto, a spezzare la continuità.

Abbiamo esempi deliranti, su come non fare le cose. E esempi splendidi da copiare, riproporre, adattare alle strade locali, per capire come farle. Alcuni costosi, “alla danese”. Per altri basterebbe ragionare su una segnaletica unica, capillare, efficace. Sfruttando e mantenendo le nostre strade secondarie di campagna, “alla pugliese”.

Ci auguriamo che in una maniera o nell’altra Piombino non rimanga fuori anche da questa linea costiera. Che per questa bretella non servano anni. E che forti della conoscenza diretta del territorio e delle problematiche  e risorse che presenta, le associazioni e le singole persone che lo vivono e che soprattutto ci pedalano in prima persona possano partecipare attivamente alla costruzione di un pezzo di futuro diverso, senza rirovarsi a osservarlo sfrecciarci accanto, perché anche se passerà soltanto a quindici chilometri all’ora sarà difficile da inseguire, una volta persa la ruota. Meglio correre in gruppo.


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In bici agli orti per la giornata delle oasi

fenicotteri

l'articolo sul Tirreno: le problematiche

l’articolo sul Tirreno: le problematiche (clic per ingrandire)

Una bella occasione per incontrarsi.
Il 24 maggio era la giornata nazionale delle oasi, e complice un incontro in precedenza con Graziella Rossini (per le ferrovie dimenticate), nonostante altri impegni sparsi sono riuscito ad andare incontro alla delegazione livornese dei Pandaciclisti, per fargli compagnia lungo il tragitto dalla stazione di Campiglia all’Oasi Orti-Bottagone.

Alla fine eravamo in debito per la Campagna 10 minuti, per le tante informazioni raccolte sulla situazione del progetto della ciclovia tirrenica, per i suggerimenti, e mi sembrava giusto provare a restituire qualcosa.

Al solito, le prime difficoltà sono emerse col tentativo di uscire da Piombino per raggiungere Campiglia: ero l’unico disponibile, dovevo andare con mia figlia di tre anni sul seggiolino posteriore, ma se da solo mi prendo dei rischi non mi sembrava il caso di farlo anche in questo caso.
L’alternativa bus non è praticabile, a meno di non smontare la bici e riporla in una sacca. Quella in treno, se in settimana garantisce qualche corsa in più per via dei pendolari, di domenica non permette di uscire da Piombino prima delle nove passate. Non proprio presto, per chiunque volesse scegliere il treno per una gita fuori porta, o evitare le problematiche in uscita dalla città.

Santa pazienza quindi. Un po’ di rassegnazione. E la decisione di affidare la bimba alla mamma e raggiungere Campiglia in solitaria con la bici.
Raggiunto il resto del gruppo in arrivo da Livorno in treno, siamo partiti in direzione Oasi. La mancanza di un passaggio sul Cornia come quello di Ponte di Ferro, conosciuto e rimpianto dal gruppo di Livorno che aveva avuto modo di utilizarlo in passato, ci ha costretto a ripiegare su venturina. L’occasione è servita a far conoscere un paio di sottopassaggi strategici: quello della stazione (in prospettiva di riapertura di u ponte sul Cornia) e quello del cavalcavia della stazione. Da lì, al di là dell’inevitabile traffico sul breve tratto di Aurelia da Venturina a via degli Affitti, il percorso s’è sviluppato piacevole e tranquillo.

Il nostro Eroe mentre cerca la strada più breve per raggiungere l'outlet

Il nostro Eroe cerca la strada più breve per raggiungere l’outlet

Il resto della mattinata, consegnati ai partecipanti alcuni gadget impacchettati per l’occasione, è stata una piacevolissima visita all’oasi, passata parlando di ambiente e turismo, progetti regionali e europei, e scambiandoci prospettive e visioni del futuro. Particolarmente prezioso è stato l’occhio attento di Paolo Politi, che dalla torretta di avvistamento si è prestato ad indicare e a spiegare i dettagli dell’oasi e della fauna che abbiamo avuto la fortuna di vedere. Oltre a quello, una chiaccherata sulle ipotesi del nostro territorio, proprio a partire dall’area dell’Oasi e della vicina centrale ENEL di Tor del Sale, mi ha dato la misura di come sempre di più si senta il bisogno di tornare a immaginare il futuro. Di di ritrovare negli altri la capacità e la voglia di immaginare qualcosa di diverso da quello che è sempre stato. Ragionando in prospettiva, anche azzardando delle ipotesi che non siano strettamente legate al proprio tornaconto immediato, o dei prossimi dieci minuti, ma che diano alla nostra zona un margine di respiro un po’ più ampio, evoluto e internazionale.
Perché abbiamo degli angoli di pasadiso a meno di 10 km dalla porta di casa, con un infinito potenziale inespresso sia dal punto di vista ambientale che da quello tecnologico. E perché dovremmo provare a farli convivere, quei punti di vista.

coi pandaciclistiDurante rientro per pranzo, breve e scontato attraverso gli stessi punti critici che avevamo voluto evitare all’andata, ho accompagnato due dei pandaciclisti fino al bivio per San Vincenzo. Io sono rientrato verso casa, sfidando le solite problematiche di sempre. Loro hanno preferito diminuire il rischio, e andarsi a godere una pedalata fino a Populonia. Gli ho parlato un po’ di Piombino, anche se la conoscevano già. Al prossimo giro spero di poterli accompagnare in città in tranquillità e sicurezza, convincerli a tornare a trovarci senza rimanere bloccati in extraurbano dal timore di una strada trafficata.

Se tutto va bene, se una ciclovia tirrenica prima o poi verrà conclusa con criterio, prima o poi vedremo anche di andarli a trovare in bici da qui. Magari torniamo in treno. Perché alla fine è bello anche fare i turisti vicino a casa.

il programma della giornata

il programma della giornata