piombino in bici

storie e proposte del gruppo piombinese #salvaiciclisti

più a destra? no, grazie (uno sfogo)

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Premessa: questo non è un post politicamente corretto. Questo è uno sfogo di pancia, sostanzialmente volgare e incazzato.
È nato su facebook, all’ennesima battuta simpatica, e risente del fatto che era rivolto a persone con cui c’era la possibilità di prendersi certe libertà.
Se siete sensibili passate a un altro post, oppure andate in fondo, e troverete le stesse argomentazioni esposte in maniera più pacata.

Cercavo qualcosa di pronto e articolato in risposta alla ventata di simpatia qui sotto

più a destra una sega

più a destra una sega (tanto per esser chiari da subito)

e  ai commenti che ciclicamente, inevitabilmete si trascina dietro, ma non l’ho trovato subito.quindi ho pensato di non mandare perduto un esempio di me stesso al mio peggio, a quest’ora indecente.

La questione di fondo?
Se stai in mezzo rallenti e rompi il cazzo
Se stai a destra “poverino l’ho visto all’ultimo momento / non l’avevo visto”

Ecco io in linea di massima preferisco rompere il cazzo da vivo che essere poverino da morto. Questo come base di partenza del discorso.

Poi ci sono gli imbecilli. Le gruppate che ti mandano affanculo. I maleducati. Quelli che non ti fanno passare apposta nemmeno quando ci sono gli spazi. Non lo nego e non lo negherò mai: c’è di tutto, a giro. Ecco perché “i ciclisti” mi suona un po’ come parlare de “i neGri”, “i rom”, o “la Ka$ta”.

E mi fa un po’ sfavare, e mandare (bonariamente) nel culo in automatico qualsiasi interlocutore si ponga così. Senza rancore, eh.

Poi c’è l’altro punto: che “nel mezzo” come lo intendo io la peggio cosa che succede è che voi avete perso dieci minuti, io mi sono salvato il culo.
Ee il mio culo vale più dei vostri dieci minuti, e anche del codice. Ma parecchio. Fatemi causa. Fatemi arrestare. O mettetemi sotto, ma fate che non mi rialzi più.

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i bimbi dei campi estivi, in banchina

E l’ultimo punto, che mi viene estemporaneo mentre sbollisco un’incazzatura di lavoro che spero non si senta troppo qui, ma che mi fa scrivere comunque nel mood sbagliato, che se non sto “nel mezzo” come lo intendo io rischio una sportellata, e se mi allargo per evitarla il tir che arriva dietro mi prende. Non è fantascienza. Succede. Spesso. Il gancio da dietro oltre che per scansare sportelli si rischia con le macchine in doppia fila: via Petrarca è l’esempio più plateale. Lì con la bimba per evitare faccio anche il marciapiede, piano, e mi son sentito dare del “fucilatore silenzioso” sui social. Non mi risultano morti o feriti gravi causati da scontri in bici in ambito urbano, ma il sentire comune è quello.

Ma divago troppo, manca una cosa sola: “nel mezzo” come lo intendo io è prevalentemente in città, ma non solo. C’è una foto dei bimbi di sardegna mare e bici, il gruppo uisp che d’estate accompagna i bimbi a Perelli, dove in geodetica (che è bella larga e avrebbe anche gli spazi di soropasso) li fanno andare relegati tra riga di destra e banchina. Non troppo tempo fa ne ragionavo con un amico, e gli ho scritto: “ai bimbi passa l’idea che se vanno in bici si devono autorelegare ai margini. Poi magari fanno lo stesso la mezza volta che sono in giro in città, passa il cretino che gli fa il filo, lo spostamento d’aria – appunto – li sposta, e siccome a destra il margine è finito picchiano una facciata nel marciapiede e s’ammazzano”

“Nel mezzo” come lo intendo io, in città, è per evitare che nelle vie dove non c’è margine di sorpasso ti stringano fuori.
Che ti passino per tagliarti la strada all’incrocio, come l’ultimo dell’anno di due anni fa:

ogni tanto capita, che mi facciano girare le palle

Quindi scusate ma io sto nel mezzo, e se avete furia fate conto che c’è traffico. Sono io, il traffico. E rallentate, grazie. Se vi crea problemi ci si ferma e se ne discute, ma allora vuol dire che tutta ‘sta fretta non ce l’avete. Comunque provate a pensare che chi fa certe manovre su due ruote, anche andando in culo a un CdS che ancora la bicicletta la chiama velocipede e a una città progettata in funzione delle macchine, non lo fa perché è uno spericolato a cui piace l’idea di morire, ma il più delle volte fa delle scelte. Sulla base della propria sicurezza, anche a discapito del vostro tempo, che perderete comunque dopo due metri al semaforo, o a cercare parcheggio, o qualcuno a andare in palestra perché è bolso.

E tutto senza voler salvare mondi, anche se potrebbe aiutare a stare in posti migliori. Solo per godersela in tranquillità, provare a andare piano (ci avete provato a andare piano, anche con la macchina? ci si incazza anche meno, oltre a risparmiare soldi) e farsi meno male possibile. Magari un po’ stanco d’essere additato come quello che rompe i coglioni, come il fucilatore silenzioso, o il rivoluzionario snob, che principalmente ci vado e vengo da lavoro, mica ci faccio gli aperitivi equiessolidali, in bici.

Scusate la lunghezza, l’estrema sconclusionatezza e anche la poca simpatia di questo post. È tardi, sono stanco, mi monta la carogna quando lo sguardo si ferma sul dito, e soprattutto ho finito la verve.

Quasiquasi me ne tornerei in ferie
In bici
Nel mezzo.

Buonanotte

Per chi avesse voglia di approfondire in maniera più seria la questione, invece, segnalo un articolo serio pubblicato da FIAB, e ai paladini del rispetto delle regole a tutti i costi giro la domanda di Gerosa, che poi è quella alla base di tutto il discorso:

Il Codice Stradale va osservato “alla lettera”?
Oppure “nella sostanza”, rispettando la sua premessa fondante, cioè comportamenti prudenti e sicuri?

 

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